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	<title>Lella Mascia Leoni &#187; Libri</title>
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		<title>Intercettato anche Benigni</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Apr 2011 16:05:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lella</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ Roberto  Benigni è un attore, un  comico, un regista e sceneggiatore. Nel 1991 nelle università, nei teatri e alla televisione ha entusiasmato le folle raccontando la Divina Commedia.

Che le sue conversazioni sui canti della Divina Commedia fossero state seguite (o come dice lui intercettate) dalla Einaudi l&#8217;ho scoperto leggendo il libro: IL MIO DANTE [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Roberto_Benigni"> Roberto  Benigni</a> è un attore, un  comico, un regista e sceneggiatore. Nel 1991 nelle università, nei teatri e alla televisione ha entusiasmato le folle raccontando la Divina Commedia.</strong></p>

<p>Che le sue conversazioni sui canti della Divina Commedia fossero state seguite (o come dice lui intercettate) dalla Einaudi l&#8217;ho scoperto leggendo il libro:<a href="http://www.atuttascuola.it/d/diterlizzi/mio_dante.htm"> IL MIO DANTE di Roberto Benigni.</a></p>

<p>Mentre leggevo  ho avuto l&#8217;impressione di vederlo saltellare,<strong> parlare con cadenza toscana e  il  tono, l&#8217;enfasi e</strong> <strong>la sua  passione mi hanno portata direttamente all&#8217;inferno e in altri luoghi,  a visitare personaggi che la  memoria scolastica aveva dimenticati. Quando comprendi ti viene voglia di rileggere e in questo libro  ci sono anche i canti citati da Benigni.</strong> Non entro di proposito nei dettagli perché è Dante il maestro, perché è Benigni  il fine raccontatore.</p>

<p>La quarta di copertina  comincia così: Un libro scanzonato, leggero e dottissimo per chi ama la poesia&#8230;</p>

<p>E&#8217; un libro che consiglio vivamente.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Non solo prevedibile</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Nov 2010 15:16:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lella</dc:creator>
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Il rispetto che ho per i libri mi ha sempre indotta a parlarne bene se mi piacevano  e a&#8230; tacerne se proprio non mi convincevano. Perché parlarne male? magari ad altri possono interessare. Questa volta però, gli aggettivi che sono scaturiti dalla lettura del libro: VELA BIANCA  di Sergio Bambarén sono talmente negativi che non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><br class="spacer_" /></p>

<p><strong>Il rispetto che ho per i libri mi ha sempre indotta a parlarne bene se mi piacevano  e a&#8230; tacerne se proprio non mi convincevano.</strong> Perché parlarne male? magari ad altri possono interessare. <strong>Questa volta però</strong>, gli aggettivi che sono scaturiti dalla lettura del libro: VELA BIANCA  di<a href="http://www.macrolibrarsi.it/autori/_sergio_bambaren.php"> Sergio Bambarén</a> sono talmente negativi che <strong>non posso fare a meno di commentarlo negativamente.</strong></p>

<p><strong>La cosa peggiore che può capitare ad un lettore </strong>è quella di<strong> sapere già</strong>, prima di girare la pagina successiva del suo libro,<strong> cosa succederà</strong>.<strong> La lettura diventa in questo modo noiosa.</strong> La trama punta alla felicità per cui il <strong>romanzo è infarcito di citazioni pontificanti</strong>. I luoghi sono splendidi, le persone impareggiabili, gli incontri fantastici. Solo alla fine del libro i protagonisti<strong> affrontano un vero problema, e manco a dirlo, con l&#8217;aiuto di un fantasma riusciranno a superarlo. Naturalmente!</strong> Non si chiede certo ad un romanzo di essere veritiero ma tutto questo miele alla fine<strong> mi ha disgustata.</strong></p>

<p><br class="spacer_" /></p>]]></content:encoded>
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		<title>Io so</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Oct 2010 19:56:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lella</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Io non sapevo, e con me penso molti altri, perché la camorra non ha mai amato la pubblicità sul suo conto. Così gli arresti, i morti, i sequestri, finivano nel calderone delle brutte notizie che tutti i giorni imperversavano e imperversano nelle nostre orecchie e si accaniscono sui nostri occhi. Anche volendo non si capisce [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Io non sapevo, e con me penso molti altri, perché<strong> la camorra non ha mai amato la pubblicità sul suo conto.</strong> Così gli arresti, i morti, i sequestri, finivano nel calderone delle brutte notizie che tutti i giorni imperversavano e imperversano nelle nostre orecchie e si accaniscono sui nostri occhi. Anche volendo <strong>non si capisce mai quale famiglia abbia prevaricato su di un&#8217;altra,</strong> visto la velocità con cui si sostituiscono. Si perde il conto dei morti come se si trattasse di birilli caduti: birilli camorristi, birilli imprenditori, birilli politici, birilli rosa sciolti nell&#8217;acido, birilli bambini, caduti  in un gioco crudele a cui non avrebbero mai dovuto giocare. E ancora: soldi, droga, appalti forzati, lavoro nero, smaltimenti illeciti. Un mondo che sembrerebbe a parte, lontano, <strong>un mondo che pensiamo  non ci riguardi, che non conosciamo</strong> e che crediamo sia gestito da pecorai ignoranti. Quando in televisione sentiamo parlare i pentiti, noi comuni mortali,<strong> ci chiediamo come gente del genere tenga in scacco la polizia</strong>, faccia affari con il mondo intero, semini terrore e morte.</p>

<p>In<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Gomorra_%28romanzo%29"> GOMORRA</a> , <a href="http://www.robertosaviano.it/biografia">Roberto Saviano</a><strong> ci spiga tutto in undici capitoli . Viaggio nell&#8217;impero economico e nel sogno di domini della camorra, è il sottotitolo di questo libro.</strong> Leggendolo si capisce quanto sia stato difficile e penoso per Saviano percorrere tutte le vie possibili in questo viaggio nella sua terra. Vivendo personalmente fra lavoratori in nero, scaricando merce di contrabbando, assistendo a processi, funerali e raccogliendo confidenze.</p>

<p>Comincia con un punto chiave:<strong> Il porto, da dove arriva di tutto e riparte di tutto.</strong> La  scrittura  sembra incredula ma quello che vede Saviano è di sicuro impatto: un container si apre per sbaglio e a terra finiscono cadaveri umani congelati. Di cinesi che non muoiono mai, se ne sente parlare ma&#8230;le realtà che ci racconta Saviano fanno ricongiungere i vari  tasselli. <strong>Prosegue con l&#8217;alta moda, </strong>e qui i tasselli a me mancavano tutti! un capitolo che a differenza degli altri potrebbe sembrare più innocente ma&#8230; innocente non è: aste camorristiche, morti, minacce, sparatorie, sfruttamento, lavoro nero. E Angelina Jolie, ignara di tutto, indossa la notte degli Oscar<strong> un</strong> <strong>abito confezionato ad Arzano da Pasquale che guadagna seicento euro al mese.</strong></p>

<p>A seguire:<strong> come funziona il sistema, la guerra di Secondigliano, e le donne dei camorristi, ma anche le donne camorriste</strong> con le loro guardie del corpo in abiti che scimmiottano la camorra raccontata nei film.</p>

<p>Non tralascia niente Saviano, si è informato, ha sentito, ha letto, ha studiato, riordinato luoghi, date, incontri, nomi, ha visto, ha vissuto e partecipato. Il suo  libro trasuda di  tutto questo. <strong>E&#8217; con  umanità toccante che parla  di Don Peppino Diana, è con una tristezza infinita che nell&#8217;ultimo capitolo cammina nella terra dei fuochi:</strong> <em>Avevo i piedi immersi nel pantano. L&#8217;acqua era salita fino alle cosce. Sentivo i talloni sprofondare. Davanti ai miei occhi galleggiava un enorme frigo. Mi ci lanciai sopra, lo avvinghiai stringendolo forte con le braccia .</em> Seguono i suoi pensieri che con rabbia e speranza concludono il libro.</p>

<p><em>Io so.</em> Nel capitolo: Cemento armato, Saviano ripete con insistenza:<em> Io so, </em> come se fosse un mantra che lo aiuta a denunciare, a spiegare, a far capire. La forza delle sue parole non fa sconti a nessuno e per essere chiaro termina così questo capitolo:<em>Io so in che misura ogni pilastro è il sangue degli altri. Io so e ho le prove. Non faccio prigionieri.</em></p>

<p>Lui sa e adesso anche noi sappiamo.</p>

<p>Grazie Roberto Saviano, per il coraggio e  la forza , grazie per averci portato con te a vedere e sentire.</p>

<p>Il contenuto di questo libro è talmente alto che il fatto che sia scritto benissimo sembrerebbe passare in secondo piano  invece la sua capacità di scrittore porta il lettore passo passo con chiarezza nelle terribili vicende del sud e non solo.<br class="spacer_" /></p>]]></content:encoded>
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		<title>Piccole fiabe?</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Feb 2010 21:38:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lella</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il libro di Maria Fedele e Mary Nicole si presenta egregiamente: prima e quarta di copertina riportano graziosi e  variopinti  disegni eseguiti da Claudia Mesa e Michele Finelli , per rappresentare le fiabe descritte al suo interno. I fogli sono di carta patinata in una rilegatura impeccabile. La grandezza del carattere usato è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il libro di Maria Fedele e Mary Nicole si presenta egregiamente</strong>: prima e quarta di copertina riportano graziosi e  variopinti  disegni eseguiti da <strong>Claudia Mesa </strong>e <strong>Michele Finelli </strong>, per rappresentare le fiabe descritte al suo interno. I fogli sono di carta patinata in una rilegatura impeccabile. La grandezza del carattere usato è particolarmente grande e&#8230;.<strong> per una nonna che debba leggere queste storie ai nipotini è piacevole. Penso anche che sarà perfetta per quei bambini che già leggono da soli. Ma si farebbe un torto alle due autrici se si riducesse questo libro ad un&#8217;utenza così limitata</strong>.  E&#8217; infatti chiaro fin dal titolo del libro: &#8220;Piccole fiabe crescono &#8221; che i racconti  hanno diverse chiavi di lettura, per cui il libro di Maria Fedele e Mary Nicole <strong>è destinato a tutto quel pubblico che pensa ci possa essere sempre un&#8217;occasione per Crescere. </strong>Per la presentazione di questo libro le due autrici si sono affidate alle parole di un autore di eccezione e&#8230; non vi dirò nulla, a voi il piacere di scoprirle.</p>

<p>Si dividono il libro le due autrici: sei racconti per Mary Nicole e cinque per Maria Fedele.</p>

<p>La prima le intitola: <strong>Fiabe dal recinto, e già questo recinto io l&#8217;ho interpretato come un abbraccio, un abbraccio amorevole che protegge, consola ma insegna anche ad affrontare le diversità, come in: &#8220;Un gradevole intruso&#8221; e &#8220;La vita scorre&#8221;. Dove la mamma scrofa salva ed accudisce un piccolo riccio</strong>. Dove allontanarsi dal recinto vuol dire anche crescere ed allargare la famiglia. Mary Nicole affronta con garbo anche il tema dell&#8217;emigrazione dal punto di vista dei bambini, descrive la nostalgia di Al per la sua  terra d&#8217;Africa e il suo integrarsi in: &#8220;Si parte&#8221; e in: &#8220;100&#8243;.<strong> Altre storie, come quella della gattina Minù che dovrà vedersela con un cagnolino, mettono in evidenza problematiche come l&#8217;egoismo e l&#8217;incapacità di capire gli altri.</strong> La scrittura di Mary Nicole è scorrevole,  chiara, piacevole, i suoi racconti sono come la sua biografia: pieni di persone care, amici e amore. Ha cominciato a scrivere poesie a 6 anni e a 15 vinceva concorsi letterari, ha pubblicato diversi libri tra cui: &#8220;Padparadshah. Rosa D&#8217;asfalto&#8221; edito da Arcipelago Edizioni nel novembre 2004. Membro dell&#8217;Antologia &#8220;IncastRIMEtrici vol.1edito nel 2006 e autrice del libro &#8220;Ultima cena di Mary Nicol, in download gratuito su <a href="http://www.lulu.com/product/a-copertina-morbida/lultima-cena-da-mary-nicole/2614018">www.lulu.com/content/2282314.</a></p>

<p><strong>Per Maria Fedele  è:&#8221;La prima volta che pubblica dei racconti&#8221; e se non ci avessero  informati nella biografia non ce ne saremmo accorti perché la sua scrittura è diretta, espressiva e priva di fronzoli</strong>. Anche i sui racconti parlano di animali e danno il titolo a questo libro &#8220;Piccole fiabe crescono&#8221;. L&#8217;ippopotamo Gelsomino, la cui mole  gli procurerà non pochi problemi, si troverà alla fine della fiaba ad essere leggero come una farfalla e&#8230;solo leggendo il racconto si capirà come sia potuto succedere. <strong>L&#8217;autrice descrive puntigliosamente la caparbietà della  tartaruga Eloisa </strong>che vuole assolutamente raggiungere la cima della montagna. <strong>Sembra solo una fatica,</strong> affrontata  in solitudine, gli amici vorrebbero aiutarla ma lei vuole la sua libertà. E&#8217; una dura Eloisa, come il suo carapace. L&#8217;autrice ad un certo punto la descrive così: <strong>&#8220;Ma Eloisa era la testuggine più testarda del pianeta, quindi impettita non tornò indietro, avrebbe perso del tempo prezioso e poi oramai la meta era lì a portata di mano. Non fece però i conti con il freddo glaciale che la costrinse sempre più spesso a rifugiarsi in se stessa, nella sua armatura, così consueta, conosciuta, così solita e familiare, da cui poteva ricevere protezione, sicurezza e sopravvivenza&#8221;</strong>.  Riuscirà Eloisa a raggiungere la vetta? e poi? <strong>I finali delle fiabe di  Maria Fedele sono sempre ben studiati</strong>.  Altri animali popolano le sue fantasiose fiabe: La lucciola Caterina che scopre di essere una veggente e il topo Ernesto che dopo aver raggiunto la luna, tornerà coi piedi per terra. <strong>Pagine piene di dolcezza sono quelle dedicate alla favola &#8220;Brava Giulia&#8221;. La protagonista interpreta il desiderio di volare, comune a molti bambini e l&#8217;autrice risolve il problema con maestria. Anche qui il finale è pirotecnico!</strong> Fra le righe, anche nei racconti di Maria Fedele,<strong> troviamo ineguatezza e accettazione, incapacità di ascolto ed egoismo, paure e felicità.</strong></p>

<p>&#8220;Piccole fiabe crescono&#8221;  Maria Fedele &amp;  Mary Nicole</p>

<p>Ma siamo sicuri che siano solo fiabe?</p>]]></content:encoded>
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		<title>Il tonno maschio</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Jan 2009 18:01:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lella</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Capitolo tratto dal romanzo: LA QUINTA BARCA E&#8217; MAGICA

IL TONNO MASCHIO, in mezzo al mare, luglio 98

Quando Alberto era piccolo, Enrico non resisteva alla tentazione di giocare, la vigilia di Natale, con il regalo che avevamo scelto per lui. Era un classico: Alberto, verso le 21 andava a letto e Enrico verso le 22 scartava [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Capitolo tratto dal romanzo: LA QUINTA BARCA E&#8217; MAGICA</p>

<p>IL TONNO MASCHIO, in mezzo al mare, luglio 98</p>

<p>Quando Alberto era piccolo, Enrico non resisteva alla tentazione di giocare, la vigilia di Natale, con il regalo che avevamo scelto per lui. Era un classico: Alberto, verso le 21 andava a letto e Enrico verso le 22 scartava il regalo, lo montava o ci metteva le pile, si stupiva per la semplicità con la quale era stato realizzato e si divertiva a controllarne i meccanismi, immancabilmente faceva rumore e io dovevo zittirlo temendo che Alberto si sarebbe svegliato.<br />
 Dopo venticinque anni Enrico non è cambiato, ha sempre voglia di giocare con i regali che fa agli altri e, siccome con quelli di Alberto non può più farlo, quest&#8217;anno ha giocato con il mio, e devo dire che anch&#8217;io ho partecipato e Alberto con la nonna hanno fatto da spettatori.<br />
 Era un regalo lungo lungo, stretto stretto, leggero leggero e ad una estremità c&#8217;era legato un altro pacchetto.<br />
 In previsione delle ferie con Magica, Enrico mi aveva  regalato una canna per pescare alla traina.<br />
 In soggiorno, io facevo il pesce che aveva abboccato e Enrico, dall&#8217;altra parte, il pescatore che cercava di recuperarmi, io resistevo, la canna fletteva e Alberto e la nonna ridevano, ma Enrico (che non é un pescatore) era in difficoltà perché il mulinello era montato in modo sbagliato.<br />
 Che figura! meno male che in ferie con noi verrà Piero che è un pescatore coi fiocchi, se no col cavolo che noi prenderemmo dei pesci.</p>

<p>Nel primo tratto di mare aperto, fra Viareggio e Capraia, Piero, che era l&#8217;unico a non essersi dimenticato della canna da pesca, armeggia con una scatola che riconosco: era con il mio regalo di Natale e contiene le esche per pescare.<br />
 “Dai&#8230;dai&#8230; Piero che peschiamo”. Il pesciolino finto che funge da esca è mostruoso: grande, coloratissimo, ha una specie di paletta di metallo in bocca e sui fianchi un numero impressionante di ami decisamente robusti, imparerò più avanti che quelle esche si chiamano minnows e sono molto costose. Piero effettua le varie operazioni con precisione e con cognizione di fatto, è un bravo pescatore lui, ma mi ha pregato di non spiegare nei particolari le sue prodezze.<br />
 Certo che se prendessimo un bel pesciotto! Piero trova un posto strategico per piazzare la canna e per un po’ aspettiamo, poi ci stufiamo, e poi proprio ci dimentichiamo. Enrico è ancora preso con la pompa dell&#8217;acqua che scatta da sola, presume una perdita, ma non troviamo tracce di acqua da nessuna parte, Graziella si è sdraiata all&#8217;ombra sulla cabina, legge un libro che non deve essere molto interessante, perché ogni tanto sonnecchia. Piero invece dopo aver controllato le vele, va proprio a dormire in cabina nel suo letto.<br />
 Il pilota automatico è programmato per portarci alla Capraia.<br />
 Passo in rassegna i CD che abbiamo portato a bordo, escludo la Traviata perché essendo la nostra preferita è la più gettonata, Midnight Jazz mi piace molto: per questo l&#8217;ho portata, ma adesso mi sembra troppo legata ad altri momenti vissuti in altri luoghi. Strano, una musica ti piace, ma ti dà il suo massimo solo quando sei pronta per ascoltarla. <br />
 Vediamo cosa c&#8217;è di bello qui, ah, sì&#8230;La Turandot. Ho visto l&#8217;opera, ma le musiche, a parte le più famose, tipo “Nessun dorma” non le ricordo.</p>

<p>Mi trovo un posticino comodo e prima di pigiare il pulsante per ascoltarmele tranquillamente, do un&#8217;occhiata in giro, il vento è sostenuto e le vele sono belle gonfie come le ha lasciate Piero; la Capraia è già in vista, alle mie spalle la costa non si vede più. La musica si diffonde intorno a noi e la potenza delle prime note mi riporta alla mente il palcoscenico e la sontuosità dei costumi.<br />
 Il rumore del mare e del vento sparisce, la tenerezza struggente della musica di Puccini ti rapisce e ti trovi immersa in un altro mondo fatto di campanelli orientali, indovinelli, schiave, regine e pretendenti re. <br />
 Vrrr&#8230;Un rumore strano e inaspettato mi fa girare la testa da tutte le parti, vrrr&#8230;vrrr&#8230;<br />
 “Ma cos&#8217;è?  dov&#8217;è ?”. <br />
 “Il pesce Lellaaa, ha abboccato” grida Enrico e corre verso la canna per fermare il mulinello. <br />
 “Pieroo , Pierooo, il pesce&#8230;”. <br />
 Ma lui, al primo momento, non ci crede, poi quando realizza che è vero, esce dalla cabina ancora quasi carponi e prende in mano la situazione oltre alla canna:<br />
 “Ammaina, ammaina le vele, dai, questo tira come un matto!”.<br />
 Graziella è schizzata anche lei nel pozzetto e Piero ne approfitta per farsi accendere una sigaretta, sa benissimo che in questo momento nessuno glie la negherebbe anche se sta smettendo di fumare. Dopo aver passato la sigaretta, Graziella mi aiuta ad ammainare le vele e Enrico sta già preparando un raffio con un tondino recuperato nella cassetta degli attrezzi. Non vedo l&#8217;ora di aver finito con le vele per non perdermi niente, la canna era inclinata tantissimo e Piero dice che sarà un tonno di 10 &#8211; 15 kg. <br />
 Seduto sulla poltroncina un po’ recupera faticosamente il filo, un po’ lo lascia correre; dice che deve stancare il pesce, lui intanto è sudato. Noi tre lì in piedi, vicino a lui non possiamo fare altro che scrutare il mare nella speranza di vedere saltare fuori il pesciotto, la canna è sempre più incurvata. Altro che quel giorno in soggiorno! Non immaginavo che potesse piegarsi a quel modo; la lotta tra il pesce e Piero continua. Noi immortaliamo il momento con la macchina fotografica,  in realtà, quegli scatti ci servono da prova per un&#8217;altra fotografia ben più agognata. Mentre Piero ci spiega perché ogni tanto il pesce prende il sopravvento, noi facciamo congetture sulla futura preda: l&#8217;effetto che farà la foto quando gli amici la vedranno, come faremo ad ucciderla quando sarà nel pozzetto, come la cucineremo; inutile dirlo siamo euforici e tifiamo per Piero.<br />
 Graziella ed io,  prevedendo l&#8217;orrore di tutto il pozzetto insanguinato col tonno che salta da tutte le parti, siamo combattute tra il desiderio di prenderlo e la preoccupazione di quello che succederà se davvero riusciremo a caricarlo a bordo.<br />
 Enrico e Piero non hanno dubbi, gli darebbero una legnata.</p>

<p>È passato parecchio tempo e il pesciotto non accenna a darsi per vinto, anzi, ogni tanto dà dei tironi tremendi, tanto da provocare un taglio sul dito di Piero, che per un attimo si è permesso il lusso di distrarsi.<br />
 Pensavamo tutti che sarebbe stato molto più facile e invece pare sia una faccenda alquanto lunga.<br />
 Piero comunque si difende egregiamente, se pur con notevole fatica, continua a recuperare. <br />
 La canna improvvisamente si raddrizza e Piero, senza dire nulla, recupera con  estrema facilità.<br />
 “Cosa è successo?”. <br />
 “È ANDATO&#8230; LO STRONZO!”.<br />
 “Ma dai&#8230; non lo abbiamo nemmeno visto&#8230;”<br />
 “Sì&#8230; non lo abbiamo nemmeno visto, però sappiamo che è un tonno maschio!”.<br />
 “Perché?”.<br />
 “&#8230; Perché&#8230; ce lo ha messo nel c&#8230;”.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Il piacere della lettura</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Dec 2008 20:11:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lella</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cosa ci fa decidere di leggere un determinato libro? Il passaparola? Le classifiche? Il nome famoso dell&#8217;autore o dell&#8217;autrice? Ci affidiamo ai consigli del libraio o del bibliotecario/a? Le ipotesi sono innumerevoli. La condizione più stuzzicante è certamente assistere alla presentazione del libro.

La cornice che accoglie il pubblico, in questo caso, è la Villa Hussy, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Cosa ci fa decidere di leggere un determinato libro?</strong> Il passaparola? Le classifiche? Il nome famoso dell&#8217;autore o dell&#8217;autrice? Ci affidiamo ai consigli del libraio o del bibliotecario/a? Le ipotesi sono innumerevoli. <strong>La condizione più stuzzicante è certamente assistere alla presentazione del libro.</strong></p>

<p><strong>La cornice che accoglie il pubblico, in questo caso, è la Villa Hussy, sede della  <a href="http://www.sblaghi.it/Biblioteca.asp?bib_ID=LUI" class="broken_link">Biblioteca Civica Luino</a>. La data il 31 ottobre 2008. Il romanzo: I ghiri sotto il tetto, di <a href="http://www.teatro.org/profili_dettaglio.asp?id_user=10478">Franco Di Leo</a>. La presentazione è a cura di <a href="http://www.equitare.it/autore-annalina-molteni.php">Annalina Molteni</a>.</strong></p>

<p><strong>Entriamo nel vivo del romanzo: Silvana è morta,</strong> e sono certa che non rovinerò la lettura del libro svelandovi questa notizia. L&#8217;unica notizia certa. Il resto del romanzo, <strong>stando alla presentazione è un susseguirsi di ipotesi sul perché e per come sia morta Silvana. Suicidio? Omicidio? Disgrazia? Le indagini cambiano strada più volte e il finale&#8230;</strong></p>

<p>La presentazione di un romanzo ci porge su di un piatto d&#8217;argento &#8221; La storia&#8221;, ce ne fa sentire il profumo. Il suo autore ci spiega gli ingredienti, la curatrice ne esalta le qualità. <strong>Ma&#8230; è solo leggendo il romanzo che potremmo decidere se il suo gusto  è di nostro gradimento.</strong></p>

<p>Devo ammetterlo, ho iniziato la lettura con poco appetito, tutti quegli ingredienti&#8230; non mi avevano convinta. Ma una pagina dopo l&#8217;altra ho dovuto ricredermi, <strong>ho gustato questo romanzo tutto nell&#8217;arco di una serata.</strong></p>

<p><strong>Parlare di un libro, trasformarlo in un film, d&#8217;accordo, ma volete mettere il piacere di leggerlo, specialmente quando l&#8217;autore, come in questo caso, da al suo romanzo un ritmo naturale, che si sposa alla perfezione con l&#8217;ambiente in cui si svolge. Ci descrive i panorami lasciandoci la libertà di immaginarne le tonalità, i profumi. Ci racconta una storia complicata accompagnandoci con maestria da un paese all&#8217;altro, da una personalità all&#8217;altra. E strada facendo questa storia lascerà il segno nei suoi protagonisti.</strong></p>

<p>E&#8217; probabile che l&#8217;amore che nutro per  il lago Maggiore (luogo dove si svolge il romanzo) abbia accentuato le mie  favorevoli impressioni, resta comunque il fatto che <strong>il romanzo di Franco Di Leo : <a href="http://www.google.it/search?source=ig&amp;hl=it&amp;rlz=1G1GGLQ_ITIT257&amp;=&amp;q=I+ghiri+sotto+il+tetto&amp;btnG=Cerca+con+Google&amp;meta=lr%3D">I ghiri sotto il tetto</a>, è un&#8217; esempio di come la buona scrittura possa rendere il lettore oltre che partecipe anche protagonista.</strong></p>

<p><strong> </strong>Questo è il piacere della lettura.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Le aspettative in un titolo</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Nov 2008 11:36:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lella</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non ha certo bisogno di presentazioni Gian Antonio Stella , e quando nel 2005 ha pubblicato: Il maestro magro, come per  molte altre  novità non mi sono precipitata a leggerlo anche  perché mi era sfuggito che non si trattasse di politica.

Il maestro magro visto sotto questa nuova luce di romanzo mi ha intrigata e le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non ha certo bisogno di presentazioni <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Gianrico_Carofiglio">Gian Antonio Stella </a>, e quando nel 2005 ha pubblicato: <strong>Il maestro magro</strong>, come per  molte altre  novità non mi sono precipitata a leggerlo anche  perché <strong>mi era sfuggito che non si trattasse di politica.</strong></p>

<p><a href="http://www.ilmaestromagro.it/rizzoli/_minisiti/stella/index.html"><strong>Il maestro magro</strong></a> <strong>visto sotto questa nuova luce </strong>di romanzo mi ha intrigata e le quattro righe in prima di copertina hanno fatto il resto. Si aggiunga poi il suggerimento della rubrica radiofonica:<strong> <a href="http://bibliopop.iobloggo.com/archive.php?cid=86021">Il bel vizio di leggere.</a> </strong>A questo punto<strong> le aspettative che riponevo in questo romanzo</strong><strong> erano molte e&#8230; sono state ampiamente soddisfatte</strong>. <strong>Non è a mio avviso solo un  romanzo, sono tantissimi racconti sapientemente intrecciati tra di loro</strong> <strong>con una scrittura scorrevole e suggestiva.</strong></p>

<p><strong>L&#8217;incontro  dei due  protagonisti: Osto siciliano e Ines veneta, non sono che l&#8217;inizio di una carrellata di persone che si dipanano dal sud al nord  nell&#8217;Italia del dopo guerra.</strong></p>

<p><strong>Tra gli anni  cinquanta e sessanta</strong>, si viaggia molto in treno, con valige di cartone, si mescolano non solo  odori di aglio e  pecorino, dialetti e fisionomie, ma anche  modi diversi di vivere e pensare.</p>

<p><strong>Un&#8217; umanità variegata si sposta dalle sue terre d&#8217;origine alla ricerca di speranze e  pane</strong>. Arrivano dal Veneto  gli sfollati del Polesine e  dal sud altri disperati cercano lavoro al nord.</p>

<p><strong>Non sarà difficile</strong> <strong>per quelli che hanno vissuto quegli anni riconoscere</strong> nei  propri vicini di casa quegli  <strong>sfollati</strong> o i <strong>compagni di scuola meridionali</strong> e&#8230;  <strong>maestri</strong> di scuola  siciliani.</p>

<p><strong>Per i giovani invece potrà essere la scoperta di un&#8217;Italia poverissima</strong>, <strong>ma piena di entusiasmo, </strong> che trova via via, fino al bum degli anni sessanta, la <strong>voglia di riscatto e di benessere.</strong></p>

<p><strong>E&#8217; in questa cornice che</strong> il maestro  Ariosto Aliquò detto <strong>Osto, deve man mano prendere decisioni,</strong> affrontare problemi, ascoltare miserie umane <strong>e sorridere anche per situazioni inverosimili.</strong></p>

<p><strong>La sua compagna Ines è una donna forte,</strong> temprata dalle vicissitudini della vita che fin da giovane l&#8217;hanno resa vedova di guerra con un figlio da crescere. <strong>E&#8217; anche ironica e</strong> il suo imprecare in veneto o l&#8217;apostrofare il marito con il nomignolo &#8220;Moro&#8221; la rendono <strong>simpatica</strong>.</p>

<p><strong>La tenerezza del loro amore è a prova dell&#8217;ignoranza e del bigottismo altrui.</strong></p>

<p>Convivono in questo romanzo oltre a camorristi e preti infingardi anche  medici ruffiani e assassini col mal di denti,  un albero di carrubo dei giardini di  Naxos e il profumo dei dollari californiani. Troviamo venditori di illusioni e un  guardiano di faro che chissà perché non dipinge mai il mare e il cielo.</p>

<p><strong>Ogni capitolo è una  miniera di aneddoti, situazioni e personaggi. E&#8230; proprio uno di questi, permetterà ai racconti vari, paradossalmente veri, di diventare nel finale  un autentico romanzo.</strong></p>

<p>Il più delle volte, le nostre aspettative ci tirano brutti scherzi, lasciandoci delusi e insoddisfatti, questa volta è andata bene! <strong><br class="spacer_" /></strong></p>

<p><br class="spacer_" /></p>]]></content:encoded>
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		<title>Il riccio e la camelia</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Oct 2008 21:58:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lella</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A casa della mia amica Stella, il libro è appoggiato sui gradini che portano alla camera da letto, storgo il collo per leggere il titolo: &#8220;L&#8217;eleganza del riccio&#8221;, di Muriel Barbery. Stella mi assicura che è un libro bellissimo. Me lo avrebbe consigliato se io non l&#8217;avessi informata: &#8221; Me lo ha già passato  mia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A casa della mia amica Stella, il libro è appoggiato sui gradini che portano alla camera da letto, storgo il collo per leggere il titolo: <strong>&#8220;L&#8217;eleganza del riccio&#8221;, di <a href="http://www.zam.it/home.php?id_autore=3145">Muriel Barbery</a>. Stella mi assicura che è un libro bellissimo</strong>. Me lo avrebbe consigliato se io non l&#8217;avessi informata: &#8221; Me lo ha già passato  mia nuora&#8221;. Lei  ne è rimasta affascinata, lo ha letto in tre sere. A quanto pare quello che c&#8217;è scritto in  quarta di copertina continua ancora: il passaparola funziona e non è un caso che questo romanzo  abbia vinto il <strong>Premio dei Librai assegnato dalle librerie.</strong></p>

<p>Confermo, il libro è bellissimo!<strong> Di una bellezza particolare, autentica e rivelatrice. Muriel Barbery ci svela la verità su due personaggi che sembrano molti diversi l&#8217;una dall&#8217;altra: Renèe la portinaia e Paloma l&#8217;adolescente che vivono nello stesso  palazzo, abitato da famiglie dell&#8217;alta borghesia.</strong> <strong>Ognuna delle due protagoniste, per motivi diversi, nasconde la propria natura</strong>. La vicenda si svolge a Parigi, ma una storia così poteva essere ambientata dovunque perché ovunque il seme  dell&#8217;infelicità e della solitudine attecchisce dall&#8217;indifferenza, dalla falsità e dai pregiudizi altrui. I due personaggi, s&#8217;incontreranno grazie ad una terza persona che intuisce il segreto della  portinaia.</p>

<p><strong>Il bello di questo romanzo sono i pensieri di una ragazzina che scrive un diario in previsione di un suo imminente suicidio. Osserva gli adulti, gli fa la radiografia e poi emette il suo  verdetto! </strong>Strada facendo ci mostra attraverso la sua spietata ma esatta analisi l&#8217;ipocrisia del mondo. Sconcerta a volte la lucidità di questa dodicenne, anche se l&#8217;autrice ci informa che Paloma è particolarmente intelligente.</p>

<p><strong>Il bello di questo romanzo sono i pensieri di una colta  portinaia autodidatta  che si costringe ad apparire sciatta, sciocca ed ignorante agli occhi dell&#8217;alta borghesia, che  solo così si aspettano che sia</strong>. Ed è un vero peccato non aver potuto godere appieno delle sottigliezze di una portinaia veramente erudita. Troppo erudita per me! (Vedrò di rimediare). E&#8217; comunque un vero piacere trovare in queste pagine l&#8217;emozioni che può darti l&#8217;ascolto di un coro o lo sguardo su di un quadro. La bellezza dell&#8217;arte è descritta con capacità di sintesi, eleganza e delicatezza.</p>

<p><strong>Il romanzo scorre veloce, i vari personaggi si alternano sulla scena, a volte scompaiono come Jean Arthens, per poi rientrare e farci scoprire che la vita può rinascere. Il finale è un capolavoro e la nostra adolescente&#8230;&#8230;&#8230;</strong></p>

<p>Muriel Barbery con questo romanzo da la scossa all&#8217;ipocrisia ed esalta la semplicità della bellezza. A volte&#8230; con una semplice camelia</p>

<p><br class="spacer_" /></p>]]></content:encoded>
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		<title>Gioca pulito col mondo, Nives Meroi</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Sep 2008 19:17:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lella</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sulle tracce di Nives non è un romanzo, è una notte. Una notte  particolare in cui i protagonisti, Erri  e Nives,  parlano delle loro avventure, delle loro esperienze in montagna e non solo. Sono discorsi, confidenze e considerazioni  che tu lettore ascolti in silenzio per non disturbarli, per non interrompere quell&#8217;atmosfera che si viene a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Sulle tracce di Nives non è un romanzo, è una notte. Una notte  particolare in cui i protagonisti, Erri  e Nives,  parlano delle loro avventure, delle loro esperienze in montagna</strong> e non solo. Sono discorsi, confidenze e considerazioni  che tu lettore ascolti in silenzio per non disturbarli, per non interrompere quell&#8217;atmosfera che si viene a creare quando due persone si capiscono al volo.</p>

<p><strong>Erri de Luca non rinuncia a volte a stupire la sua ascoltatrice e noi lettori. Ci  regala immagini di tuoni </strong>che colpiscono la montagna appositamente incipriata di polvere di metallo, proprio per attirarli.</p>

<p><strong>Anche<a href="http://www.nives.alpinizem.net/"> Nives Meroi </a>ha i suoi assi nelle maniche, ne ha di cose da raccontare una che ha scalato dieci dei quattordici giganti che superano gli ottomila metri; senza bombole d&#8217;ossigeno e portatori d&#8217;alta quota&#8221;</strong></p>

<p><a href="http://errideluca.free.fr/bibliografia.htm"> Erri de Luca</a> scrive per lei: è sulla sua traccia, e lo fa con grazia, facendone emergere tutta la forza e la schiettezza. In copertina è emblematico l&#8217;inizio della frase: <strong>&#8220;E&#8217; una tigre di alta montagna Nives Meroi, italiana, tra le pochissime donne al mondo&#8230;&#8221;</strong></p>

<p><strong>E&#8217; una notte  punteggiato di stelle, Il libro di <a href="http://errideluca.free.fr/biografia.htm"> Erri de Luca </a> , ognuna delle quali brilla di luce propria, brevi titoli e poche pagine per parlare di portatori oppure di Salmi</strong>, di vento e di freddo  o di fuoco, di luce seminata e lanciatori di coltelli. C&#8217;è lo sforzo per arrivare sulle cime e l&#8217;estrema attenzione per il ritorno.  Tutto è sempre molto ben descritto.</p>

<p><strong>Se per: &#8220;Il contrario di uno&#8221;, ho avuto difficoltà a seguire Erri devo ammettere  che questa volta ho seguito le tracce con infinito piacere!</strong></p>

<p><span style="font-size: small; font-family: Trebuchet MS;"><strong><span style="color: #003366;"><br />
 </span> </strong></span></p>]]></content:encoded>
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		<title>Due autori, storie e favole dallo stesso mondo</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Aug 2008 08:20:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lella</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il libro di Erri De Luca: Il contrario di uno, contiene una poesia e venti novelle, la prima è intitolata: Vento in faccia, è una storia forte, con verità sconosciute ai più, quattro pagine intense in cui drammaticamente  senti tutto e vedi tutto.

Non sono riuscita  a passare alla seconda novella, ero troppo angosciata. Ho così [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il libro di </strong><a href="http://errideluca.free.fr/index-it.htm">Erri De Luca</a>: <strong>Il contrario di uno</strong>, contiene una poesia e venti novelle, la prima è intitolata: Vento in faccia, <strong>è una storia forte,</strong> con verità sconosciute ai più, quattro pagine intense <strong>in cui drammaticamente  senti tutto e vedi tutto.</strong></p>

<p>Non sono riuscita  a passare alla seconda novella, ero troppo angosciata. Ho così iniziato a leggere: <strong>Favole al telefono, di <a href="http://www.giannirodari.it/biografia/index.html">Gianni Rodar</a>i, sono favole brevissime di una limpidezza e solarità assoluta. </strong>Mi sembrava, leggendole, di <strong>alleggerire il carico della precedente lettura, così alternavo i due autori</strong>: una novella di De Luca e qualche favola di <strong>Rodari che con le sue  centotrentasei favole per bambini si è pian piano inserito nelle novelle di De Luca, e</strong> <strong>così è  successo che alle cariche della polizia si contrapponesse Giovannino Perdigiorno che  per essere punito deve schiaffeggiare la guardia che lo multa.</strong> Si legge: Certo che è  ingiusto, certo che è terribile &#8211; disse la guardia- La cosa è tanto odiosa che la gente, per non essere costretta a schiaffeggiare dei poveretti senza colpa, si guarda bene dal fare niente contro la legge.<br />
 <strong>De Luca ricorda spesso la sua infanzia, con lucidità e senso critico</strong>, in: Il pollice arlecchino, a proposito di un&#8217;attrezzatura per dipingere che suo padre si  regala per Natale scrive: Era stata una spesa robusta e se ne vergognava per ciò era burbero: &#8220;Non si tocca,&#8221; disse a noi bambini, aggiungendo un altro articolo all&#8217;ordine delle cose proibite. <strong>E&#8230; Rodari inventa il pulcino cosmico che viene in missione segreta sulla terra e ad un genitore spiega chiaro e tondo che non educa bene i suoi figli.</strong> Ancora infanzia quando De Luca scrive del profumo di brioches e altri gas, dove il gas rappresenta la fatica; i grandi che lui osserva lavorando con loro ma in disparte. <strong>C&#8217;è del rammarico quando scrive: Gli uomini odoravano di esca e di forno. Sentivo in quell&#8217;età di essere parte di una comune virilità del mondo, muta, profumata. Da adulto non l&#8217;ho ritrovata negli uomini.</strong></p>

<p><strong>Sul titolo del libro: Il contrario di uno, molte frasi ed argomenti ci danzano intorno,</strong> come ad esempio nel: Il pilastro di Rozes si legge:&#8221;Siamo in due: in parete è molto più del doppio di uno&#8221;. In quarta di copertina:<strong>Due non è il doppio ma il contrario di uno, della sua solitudine. Due è alleanza filo doppio che non è spezzato.</strong> La  solitudine è  presente anche quando non se ne parla, la forza e la volontà di scacciarla anche.</p>

<p><strong>La dedica del libro è: Alle madri, perché  essere in due comincia da loro e,</strong> <strong>la poesia che segue: Mamm&#8217;Emilia è da leggere! impossibile parlarne senza rovinarla.</strong></p>

<p><strong>I bambini che lessero</strong> <strong>i primi racconti umoristici di Rodari  nel &#8216;47 e nel 50</strong> li lessero su riviste politiche dei genitori, così <strong>Rodari  disse che: Era quasi obbligatorio trattarli diversamente da come prescrivevano le regole della letteratura per l&#8217;infanzia, </strong>parlare con loro delle cose di ogni giorno, del disoccupato, dei morti di Modena, del mondo vero&#8230;</p>

<p>C&#8217;è una vecchia zia Ada, nelle favole di  Rodari che finisce al ricovero, che è lontana dai suoi figli e criticata dalle sue nuove vicine, ma lei riesce ancora a dare agli altri e questo la fa stare bene. <strong>Ci sono tantissimi personaggi strani e storie impossibili che vi assicuro è stata una delizia immaginarseli leggendo.</strong></p>

<p><strong>Per Erri De Luca è stato molto più complicato. </strong>La matassa dei suoi pensieri ho dovuto dipanarla lentamente, per evitare di ingarbugliarmi, mi sono dovuta fermare parecchie volte per disfare nodi che non mi facevano andare avanti, ho dovuto tornare indietro per riprendere bene il filo, <strong>ma procedendo con attenzione ho apprezzato la sua sensibilità e sincerità d&#8217;animo.</strong></p>

<p>Due autori: Erri De Luca e Gianni Rodari, che mi sento di ringraziare per la loro sincerità, qualità molto ricercata su questo mondo</p>]]></content:encoded>
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