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Amore a prima vista



E’ bastata una settimana passata al campeggio di Maccagno per farmi venire la voglia di trovare casa da quelle parti. Città tranquilla e allo stesso tempo ricca di iniziative da accontentare i gusti dei più esigenti. Il paesaggio: lago, colline e monti ti rilassano e allo stesso tempo ti caricano di voglia di vivere. I suoi tramonti sul lago sono mozzafiato e nonostante si ripetano con generosità di rossi e di rosa non finiscono mai di stupire. L’aria è buona, non ci sono zanzare e non attecchisce l’ambrosia.

Per Orascio invece è stato amore a prima vista.

Prima di vederla l’ho annusata, era impossibile fare altrimenti: scendendo dall’auto parcheggiata nell’unica piazzetta mi ha subito colpito il profumo dei fiori, quel profumo che fin da bambina ha preso posto in qualche angolo del cervello e che in quel momento è saltato fuori all’improvviso.

Raccomandava un nostro amico: se devi acquistare una casa vai a guardarla d’inverno in una brutta giornata piovosa, se in quelle condizioni ti piace, allora va bene. Ad Orascio sono arrivata in primavera: un tripudio di azalee, mimose, ortensie, oleandri e primule, primule da per tutto: nei muretti a secco, sotto le panchette di pietra, fra le rocce, prati scoscesi completamente gialli di primule. Come sottofondo musicale a questo panorama lo scorrere del Valec accompagnato dal canto di uccellini.

Prima di familiarizzare con i 22 residenti di Orascio ho fatto la conoscenza di una famigliola di cinghiali, la femmina precedeva i tre piccoli che slittavano in discesa, la sera dopo abbiamo visto il maschio: enorme! da far paura. Il tasso mi ha sbarrato la strada ed è scappato spaventato tra le mie gambe. Il rospo stazionava tra il sottoscala e l’orto ed usciva la sera verso le undici. Anche il topino era abitudinario ma la moltitudine di famelici gatti affamati ne ha decretato preso la fine. La volpe è stata scambiata per un gatto ma… con la coda non tornavano i conti! All’imbrunire nel silenzio del bosco mi è capitato di vedere i cervi. Mi sono fatta un’istruzione sia direttamente che indirettamente su vipere ed aspidi e con le prime piogge sono arrivate le lucidissime salamandre. Orascio è una piccolissima frazione di Maccagno, senza negozi, senza ristoranti o bar, non c’è mai stata una cabina telefonica e persino la piccolissima chiesa viene aperta solo una volta all’anno per la festa di S. Giuseppe.

Sono passati 25 anni da quella prima volta ad Orascio ed il mio amore per questa piccola frazione non ha ceduto di un millimetro, anche se un senso di abbandono la sta inghiottendo. Da sei anni, vivendola quotidianamente, ne scorgo tutto il degrado a partire dalla mulattiera che è in pratica distrutta e terribilmente pericolosa, il corrimano indispensabile per scendere e salire quando nevica o piove è stato saldato e risaldato dai soliti volenterosi che sono gli stessi che tagliano l’erba e le canne che spuntano nello stretto sentiero, che potano le ortensie davanti alla chiesa , che  cambino le tegole del lavatoio,  risistemano muretti in pietra e  ripristinano sentieri.

La parte asfaltata-cementata della piazzetta è una toppa unica. Gli alberi cadono sui fili della luce, i tetti crollano e i rami secchi dei castagni non sappiamo quando si spezzeranno. Sotto la  piazzetta è stato installato il depuratore  che raccoglie le acque nere, e con questa ciliegina  che è stata ultima opera ad Orascio, abbiamo definitivamente chiuso con la poesia e i profumi dei fiori.

Orascio ha un cuore cosmopolita e in estate si popola di tedeschi, svizzeri, olandesi, milanesi. Non mancano  boy scout  che si perdono,  fungaioli incalliti,  ladri di frutta, amanti della fotografia, ciclisti spericolati che a volte volano nel Valec! E chi viene in passeggiata chiede informazioni perché non esistono cartelli. Il parcheggio scoppia e le pattumiere anche, quel poco spazio libero rimasto è invaso da bottiglie di verto vuote. Uno spettacolo penoso.

Poi… in settembre… ci consoliamo perché finalmente riusciamo a parcheggiare e anche le pattumiere sembrano rifiatare, ma… lo spettacolo penoso di Orascio abbandonato a se stesso rimane.

Se penso agli innumerevoli miglioramenti eseguiti nelle altre frazioni, hai fiori che adornano Maccagno, alla vite ben curata sul fiume Giona, ai giardinetti per i bimbi, alla cortesia dei dipendenti comunali, mi domando perché la frazione di Orascio sia stata dimenticata? Ho smesso da tempo di chiedere in comune il perché  dei ritardi; per il momento le migliorie annunciate da anni sono rimaste solo promesse.

Oramai sono grande e alle promesse mancate dovrei esserci abituata ma… spero di vedere presto anche ad Orascio dei vasi di gerani sul Valec!!! Dopo che, naturalmente, tutti i lavori previsti siano  stati terminati.



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I regali di Natale e un extra terrestre

Fino a che non c’è nell’aria la frenesia del Natale, ad alcuni torna difficile pensare ai regali, così si riducono agli acquisti negli ultimi giorni intasando vie e negozi. I più previdenti invece, da un mese hanno i loro pacchetti già incartati e muniti di biglietto di auguri con tanto di destinatario.  Altri risolvono il problema riciclando quelli ricevuti gli anni precedenti ed altri ancora decidono che loro, di regali di Natale non ne faranno più …  salvo per i bambini e… per i nonni altrimenti ci restano male. C’è chi sceglie i regali con cura destinando ad ognuno un regalo consono e chi invece li compra in batteria: uno regalo  uguale per tutti quanti. C’è chi a casa ne ha alcuni di scorta dall’anno precedente e chi invece si ritrova spiazzato senza poter contraccambiare.

Un capitolo separato andrebbe dedicato all’involucro del regalo Natalizio. Il  modo di incartare un regalo  rivela moltissimo. I più ligi alla natura hanno preso l’abitudine di incartarli con una carta da salumeria dei vecchi tempi color cartone e legarli con lo spago, il loro motto è: non sprechiamo. I tradizionalisti affogano i loro pacchetti in carte dorate con nuvole di ricciolini rossi. Poi ci sono i ricicloni e i loro regali sono avvolti da carte già stropicciate e coccarde mosce, i biglietti che li accompagnano presentano tagli di forbice e paesaggi mozzati. Ci sono quelli che aborriscono il rosso e dal profumiere scelgono per i loro regali sobrie  carte color beige con nastro di stoffa in tinta. Per quelli che hanno scelto il regalo in batteria il pacchetto sarà rigorosamente uguale per tutti. In fine c’è il ritardatario,  il suo pacchetto è sempre un po’ sghimbescio con abbondanza di scotch.

Quello dei  regali di Natale, chi li dona, chi li riceve, è  un affascinante sguardo sulla natura umana. Un Natale di molti anni fa, ricordo di essermi soffermata sul pianerottolo di casa ad origliare i gridolini di gioia e di sorpresa di una bimba intenta a scartare i suoi regali. Ma anche i grandi cedono volentieri alla magia della sorpresa. Tolgono con  foga i nastri e strappano la carta. Alcuni mentre aprono il loro pacchetto restano sospesi guardando quello che sta uscendo dal pacchetto dei vicini, altri cercano di aiutare gli altri a togliere lo scotch . Chi non ha ancora in mano il suo pacchetto volge lo sguardo lontano come se dicesse: “Guardate, non dico niente sto aspettando buona buona”. Altri si affannano a cercare nel loro sacchetto il bigliettino che si è sganciato dal regalo che vogliono consegnare.

L’eccitazione è generale, la confusione regna sovrana,  e le carte variopinte, i nastri e i fiocchi si disseminano ovunque. Quando sembra che la calma sia tornata arriva una nuova ondata di regali per tutti da parte di chi, fino ad allora non ne aveva ancora consegnato nessuno. E… poi c’è sempre un pacchetto che non si sa a chi sia destinato  e un altro che viene perso.

Quando il regalo  è spontaneo, rappresenta chi li dona: il suo modo di essere, di presentarsi, di accontentare o essere sbrigativo. Quando è forzato non è detto che sia brutto, anzi, può anche essere bello ma… suona… inaspettato e un poco stonato. Comunque siano i doni  e lo spirito con cui vengono regalati, le  reazioni di chi li riceve sono molteplici; e se un extra terrestre dovesse assistere di nascosto all’apertura dei regali di Natale si farebbe un’opinione molto variegata degli esseri umani.

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“Magica” è in buone mani

E’ successo. E’ successo un’altra volta: “Abbiamo venduto la barca”. La quinta, quella “Magica”.

Quando Enrico ha lanciato  l‘annuncio su internet, ero convinta che sarebbe passato inosservato, ero convinta che avremmo veleggiato per un mese, ero convinta che un catamarano auto costruito avrebbe dovuto incontrare proprio un amatore. E’ stato così che abbiamo conosciuto Pippo; è arrivato subito per vedere la barca. Il catamarano ancora sporco, ancora a terra e disarmato ma a lui è piaciuto ugualmente, aprendo i gavoni è rimasto meravigliato di sentire il profumo del legno e di vedere ancora residui di segatura.

Ma come, non abbiamo ancora cominciato le ferie e già c’è un compratore: uno che ama il mare e la vela, navigatore oceanico, skipper freelance, e anche istruttore di vela, uno tosto che ha anche capito perfettamente come è stata costruita la barca.

Difficile non volergli subito bene, lui dirà in seguito che lo abbiamo adottato, è vero! Pippo ci è subito piaciuto: la parlantina spedita, ma mai parole a vanvera, ci racconta di lui, delle traversate atlantiche, dei progetti futuri e di quello di cui si occupa adesso. Un giovane quarantenne pieno d’entusiasmo, pensa già di dotare Magica di pannello solare per alimentare un impianto stereo.

E’ a questo punto che ho capito che era giusto che Magica passasse di mano: per rinnovarsi, per rimanere giovane e… Pippo è proprio quello che ci voleva per lei.

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Scusatemi, sono stanca

E’ parecchio che non  leggo un libro, che non vado ad una mostra, che non frequento una sala cinematografica e non sono andata più a teatro. Ironia della sorte, per motivi tecnici, non sono più riuscita ad ascoltare musica. Cosa mi sia mancato di più in questo periodo è difficile dirlo.

Il senso di isolamento è stato totale.

La conseguenza è stata una specie di letargo mentale. Le mani, quelle no, quelle hanno continuato a lavorare, le gambe a correre; solo la neve e il gelo dei primi mesi di quest’anno sono  stati  capaci di rallentarmi quasi a sentirmi una… bradipa!

Come nel più classico degli incubi anche a me è toccata la fortuna di svegliarmi. Ora tutto sta andando nella direzione giusta, non senza problemi, naturalmente ma quelli pare che siano il condimento quotidiano. La nuova casa mi accoglie con i suoi muri imbiancati e i pavimenti levigati, il profumo di nuovo è commuovente, la voce ancora si perde per la mancanza di mobili e la caldaia, finalmente, funziona.

Tra gli scatoloni ho già adocchiato un libro da leggere, ho ritrovato i cd, letto le e-mail, e ora spero di riprendere a scrivere. Scusate il lungo silenzio ma…ero molto stanca!






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Speriamo

E’ passato un anno e la bisnonna è sempre più avvolta nei suoi ricordi a volte nebulosi, a volte  lucidissimi, i non mi ricordo sono aumentati esponenzialmente, ed ogni tanto chiede di chi sia figlio uno dei suoi bisnipoti che gli saltano in torno. Non riconosce il golf che indossa e… per l’ennesima volta le spieghiamo che è il nostro regalo di Natale per lei.

Speriamo che serbi il ricordo di questa giornata e che le sia di conforto in giornate più dure.

E’ passato un anno e la più grande delle nipoti festeggia oggi con noi il suo ventitreesimo compleanno, perché altrimenti dice: ” Va a finire che domani, data ufficiale, non lo festeggio più “. E’ cambiata Paola, l’ho sentita più sicura e disinvolta, la scelta di vivere da sola sta già dando i suoi frutti. E’ la prima ad andarsene, vuole riposarsi per essere in forma nei giorni successivi, quando riprenderà a lavorare.

Speriamo che il suo contratto a tempo determinato si trasformi al più presto  in un contratto a tempo indeterminato. Soprattutto alla gioventù non dovrebbe mai essere tolta la speranza.

E’ passato un anno e i nonni che girano per casa, hanno fatta esperienza: conoscono meglio i nipoti e con loro cantano, giocano e leggono storie. Conoscono meglio generi e nuore. Cercano di accontentarli, barcamenandosi con le esigenze di entrambi.

Speriamo che conservino la forza che gli occorre.

E’ passato un anno e la squadra di nipotini è sempre da ” mangiare!“, hanno imparato a parlare, a giocare insieme, si scrutano, si copiano, corrono pericolosamente tra il tavolo e il divano. Quando la piccola canta una canzone spontaneamente tutti tacciono e quella vocina incanta tutti.

Speriamo che il loro entusiasmo non si esaurisca mai.

E come l’hanno scorso suona più volte il campanello:Altri zii, altri cugini, altre nonne, tutti desiderosi di incontrarsi, salutarsi, abbracciarsi.

Speriamo che durante l’anno che verrà possano trovare il tempo di: incontrarsi, salutarsi, abbracciarsi.

E’ passato un anno e ancora manca una mamma che è di turno in ospedale. Speriamo che l’hanno prossimo si possa festeggiare insieme.

E’ passato un anno e i padroni di casa ci ospitano ancora. Speriamo per l’hanno prossimo di poterli ospitare tutti da noi.

Speriamo… speriamo in bene per tutti.








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La bellezza non è il mio forte

Altezza un metro e…tanta voglia di crescere, peso…sorvoliamo, si aggiunga un occhio strabico e si capirà perché sin da ragazza non abbia mai puntato sulla bellezza. Ora poi che sono nonna non saranno certo delle rughe a spaventarmi.

Nel pieno dei miei 58 anni, mi viene chiesto, da Buzz Paradise, di testare un nuovo prodotto della RoC: RETIN – OX  RIDES FILLER- GIORNO & NOTTE

Un antirughe in tubetto dalle dimensioni  invitanti, meno invitante il mini libretto dove leggo, molto faticosamente (anche con gli occhiali) cosa andrò a mettermi sulla faccia. Associazioni  di molecole  sono alla base di questa nuova crema, tralascio i termini tecnici che troverete nel link della RoC

Ok Lella, mi dico, diamoci da fare e pensiamo un po’ seriamente alla tua bella faccia. Per certe cose bisogna essere costanti per cui: mattina e sera cremina antirughe. Mai viste tante rughe come in questi giorni!!!

Massaggio con gesti decisi, come da istruzioni.

Sono passati 14 giorni, troppo presto, per ottenere risultati. La Roc prevede risultati dopo 8 settimane

Eppure… mi piace prendermi cura di me, sentirmi la pelle più morbida, più elastica.

Anche se  le promesse non venissero mantenute, sono contenta di questa esperienza.


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La rivincita dell’orto

Quest’anno l’orto aveva tutte le carte in regola.

In pieno sole, come non mai, da quando sono stati abbattuti cinque pini che uno affianco all’altro creavano un muro d’ombra impenetrabile. Ma prima ancora che godesse del sole primaverile, le sue prose erano state vangate e ben concimate. Vangare e concimare, due verbi semplici semplici ma…quanta fatica, nonostante siano anni che butto i sassi che trovo nel terreno ne spuntano sempre, è come se d’inverno arrivasse un folletto e ne seminasse in ogni dove e di tutte le misure, certi sassi sbilenchi che a volte si sfogliano, altri che bloccano la pala e oppongono una fiera resistenza, devi girargli in giro, fare leva e dopo averlo estratto  ti resta un bucone! A quel punto, riprendere a vangare diventa una passeggiata, qua e là scappano lombrichi e riemergono vecchie radici. All’improvviso, girando una zolla di terra, colpisce il contrasto tra il marrone della terra e il bianco di una miriade di uova di formiche. Con la punta della pala cerchi di prenderne il più possibile e le fai volare il più lontano possibile, intanto il terreno brulica di formiche che scappano da tutte le parti. Lo capisco, loro abitano lì  da più tempo, l’orto è arrivato dopo, ma in definitiva, loro,  non se ne sono mai andate!

Per concimare il massimo sarebbe “Lo sporco delle galline” come racconta il nonno al nipotino nel bellissimo film di Ermanno Olmi: “L’albero degli zoccoli”. La versione moderna è la pollina che  acquisto al consorzio. Il terreno è a posto , una bella rastrellata e si passa alla prossima prosa. Poi la semina o il bucherellare del terreno per infilarci le piccole piantine e in fine una bella annaffiata.  Quando l’orto è  ben organizzato non ti resta che attendere, scrutare cosa combinano le lumache, scacciare le formiche, spostare le coccinelle dalle azalee ai fagiolini, nella speranza che si mangino le afidi delle formiche. “E’ inutile che tu soffi sopra le verdure per farle crescere!!” Commenta ironico mio marito ” Devi aspettare”. E… ho aspettato; è passato aprile, che come previsto è stato un mese  piovoso.

Maggio: piovoso.

Giugno, luglio, agosto: PIOVOSO.

I fagiolini erano alti alti e quei quattro fiori in croce che sono apparsi  si sono trasformati in una manciata di fagiolini giusto da accontentare la nipotina. l’insalata non è mai nata, salvo una sparuta macchia di cicorino che ho coccolato e coperto dalla pioggia. I pomodori neanche parlarne, all’inizio della maturazione, apparivano già marci nella parte inferiore, ho salvato solo qualche pomodoro ciliegina che raccoglievo al volo prima che cascasse in terra. Le foglie delle zucchine erano mostruosamente grandi e verdi, le zucchine invece… piccole, avvizzite, giallastre  e per metà marce. Non proseguo nella descrizione perché mi vien male!! Aggiungo solo che le prose assumevano quotidianamente, come quotidiani erano i temporali, l’aspetto di piccole risaie, il terreno non era più in grado di assorbire acqua! Che debba cambiare hobby? dovrò darmi all’allevamento delle trote!

Gli unici a darmi soddisfazione sono stati  i cetrioli, quando li scovavo sotto le foglie addossate alla roccia erano gonfi e stranamente lunghi, una qualità che non conoscevo, ne trovavo tre o quattro al giorno. Li ho usati per le insalate miste, come antipasto tagliati a rotelline con un poco di sale, ci ho preparato una crema greca con lo yogurt, ne ho  regalati, ne ho messi  in frigo in attesa di portarli a qualche amico, ci è mancato solo che li usassi per prepararmi maschere di bellezza!! Insomma, uno sfacelo di cetrioli che ormai ci uscivano dagli occhi.

Settembre: Sono già in ritardo per  piantare: verze, cavoletti di Bruxelles, cavolfiori bianchi e verdi, ma… continua a piovere.

Ottobre: le mattinate sono tiepide, nelle ore centrali  il sole è molto  caldo e verso sera la roccia rimanda il calore immagazzinato durante il giorno. L’orto (parola grossa) quel che rimane dell’orto sembra ringalluzzirsi e qualche pomodoro finalmente matura. Io ce la metto tutta e rivango, riconcimo e  risemino: cicorino, erbette, insalata ghiaccio e spinaci.

Per scovare il cicorino appena nato bisogna bagnare il terreno che, diventando più scuro, evidenzia quel verde tipico dell’esplosione della primavera. Anche gli spinaci sono spuntati e sui loro baffetti lunghi alcuni semi sono ancora attaccati.  L ‘insalatina ghiaccio sembra una moquette verde smeraldo! e le erbette che crescono affianco  sono di un verde più scuro.

E’ in atto la rivincita dell’orto, il sole continua a splendere. Durante il giorno annaffio con acqua riposata, e la sera copro.  Le prose sono una bellezza!

E già… bisogna insistere, darsi da fare, intervenire, credere che il tuo impegno possa  cambiare o modificare qualche cosa! o… no?

Spiegano i saggi che il primo passo sia l’accettazione. Non dico solo per l’orto, penso ad altre situazioni nelle quali ci diamo un sacco da fare e forse… sarebbe meglio lascia correre, adeguarsi, non insistere, insomma accettare serenamente  la situazione. Sono una nonna e ancora non ho capito come sia meglio comportarsi.

Questa mattina, sollevando i pannelli di policarbonato alveolari alcune macchiette di muffa punteggiavano il terreno e le foglie più grandi dell’insalata ghiaccio presentavano delle ombreggiature scure.

La rivincita dell’orto è durata poco, ma… domani, 27 ottobre mangeremo: uova sode con insalatina dell’orto!