{"id":1191,"date":"2021-07-07T15:15:05","date_gmt":"2021-07-07T14:15:05","guid":{"rendered":"https:\/\/www.mascialeoni.com\/?p=1191"},"modified":"2024-05-02T16:36:31","modified_gmt":"2024-05-02T15:36:31","slug":"impressioni-di-viaggio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.mascialeoni.com\/index.php\/2021\/07\/07\/impressioni-di-viaggio\/1191","title":{"rendered":"Impressioni di viaggio"},"content":{"rendered":"\r\n<p>LA PARTENZA<\/p>\r\n<p>Abbiamo cominciato bene\u00a0 il viaggio, la nostra pasticceria Belli di Cunardo era finalmente aperta e il caff\u00e8, se pur all&#8217;aperto era ottimo come sempre. Ci \u00e8 sembrato di buon auspicio, poi risalendo in macchina e controllando il telefonino ho letto con molto piacere gli auguri di buon viaggio di molti amici. Sono le 9 del mattino di domenica 30 maggio, siamo partiti dal nostro piccolo borgo un&#8217;oretta fa e quella nostalgia nel lasciare casa \u00e8 gi\u00e0 passata. Il viaggio prosegue un po&#8217; col nuvolo, un po&#8217; col sole, ripercorriamo la solita strada, quell&#8217;unica strada che in questo periodo di pandemia, ci fa volare in Brianza da nostra nipote. Poi un salto dai fratelli, ma tutto in giornata e di corsa perch\u00e9 c&#8217;\u00e8 anche il coprifuoco. La\u00a0 libert\u00e0 era ancora sbocconcellata, fra zona arancione e zona gialla, libert\u00e0 provvisoria e malata, con mascherina e senza contatti. Sempre una libert\u00e0 agognata ed evanescente, come se al posto della promessa di un buon pranzo arrivasse:\u00a0 atteso, profumato, invitante e buono, un piccolo assaggio di antipasto, insufficiente a saziarti. Una libert\u00e0 spicciola, di poco conto che abbiamo cercato di sfruttare al massimo. Si, la solita strada dal febbraio del 2020. Ma oggi \u00e8 diverso, oggi proseguiamo e ho l&#8217;impressione che faremo una scorpacciata di immagini nuove dal sapore antico che ci ridaranno\u00a0 pienezza di spirito.<\/p>\r\n<p>\r\n\r\n<\/p>\r\n<p>IL VIAGGIO<\/p>\r\n<p>Imbocchiamo la Milano Bologna. Mai stata cos\u00ec attenta al panorama, come una voglia di non sorvolare su niente, capisci l&#8217; indifferenza dei tempi migliori, scruti attentamente per non perderti particolari, apprezzi i covoni affiancati tra di loro e lasciati ad asciugare nei prati tagliati e gi\u00e0 dorati. Poi quel prato verde smeraldo illuminato dal sole, quasi irreale la sua lucentezza, in contrasto con il verde scuro del prato confinante. Una scacchiera di verdi diversi, di terre scure appena arate, su di loro le nuvole lanciano senza alcuna regola geometrica le loro ombre tondeggianti e allungate, scurendone qua e l\u00e0 piccole porzioni. Di vedetta, cipressi a gruppetti di quattro o cinque o disposti in fila a delimitare crinali e confini. La pioggia dei giorni scorsi ha tolto ogni pulviscolo e su tutto prevale la limpidezza dei colori. Ho l&#8217;impressione che con un paesaggio del genere Joan Mir\u00f2 sarebbe andato a nozze.<\/p>\r\n<p>\r\n\r\n<\/p>\r\n<p>RINNOVATA LIBERTA&#8217;<\/p>\r\n<p>All&#8217;altezza di Fiorenzuola sorpassiamo una fila interminabile di motociclisti, tutti indistintamente vestiti di nero, chi soli, chi in coppia, viaggiano affiancati ed alternati, la postura dei guidatori e delle guidatrici \u00e8 classica: braccia aperte a stringere il manubrio. Il passeggero invece o \u00e8 aggrappato a chi guida o si regge al sellino con entrambe le mani. Quando li\u00a0 abbiamo raggiunti l&#8217;ultimo di loro portava una pettorina arancione con la scritta &#8220;servizio&#8221;. Occupano tutta la corsia di destra e procedono calmi, sicch\u00e9 anche il rombo dei motori \u00e8 adeguato alla velocit\u00e0, la fila era talmente lunga che ho avuto modo di pensare che anche loro si stessero godendo quella rinnovata libert\u00e0, senza fracasso, senza esibizionismo, calmi e rilassati sui loro motoroni, col le loro donne e i loro uomini, con la voglia di viaggiare all&#8217;aperto, con la voglia di libert\u00e0, la stessa che sento anch&#8217;io, e anche se viaggio in macchina mi sento accomunata a loro, abbasso il finestrino e raggiunto il primo motociclista della fila, che indossa anche lui la pettorina arancione, lo saluto, immaginando cos\u00ec di salutarli tutti, lui, girandosi verso di me sorride. Ho\u00a0 avuto l&#8217;impressione che anche\u00a0 la sua mano\u00a0 si sia mossa in un saluto impercettibile, senza lasciare il manubrio.<\/p>\r\n<p>\r\n\r\n<\/p>\r\n<p>&nbsp;<\/p>\r\n<p>\r\n\r\n<\/p>\r\n<p>ANCONA<\/p>\r\n<p>Il sovraccarico di immagini, impressioni e pensieri mi inducono a dedurre\u00a0 di essere in viaggio da almeno due giorni, la realt\u00e0 \u00e8 ben diversa e solo dopo alcune ore di viaggio mi sento stanca e la voglia di sonnecchiare mi raggiunge, complice anche il susseguirsi ipnotico di filari di alberi da frutta. Non mancheranno le varie soste per caff\u00e8, gas auto e pip\u00ec, nel parcheggio dell&#8217;autogrill i passerotti, per niente intimoriti becchettano le briciole e ci\u00a0 saltellano attorno per recuperare anche le nostre. Siamo in prossimit\u00e0 di Ancona, \u00e8 il terzo anno che ci imbarchiamo dal suo porto. La prima volta, come al solito siamo arrivati al check-in con notevole anticipo, ma in biglietteria ci hanno sollecitato di sbrigarci perch\u00e9 la nave stava salpano, ma come, ci siamo detti io e mio marito, partenza alle 19, sono le 17&#8230; guardiamo l&#8217;orario sul biglietto che conferma la partenza alle ore 17! Ma come \u00e8 potuto succedere? Un piccolo ragionamento e ne siamo venuti a capo: il biglietto acquistato in dicembre perch\u00e9 scontato nel giorno del Black Friday era rimasto nei documenti senza pi\u00f9 attirare la nostra attenzione fino a quel momento. Fra dicembre e maggio l&#8217;orario della partenza era passato, nella nostra fantasia, dalle ore 17 alle 7 di sera per fissarsi\u00a0 poi di conseguenza alle 19. Per cui la prima partenza\u00a0 da Ancona lo abbiamo vissuto in fretta e furia, correndo in macchina verso l&#8217;imbarco, fra una rotonda e un rettilineo, siamo saliti al volo sulla motonave che subito dopo \u00e8 salpata verso la Grecia. La seconda volta da Ancona, dopo aver controllato per mille volte l&#8217;orario del biglietto, arriviamo comunque con due ore di anticipo, \u00e8 il primo di luglio del 2020, siamo in piena pandemia e la Grecia a fissato questa data per accogliere i turisti provenienti dall&#8217;Italia, penso che tutti gli italiani fossero l\u00ec. Non mi va di raccontare la bolgia, il caldo e\u00a0 quelle terribili 5 ore di fila, ma l&#8217;angoscia della paura del\u00a0 contagio \u00e8 durata per i seguenti 15 giorni, fino a che abbiamo capito di non essere stati contagiati da nessuno. Ancona? Il porto di Ancona? lo abbiamo solo intravisto, una porta Romana, mi pare, un po&#8217; alta con una gradinata davanti. Questo \u00e8 il terzo anno: l&#8217;orario del biglietto \u00e8 chiaro, la data della partenza dovrebbe essere una partenza intelligente, c&#8217;\u00e8 il risultato del tampone molecolare eseguito 72 ore prima, ma soprattutto c&#8217;\u00e8 una curiosit\u00e0 nuova per Ancona. Qualche mese fa, un luned\u00ec sera sul canale 54 di Rai Storia ho seguito un documentario condotto dallo storico Sergio Sparapani, anconetano doc, \u00e8 stata una vera sorpresa: sar\u00e0 stato l&#8217;amore con cui ha raccontato la sua citt\u00e0, sar\u00e0 stata la storia ultra millenaria di Ancona, i suoi\u00a0 monumenti antichi, il museo archeologico, insomma quella porta Romana con la gradinata davanti che io avevo definita un po&#8217; alta, per lo storico \u00e8 l&#8217; arco di Traiano, molto slanciato. Ho seguito la trasmissione con\u00a0 molta curiosit\u00e0 ed ora non vedo l&#8217;ora di arrivare sul molo del porto di Ancona\u00a0 per ammirare con pi\u00f9 calma e pi\u00f9 consapevolezza questo Arco trionfale che in prospettiva perfetta si vede anche dall&#8217;arco Clementino e, per chiudere la visuale, in cima al colle Guasco troneggia il Duomo, dedicato a S. Ciriaco. Se tutto ci\u00f2 non lo avessi visto prima in TV, forse non me ne sarei mai accorta. Per il Museo Archeologico e tutto il resto bisognerebbe prendersi almeno una giornata prima dell&#8217;imbarco. Ma le cose cambiano sempre e&#8230; non so se l&#8217;anno prossimo partiremo ancora da Ancona. Ma certamente l&#8217;aver\u00a0\u00a0 conosciuto un nuovo pezzetto d&#8217;Italia mi ha dato non solo l&#8217;impressione, ma anche la certezza di appartenere a uno splendido paese.<\/p>\r\n<p>\r\n\r\n<\/p>\r\n<p>VERSO LA GRECIA<\/p>\r\n<p>Il traghetto Florencia \u00e8 gi\u00e0 attraccato al molo, sembra piccolo ma i camion che ne\u00a0 escono, non finiscono mai e alla fine la sua linea di galleggiamento che prima era immersa\u00a0 nel mare ora affiora con evidenza. Tocca a noi, ora,\u00a0 salire a bordo, le macchine in coda sono veramente poche e i marinai ci guidano a gesti sul ponte scoperto, di solito ci fanno parcheggiare nella pancia della nave dove il rumore \u00e8 assordante, il caldo \u00e8 insopportabile, la puzza e la mancanza di aria \u00e8 terribile, in pi\u00f9 la confusione \u00e8 totale: portiere spalancate, bagagliai aperti, motori di auto ancora accesi, e una moltitudine di persone che zizagano cariche di borse e di zaini\u00a0 fra una macchina e l&#8217;altra per raggiungere le scale che porteranno alla reception. Noi,\u00a0 come gli altri andiamo all&#8217;arrembaggio per conquistarci la chiave della camera, fra un passeggino e un disabile, tra borsoni e bambini, tra cani al guinzaglio e gabbie di gatti. Mi ci vuole sempre un po&#8217; di tempo per raccapezzarmi: prendere dalla macchina la borsa da viaggio, la borsa con le cibarie e l&#8217;acqua, le giacche se la sera vogliamo uscire sul ponte, insomma come al solito siamo carichi come somari. Questa volta va meglio sembra una gita sul battello del lago, la macchina all&#8217;aperto e un sacco di spazio libero, ma vista la pandemia ci dirigiamo in cabina per uscirne solo la mattina seguente per prendere un cappuccino al bar. Ma anche da l\u00ec scappiamo subito: i camionisti greci fumano alla grande, come se niente fosse. Sul ponte esterno i viaggiatori girovagano, telefonano, degli hippie settantenni fanno crocchio, altri osservano e fotografano la costa Greca gi\u00e0 in vista, io approfitto per fare ginnastica su di una panchina di legno sul ponte pi\u00f9 alto dove non c&#8217;\u00e8 quasi nessuno. \u00c8 strana questa traversata: il piccolo traghetto \u00e8\u00a0 molto ben curato e pulito, c&#8217;\u00e8 odore di disinfettante dappertutto, il personale \u00e8 gentile e disponibile, il mare \u00e8 calmo e il vento a favore. Mi sarebbe piaciuto che questa volta ci fosse con noi nostra nipote. Mi ricordo perfettamente il suo sguardo\u00a0 angosciato di\u00a0 qualche anno fa, nella pancia del traghetto Splendid: \u00e8 scesa di macchina e si \u00e8 guardata in torno\u00a0 con sgomento, non era mai stata su un traghetto e noi glielo lo avevamo descritto con ampie sale piene di divani e il bar,\u00a0 ristorante e self-service, negozi, sale Giochi, e sala con pianoforte nonch\u00e9 cinema e piscina esterna. Mi sono avvicinata a lei e gridando un po&#8217; perch\u00e9 il rumore era fortissimo l&#8217;ho rassicurata spiegandole che quello dove ci trovavamo era solo il garage, sopra avrebbe trovato tutto diverso e con aria condizionata. Lei, in seguito avrebbe chiamato quel\u00a0 traghetto: Il Carciofus del mare,\u00a0 a ricordo di quella prima e pessima impressione.<\/p>\r\n<p>\r\n\r\n<\/p>\r\n<p>\u00a0IL CANTIERE<\/p>\r\n<p>Entrare in cantiere in macchina \u00e8 oramai una consuetudine,\u00a0 il pi\u00f9 delle volte sospiro sconsolata e penso: ecco signora Leoni, qui cominciano le sue ferie. Gi\u00e0 prima di arrivarci, sulla stradina che percorriamo per raggiungerlo gli scossoni in macchina causati dalle voragini che la costellano, mettono a dura prova le mie\u00a0 vertebre cervicali. Scendendo dalla macchina c&#8217;\u00e8 vento, per forza siamo al mare ma la sua vista\u00a0 \u00e8 ostruita da centinaia di barche sollevate da terra e appoggiate a invasature che le rendono innaturalmente immobili e quasi irraggiungibili, se il cantiere non fornisse delle lunghe scale per arrivare al pozzetto di ognuna di loro, queste barche sono talmente vicine le une alle altre che sotto questo intrico di carene si forma una fitta ombra che sarebbe anche piacevole se il vento non sollevasse un polverone da farti lacrimare gli occhi. Lo stesso cantiere visto dal mare, a un paio di miglia dalla terra sembra un immenso bosco di soli tronchi secchi: centinaia e centinaia di alberi di barche riempiono compatti l&#8217;orizzonte,\u00a0 si ha l&#8217;impressione di un panorama extraterrestre. Il cantiere non \u00e8 un posto per signorine eleganti, nemmeno per signorine normali, \u00e8 un vero regno di maci, meglio se con un poco di pancia,\u00a0 meglio se con barba da tagliare, l&#8217; abbigliamento \u00e8 diciamo casual, meglio se macchiato di vernice. Lo si vede arrampicato in testa d&#8217;albero, o per met\u00e0 immerso nei motori o alle prese con una centralina elettrica, ama disporsi a crocchio con i\u00a0 suoi simili per discutere di baderne, prese a mare, e cinghie dell&#8217;alternatore che non si riescono ad allineare. Avvitano, svitano, carteggiano, verniciano, puliscono con l&#8217;idropulitrice, armano le loro barche e controllano che gli anodi sacrificali non siano consumati. Sono tutti super esperti ma i furgoncini di meccanici ed elettricisti non mancano mai in cantiere. Come non mancano mai gatti famelici e affamati, gazze che rubano il cibo dei gatti e cani che cercano di fare altrettanto, c&#8217;\u00e8 sempre un gran movimento di animali anche attorno alle enormi pattumiere. Le giornate passano frenetiche e verso sera avviene la trasformazione dei maci del cantiere, dopo la doccia sono tutti puliti, sbarbati e profumati,\u00a0 scendono dalle alte scale appoggiate alle loro barche con calzoncini in tinta con la t-shirt, sembrano la pubblicit\u00e0 del Martini: gi\u00e0 abbronzati col pullover sulle spalle e un&#8217; aria da lupi di mare che la sanno lunga. Di donne in cantiere se ne vedono pochine sono per lo pi\u00f9 all&#8217;interno delle imbarcazione a pulire e sistemare, quando scendono dalle alte scale, si destreggiano fra tavole di legno, catene e \u00e0ncore\u00a0 penzolanti, a terra ci sono buchi con prese d&#8217;acqua a cui attaccare le canne, una vera gincana fra pericoli, non mancano improvvise cascate d&#8217;acqua dagli ombrinali delle barche, pozze di olio da raggirare o retromarce di macchine da scansare. Se proprio tutto va bene, rumori improvvisi e violenti fanno trasalire e miasmi di diluenti e vernici le assalgono. Lasciamo perdere le condizioni dei bagni e non parliamo nemmeno di una ben che minima comodit\u00e0. All&#8217;occorrenza non mancano di aiutare i loro compagni, lo fanno, ma ne farebbero volentieri a meno. Infatti molte arrivano in cantiere a lavori terminati o si fanno venire a prendere in aeroporto prima del varo oppure fanno il part-time alloggiando in albergo la sera e lavorando in cantiere di giorno. Ho l&#8217;impressione che le donne facciano tutto questo per amore dei loro uomini\u00a0 e del mare, altrimenti non si spiegherebbe tutto questo gran tramestio di\u00a0 disagi e fatiche varie. Certo ci sono cantieri e cantieri, in alcuni ci sono ristoranti e negozi\u00a0 e elettricisti e meccanici sono messi a disposizione (a pagamento) ma&#8230; non sono cantieri adatti ai nostri maci che vogliono farsi i lavori da soli. Solo la sera, quando l&#8217;officina del cantiere \u00e8 chiusa e i trapani tacciono, quando gli effluvi delle vernici si sono diluite nell&#8217;aria, quando il sole si ritira e il cantiere sembra svuotarsi, solo allora spuntano lievi nel cielo le stelle e la luna si riflette nel mare ricamandolo con fili d&#8217;argento che danzano a pelo d&#8217;acqua. \u00c8 solo allora che anche le donne del cantiere si materializzano e le vediamo aggirarsi al buio, indossano gonne lunghe, e orecchini pendenti, ben truccate e profumate, come i loro maci, pronti per una meritata cena al ristorante. Ho l&#8217;impressione che l&#8217;arte culinaria abbia un notevole peso per i frequentatori dei cantieri. \u00a0<\/p>\r\n<p>\r\n\r\n<\/p>\r\n<p>&nbsp;<\/p>\r\n<p>\r\n\r\n<\/p>\r\n<p>&nbsp;<\/p>\r\n<p>\r\n\r\n<\/p>\r\n<p>&nbsp;<\/p>\r\n<p>\r\n\r\n<\/p>\r\n<p>&nbsp;<\/p>\r\n<p>\r\n\r\n<\/p>\r\n<p>&nbsp;<\/p>\r\n<p>\r\n\r\n<\/p>\r\n<pre class=\"wp-block-preformatted\">\r\n\r\n\r\n<\/pre>\r\n<p>\r\n\r\n<\/p>\r\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-9d6595d7 wp-block-columns-is-layout-flex\">\r\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\u00a0<\/div>\r\n<\/div>\r\n<p>\r\n\r\n<\/p>\r\n<pre class=\"wp-block-preformatted\">\u00a0<\/pre>\r\n<p><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"LA PARTENZA Abbiamo cominciato bene\u00a0 il viaggio, la nostra pasticceria Belli di Cunardo era finalmente aperta e il caff\u00e8, se pur all&#8217;aperto era ottimo come sempre. 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