{"id":20,"date":"2008-06-28T21:46:04","date_gmt":"2008-06-28T20:46:04","guid":{"rendered":"http:\/\/www.mascialeoni.com\/index.php\/2008\/06\/28\/il-biglietto-di-lucia\/20"},"modified":"2018-04-20T18:31:56","modified_gmt":"2018-04-20T17:31:56","slug":"il-biglietto-di-lucia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.mascialeoni.com\/index.php\/2008\/06\/28\/il-biglietto-di-lucia\/20","title":{"rendered":"Il biglietto di Lucia"},"content":{"rendered":"<b>Le motivazioni sono forti e quello che hai visto non riesci a cancellarlo: ti ricordi la penombra, la serata tiepida, la gente che passa frettolosa e quel pensiero:&#8221; Ma cosa sta facendo?&#8221;. La necessit\u00e0 di scrivere sorge spontanea, ma trovare le parole giuste per raccontarlo \u00e8 stato difficile. Come tutte le prove difficili, conclusa la stesura del racconto:&#8221; Il biglietto di Lucia&#8221;, mi sono sentita serena.<\/b>\n\nRacconto tratto dal libro: <a href=\"http:\/\/www.lulu.com\/product\/a-copertina-morbida\/strettamente-personale\/1961868\">&#8220;Strettamente Personale&#8221;<\/a>\n\nIL BIGLIETTO DI LUCIA\n\nPreambolo\n\nUn ragazzo accovacciato nella penombra di un androne, forse si stava drogando.\n\nIl peggio \u00e8 stato voler credere che cos\u00ec non fosse.\n\nComincia tutto come una molla che va caricandosi: immagine su immagine, parola con parola, pensiero dopo pensiero.\n\nQuello che succede sembra che non ti riguardi, non ti viene nemmeno in mente che possa toccarti personalmente. Poi, quando la molla \u00e8 a fine corsa e scatta, ti colpisce con tutta la sua forza, ti lacera, ti fa male, ti fa piangere e soprattutto ti fa riflettere. E a quel punto non sei ancora in pace per inventare, per raccontare, per scrivere, per dare corpo.\n\nCi vorr\u00e0 del tempo per elaborare tutta la tristezza, molto tempo, perch\u00e9\u2026 la Vita lo merita.\n\nEra penoso ritrovare quel biglietto disegnato a mano: un gattino piegato a squadra che si scappellava in ringraziamenti e sorrisi. Le ricordava quello che avrebbe potuto fare e che non aveva fatto. Pi\u00f9 di una volta aveva pensato di buttarlo ma le pareva brutto, visto che quel biglietto di ringraziamento era l&#8217; unico ricordo che le fosse rimasto di Lucia. Buttandolo non si sarebbe certo dimenticata di lei ma&#8230; non lo fece, lo ripieg\u00f2, l&#8217;infil\u00f2 nella busta bianca e lo rimise nel cassetto, dove, non si sa fra quanto tempo, le sarebbe ricapitato nelle mani. Come a riprendere un pezzo di vita passata che si era interrotta, troncando per sempre un possibile futuro per Lucia.\n\nEra un piccolo pezzo di vita, lungo solo ventitr\u00e9 anni. E lei, Carla, c&#8217; era entrata in primavera, per caso, due anni prima.\n\n\u201cEcco, questo \u00e8 il laboratorio, venga due volte alla settimana per tre ore e veda di pulire quello che pu\u00f2 senza spostare niente, di l\u00e0 c&#8217;\u00e8 l&#8217;ufficio e il bagno, anche l\u00ec non tocchi niente!\u201d.\n\nParlava sul serio quel signore o stava scherzando? Come avrebbe potuto pulire un posto del genere senza spostare niente?\n\nLo scantinato \u00e8 fresco, l&#8217;odore della colla prevarica su quello dei colori a tempera che riempiono per met\u00e0 un tavolo, le latte sono quasi tutte aperte e dai bordi sbrodolanti si capisce che colore contengono. Il piano del tavolo, montato su due cavalletti \u00e8 ricoperto di fogli di carta da pacchi, ma il suo colore originale \u00e8 solo un ricordo, un variopinto guazzabuglio di tinte fa da tovaglia a sagome in espanso di frutta e verdura a cui mancano ancora le sfumature fondamentali per farle sembrare vere; appoggiati su piattini, l\u00ec vicino, pennellesse e pennelli di varie misure. Altri tavoli, altri lavori in corso: letterine e numeri trasferibili per comporre un cartello pubblicitario. Cartoncini, lanzette, righe e squadre per creare dime.\n\nSul tecnigrafo marchi da ingrandire, sulla parete di truciolare c&#8217;\u00e8 agganciato un po&#8217; di tutto, calendario di donna nuda compreso. Le matite e le gomme sono onnipresenti, non mancano forbici e martelletti, graffettatrici, puntine e&#8230; sigarette e mozziconi dappertutto, accese, spente, spiccicate per terra, ammontonate nei posaceneri o appoggiate sui bordi dei tavoli, che gi\u00e0 riportavano i segni delle bruciature precedenti.\n\nCarla osserva incredula, con occhi sgranati, e solo al termine di quella carrellata veloce si domanda di che colore potesse essere originariamente il pavimento.\n\nSacconi neri della spazzatura erano agganciati alle manopole dei caloriferi a ridosso delle colonne portanti situate al centro dell&#8217;ampio locale. Tre enormi vetrate illuminano: il laboratorio vetrinistico, il caos che lo sovrasta, la vitalit\u00e0 che lo anima e le persone che ne sono gli artefici.\n\nFra tanti ragazzi e ragazzotti vocianti, una fanciulla silenziosa \u00e8 china sul tavolo da disegno, sta tracciando su di un foglio il viso di una bambina con i codini. Il tratto \u00e8 leggero ma senza incertezze, la mano procede disinvolta lasciando sul foglio un viso sbarazzino con tanto di lentiggini.\n\nUna fanciulla silenziosa, cos\u00ec l&#8217;aveva subito qualificata Carla ma per le due ore successive i suoi pensieri furono concentrati su quello strano laboratorio da pulire.\n\n\u201cSenza spostare niente!\u201d.\n\nSolo nell&#8217;intervallo di mezzogiorno, mentre gli altri uscivano per prendersi un panino al bar, Lucia si era presentata e le aveva chiesto di fermarsi con lei a mangiare mentre stendeva un canovaccio sul tavolo di legno e ci appoggiava: la frutta, lo yogurt e un cucchiaino.\n\n\u201cHo un panino in borsetta\u201d. Rispose Carla e si sedette accanto a lei sbirciando meglio il volto della bimba con i codini.\n\n\u201c\u00c8 bello, sei molto brava\u201d.\n\n\u201cSe ti piace puoi tenerlo, \u00e8 solo un bozzetto\u201d.\n\n\u201cS\u00ec lo prendo, ti ringrazio\u201d.\n\nAvrebbe ripensato un&#8217;infinit\u00e0 di volte a quel primo incontro con Lucia.\n\nA tutti quei messaggi che gi\u00e0 c&#8217;erano e che lei non aveva saputo cogliere.\n\nIl corpo esile, la carnagione pallida, il viso triste, un tentativo di approccio con una estranea, una richiesta di compagnia.\n\nRicordava anche la sua gentilezza nel farla sentire a suo agio, anche se in fin dei conti lei era solo la ragazza delle pulizie. Forse si era fatta distrarre da questo, forse si sentiva lusingata e fin da quel momento pi\u00f9 che pensare a Lucia aveva pensato a se stessa.\n\nPer un anno, il marted\u00ec e il venerd\u00ec, Carla si immergeva a capofitto in quel laboratorio. Per star dietro a quel caos, aveva preso lo stesso ritmo delle persone che ci lavoravano, considerava che fosse l&#8217;unico modo possibile. Loro finivano di colorare e lei ritirava subito i pennelli per metterli a bagno, chiudeva le latte di colore, cambiava la carta sui tavoli e quando aveva finito, in un altro tavolo si erano ammucchiati sfridi di carta e cartoncini. Se il materiale sotto pressa era pronto e lo infilavano negli scatoloni, lei con una spatola, alla quale aveva applicato un manico di scopa, staccava dal pavimento le chiazze di colla e di colore.\n\nDue tavoli venivano accoppiati per un lavoro grande&#8230; lei si presentava con scopa e paletta dove prima non poteva arrivare.\n\nAveva preso in parola quello che le avevano raccomandato il primo giorno \u201cPulisca quello che pu\u00f2 senza spostare niente\u201d. Non eseguiva mai nell&#8217;arco della giornata un lavoro uguale a quello precedente come se la frenesia della creativit\u00e0 di quel luogo avesse contagiato anche lei.\n\nCon i vetrinisti parlava poco, ma si intendevano egualmente: lei non li disturbava mentre lavoravano e loro non la infastidivano.\n\nSolo Lucia la faceva partecipe dei lavori che stava portando avanti: nascevano, crescevano e poi sparivano in fiera o in qualche negozio. Carla sapeva di non essere nessuno l\u00e0 dentro, ma quando \u201cun&#8217;opera d&#8217;ingegno\u201d come esclamavano scherzando i vetrinisti, varcava la soglia del laboratorio, lei si sentiva orgogliosa di lavorare l\u00ec.\n\nLe piaceva anche ascoltare Lucia, quando, nei suoi momenti migliori, le raccontava dei capolavori artistici di cui \u00e8 ricca l&#8217;Italia, come se oltrepassata la porta di sesamo lei le illustrasse le meraviglie di quei tesori. I mosaici di Ravenna, gli affreschi nelle chiese, le sculture, i cieli di Giotto, i quadri del Mantegna. Le descrizioni di Lucia si trasformavano in immagini, ma i nomi di quegli autori famosi spesso si confondevano nella mente di Carla. Cos\u00ec quando in laboratorio capitava che rimanessero sole e il silenzio fosse assordante Carla, avendo capito che l&#8217;argomento arte riusciva ad animare Lucia, cominciava a domandare di questo o di quell&#8217;altro pittore. Dire che loro due, dopo un anno fossero diventate amiche era forse troppo. Anche se Lucia le aveva raccontato molto di s\u00e9, era come se a Carla mancassero i capitoli pi\u00f9 importanti della sua vita. Sapeva che aveva un fratello minore, con il quale aveva condiviso la perdita della madre quando ancora erano piccoli, sapeva del padre professore universitario sempre impegnato, della nonna materna che li aveva allevati, del liceo artistico che lei aveva abbandonato, dell&#8217;ultimo ragazzo che le faceva un filo spietato, conosceva addirittura gli esiti degli ultimi esami del sangue che aveva dovuto controllare per una brutta epatite che si era presa.\n\nNonostante Carla avesse capito che molto di Lucia le fosse ancora sconosciuto provava per lei una simpatia mista a tenerezza. Le piaceva starle vicino, sentire il suo profumo di borotalco, osservare quel viso acqua e sapone, apprezzava il suo modo semplice di vestire, ma quello che proprio la faceva impazzire erano i suoi sorrisi: lievi, appena accennati, i muscoli del viso si modellavano sorretti dalle labbra che si schiudevano in un breve attimo. Sorrisi rari, e proprio per questo Carla aveva capito quanto fossero importanti.\n\nSapevano di avere la stessa et\u00e0 ma solo a maggio, scoprirono di compiere gli anni lo stesso mese, e per Lucia bisognava aspettare fino al venti.\n\n\u201cFesteggiamo insieme! Io penser\u00f2 ad un regalo per te molto artistico! E tu naturalmente dovrai pagarmi da bere\u201d.\n\n\u201cOk, disse Lucia, io pago da bere e sarai tu, questa volta, a pensare all&#8217;arte!\u201d.\n\n\u201cArtistico&#8230; un regalo artistico, ma cose le regalo, un Picasso? Artistico&#8230; Mia zia dice che sono un&#8217;artista nel preparare i ravioli con la ricotta e gli spinaci! E io le preparo i ravioli con la ricotta e gli spinaci. Vediamo un po&#8217; che faccia far\u00e0. Speriamo che sorrida!\u201d.\n\nIl 20 maggio.\n\n\u201cSenti Lucia, io mi sono spremuta al massimo e l&#8217;unica cosa di artistico che ho saputo creare per te, la troverai questa sera a casa mia, alle otto\u201d.\n\n\u201cNon potevi portarmela qui?\u201d.\n\n\u201cNo! Si raffreddano\u201d.\n\n\u201cSi raffreddano?\u201d.\n\n\u201cS\u00ec, si raffreddano!\u201d.\n\nDavanti al suo capolavoro non solo sorrise, a momenti si metteva a piangere, perch\u00e9 diceva che l&#8217;ultima volta che aveva mangiato i ravioli fatti in casa, glieli aveva preparati la sua nonna, che adesso \u00e8 tornata a vivere nelle Marche.\n\nFu una bella serata, il vino dolce che la festeggiata port\u00f2 contribu\u00ec notevolmente a rallegrare gli animi e le guance di Lucia divennero lievemente rosse.\n\nLa settimana successiva, inaspettatamente, nella casella della posta, Carla trov\u00f2 un biglietto indirizzato a lei, apr\u00ec la busta mentre saliva le scale e rimase piacevolmente sorpresa quando vide disegnato all&#8217;interno un gattino piegato a squadra che si scappellava in sorrisi: nel fumetto, sopra la sua testa, c&#8217;era scritto un numero infinito di grazie, grazie, grazie. Carla gongolava, la cena per festeggiare il loro compleanno era ben riuscita ma non si aspettava certo un ringraziamento scritto. Il marted\u00ec successivo, in laboratorio si abbracciarono e la loro amicizia sembr\u00f2 essere pi\u00f9 profonda.\n\nA settembre Lucia lasci\u00f2 lo studio vetrinistico, voleva riprendere le scuole e Carla fu felice per lei anche se il laboratorio adesso non era pi\u00f9 lo stesso. Continuarono a sentirsi per telefono ma&#8230; sempre pi\u00f9 di rado, fino a perdersi di vista completamente.\n\nUna gita organizzata a Mantova per febbraio fece rinascere il desiderio a Carla di risentire la sua vecchia amica. In laboratorio le aveva parlato tanto del Mantegna, del castello e di altre meraviglie che Mantova poteva offrire.\n\nChiss\u00e0 se Lucia sarebbe venuta con lei a Mantova?\n\nProv\u00f2 a telefonare.\n\nRispose il padre: \u201cLucia non c&#8217;\u00e8, \u00e8 nelle Marche dalla nonna, lei \u00e8 una sua amica?\u201d.\n\nGli aveva spiegato chi fosse e il motivo della telefonata, lui l&#8217;aveva riconosciuta: Lucia aveva parlato di lei in casa.\n\nCi fu un attimo di silenzio, poi lui riprese a parlare. L&#8217;inform\u00f2 che Lucia non stava troppo bene e quando sarebbe tornata l&#8217;avrebbe fatta chiamare, aggiunse anche:\n\n\u201cMi raccomando, le stia vicina\u201d.\n\n\u201cS\u00ec, senz&#8217;altro\u201d, aveva risposto lei.\n\nNon stava troppo bene? Non \u00e8 mai stata troppo bene! Doveva starle vicina, lei&#8230; ma se non si vedevano da sei mesi! Quella ragazza ha sempre avuto qualche grana ma lei non era mai arrivata a capire di cosa si trattasse.\n\nPass\u00f2 febbraio, marzo, aprile ed arriv\u00f2 maggio, in laboratorio c&#8217;era il solito trambusto, merce che rientrava, lavori che uscivano, chi partiva per Genova con un camion di roba, chi rientrava dalla fiera di Milano. Le squadre si incrociano e si scambiano notizie e novit\u00e0. Raccontato fra un discorso e l&#8217;altro, Carla isola quella che doveva essere una normale notizia di cronaca: \u201cD\u00ec, lo sapete di quella tizia che lavorava qui? L&#8217;hanno trovata morta ieri nel bagno di casa sua\u201d.\n\n\u201cMa chi, quella drogata?\u201d.\n\n\u201cS\u00ec, come si chiamava&#8230; Lucia\u201d.\n\nQuelle parole le fecero l&#8217;effetto di un grosso pugno nello stomaco, il dolore fu cos\u00ec intenso che dovette sedersi. Stupida, stupida che non era stata altro, possibile che non ci fosse arrivata da sola, possibile che non si fosse accorta. Come aveva potuto essere cos\u00ec ingenua. Stupida, stupida, stupida, si ripeteva, e cominci\u00f2 a piangere a dirotto.\n\n\u201cMa cos&#8217;hai? Perch\u00e9 piangi, non lo sapevi che quella si faceva?\u201d.\n\n\u201cCretino, non chiamarla Quella, voi non sapete niente di chi era Lucia, non sapete niente di come fosse sensibile, non sapete un cavolo di niente voialtri\u201d.\n\n\u201cE gi\u00e0, sa tutto lei, ma se non sapevi nemmeno che si drogasse\u201d.\n\nIl pianto e i singhiozzi la fecero tacere ma i rimorsi le gridavano dentro.\n\nPerch\u00e9 non hai pi\u00f9 telefonato, ti aveva ricordato suo padre che non stava bene, ti aveva chiesto di starle vicino, quanto tempo hai lasciato passare senza interessarti? Siamo a maggio, e il suo compleanno? Te lo sei dimenticato? L&#8217;hanno trovata morta nel bagno, con una siringa nel braccio, magari le bastava che qualcuno si ricordasse del suo compleanno e invece era sola in casa quel giorno.\n\nAdesso Carla non poteva fare pi\u00f9 niente, niente di niente. Lucia non c&#8217;era pi\u00f9, erano spariti i suoi gesti delicati, i suoi abiti semplici e il profumo di borotalco era svanito con il suo dolcissimo sorriso.\n\nNon l&#8217;avrebbe mai pi\u00f9 rivista.\n\nRitrovava invece, ogni tanto, nel cassetto della biancheria la busta bianca contenente il biglietto disegnato a mano da Lucia. Nel fumetto, il gatto piegato a squadra ripeteva un&#8217; infinit\u00e0 di: Grazie, grazie, grazie, grazie\u2026","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Le motivazioni sono forti e quello che hai visto non riesci a cancellarlo: ti ricordi la penombra, la serata tiepida, la gente che passa frettolosa e quel pensiero:&#8221; Ma cosa sta facendo?&#8221;. 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