{"id":634,"date":"2016-01-23T16:21:51","date_gmt":"2016-01-23T15:21:51","guid":{"rendered":"http:\/\/www.mascialeoni.com\/?p=634"},"modified":"2025-11-16T19:07:04","modified_gmt":"2025-11-16T18:07:04","slug":"nonna-tina-scomparsa-col-suo-mondo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.mascialeoni.com\/index.php\/2016\/01\/23\/nonna-tina-scomparsa-col-suo-mondo\/634","title":{"rendered":"Nonna Tina scomparsa col suo mondo"},"content":{"rendered":"<!-- P { margin-bottom: 0.21cm; }A:link { -->\n<span style=\"font-family:UbuntuLight;\"><span style=\"font-size:medium;\"><em><strong>Premessa <\/strong><\/em><\/span><\/span>\n<span style=\"font-family:UbuntuLight;\"><span style=\"font-size:medium;\"><strong>Storie di un altro mondo. Lo scorrere del tempo ha interrotto le tradizioni.<\/strong><\/span> <\/span>\n<span style=\"font-family:UbuntuLight;\"><span style=\"font-size:medium;\">Adalgisa non era una donna bella e nemmeno affascinante in compenso era bassina ma&#8230; di sicuro aveva delle virt\u00f9 nascoste perch\u00e8 un bel giovanottone con bei mustacchi si innamor\u00f2 di lei vedendola recitare sul palcoscenico.<\/span><\/span>\n<span style=\"font-family:UbuntuLight;\"><span style=\"font-size:medium;\">Si sposarono. Nacquero: Elettra,Tina, Cesarina, Yolanda, Oreste ed Eligio.<\/span><\/span>\n<span style=\"font-family:UbuntuLight;\"><span style=\"font-size:medium;\">Tina, che molto aveva preso dal padre (meno i mustacchi) fece perdere la testa, con la sua grazia e la sua bellezza a Nino, un tappezziere di Venezia che fra il pubblico era quello che pi\u00f9 forte l&#8217;acclamava.<\/span><\/span>\n<span style=\"font-family:UbuntuLight;\"><span style=\"font-size:medium;\">Si sposarono. Nacquero: Luigi, Carla, Marinella.<\/span><\/span>\n<span style=\"font-family:UbuntuLight;\"><span style=\"font-size:medium;\">Marinella, a cui non piaceva recitare, tutte le sere in prima fila, per parecchi mesi, riceveva applausi, complimenti e baci volanti da Carlo.<\/span><\/span>\n<span style=\"font-family:UbuntuLight;\"><span style=\"font-size:medium;\">Si sposarono. Nacquero: Luciano e Antonia.<\/span><\/span>\n<span style=\"font-family:UbuntuLight;\"><span style=\"font-size:medium;\">Antonia, ignara di interrompere una tradizione che<strong> continuava da tre generazioni <\/strong>ha conosciuto il suo futuro marito a casa di amici e non ha mai recitato se non all&#8217;asilo! Per rimediare a queste mancanze e<strong> per rispetto alle sue ave era anda a teatro con Enrico moltissime volte<\/strong>, grazie anche agli ingressi gratuiti elargiti dal vario parentado e soprattutto <strong>grazie alla nonna Tina che le aveva trasmesso l&#8217;amore per il teatro. Il piacere dell&#8217;ascolto e la magia del farsi coinvolgere, piano piano e senza che se ne accorgesse, fino a trovarsi immersa in altri mondi.<\/strong><\/span><\/span>\n\n&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-\n<span style=\"font-family:UbuntuLight;\"><span style=\"font-size:medium;\"><span style=\"font-family:UbuntuLight;\">Oramai me lo aspettavo, succedeva quasi sempre, le differenti reazioni dipendevano dall&#8217;umore, dal carattere o dalla personalit\u00e0 dell&#8217;impiegato di turno che mi rivolgeva la classica domanda: \u201d Data e luogo di nascita\u201d. Io <strong>rispondevo scandendo bene numeri e lettere: \u201c5 del 5 del 50, a Portula\u201d. <\/strong>Alcuni si soffermavano sulla data reputandola: facile da ricordare, uguale a quella di qualche parente o amico oppure declamando \u201cEi fu. Siccome immobile,\u201d i pi\u00f9 spicci, alzando lo sguardo verso di me si limitavano ad esclamare: \u201dNapoleone\u201d. Altri, fortunatamente, trascrivevano la data senza commenti ma&#8230; nessuno, proprio nessuno capiva bene il nome della citt\u00e0 che puntualmente storpiavano ripetendomela interrogativamente: \u201d Protula? Potula\u201d?<\/span> \u201c<span style=\"font-family:UbuntuLight;\">No, Portula\u201d. E quasi a giustificare e rendere il pi\u00f9 veritiero possibile il nome del comune in cui ero nata mi affrettavo ad aggiungere: \u201dIn provincia di Vercelli, anzi, adesso in provincia di Biella.<strong> Meno male che nessuno voleva sapere &#8220;dove&#8221; proprio fossi nata.<\/strong> La cosa mi avrebbe imbarazzata non poco, anche se negli anni 50 non era cos\u00ec scontato nascere in ospedale, anzi era abbastanza comune partorire in casa, magari facendosi assistere da un&#8217;ostetrica o anche senza. Naturalmente nel giro dei familiari e per il resto della compagnia la cosa era risaputa. Mia cugina Elettra, per esempio, che era maggiore di me di 5 anni, quando fu pi\u00f9 grande mi raccont\u00f2 pi\u00f9 volte che quel giorno era molto arrabbiata perch\u00e9 quando era arrivata l\u00ec per conoscere la nuova cuginetta la cicogna era appena andata via e lei non aveva fatto in tempo a vederla. Si era consolata osservandomi e decretando davanti a tutti:\u201dQuasi quasi \u00e8 pi\u00f9 bella di me\u201d. Non che fossero in tanti l\u00ec dentro, c&#8217;erano: mia mamma Marinella (nome d&#8217;arte Mannussi) che aveva in braccio me, Antonia appena nata, Carla,(nome d&#8217;arte Kyky) sua sorella e mamma di Elettra, l&#8217;ostetrica (confermato dall&#8217;atto di nascita che avrei letto 65 anni dopo) e naturalmente <strong>Tina, mamma di Marinella. Era stata lei a darsi un gran da fare quando suo genero Carlo le aveva scritto al fermo posta di Portula spiegandole che Marinella, in stato avanzato di gravidanza, sarebbe arrivata in Piemonte da lei per partorire.<\/strong> Inoltre l&#8217;aveva informata che quella decisione era per il bene del futuro nascituro affinch\u00e9 nascesse nell&#8217;Italia settentrionale e non in un&#8217; isola del sud, dove lui lavorava e risiedeva con il resto della famiglia. <\/span><\/span><\/span>\n\n<!-- P { margin-bottom: 0.21cm; }A:link { } -->\n<span style=\"font-family:UbuntuLight;\"><span style=\"font-size:medium;\"><strong>Otto anni prima Carlo si era innamorato di Marinella vedendola recitare sul palcoscenico.<\/strong> Aveva poi seguito lei e tutta la compagnia teatrale &#8220;di piazza in piazza&#8221;<\/span><span style=\"font-size:medium;\"> facendole una corte serrata. Marinella vedeva in Carlo la possibilit\u00e0 di realizzare il suo sogno: allontanarsi definitivamente dal mondo del teatro che detestava e formare una famiglia con un uomo che non appartenesse al mondo dello spettacolo. Carlo invece ne era affascinato ma lei che dalla madre aveva ereditato la fermezza si rifiut\u00f2 di accettarlo come marito finch\u00e9 non avesse trovato un posto di lavoro. And\u00f2 diversamente, l&#8217;amore prevalse sulla fermezza e si sposarono di li a poco, ancora in tempo di guerra e fecero il viaggio di nozze sul lago di Como. Il lavoro Carlo lo trov\u00f2 in Sardegna un anno dopo e Marinella pot\u00e9 cos\u00ec coronare il suo sogno: una casa e il primogenito Luciano che nacque a Bergamo, sotto un bombardamento e sotto la protezione della nonna Tina che in quel periodo era l\u00ec con il resto della compagnia teatrale itinerante.<\/span><\/span>\n<span style=\"font-family:UbuntuLight;\"><span style=\"font-size:medium;\"><strong>Dopo sette anni Marinella prese per mano Luciano e rifece un lungo viaggio: prima in pullman, poi in traghetto e in treno. Arriv\u00f2 dalla Sardegna a Portula in Piemonte, da sua madre, per partorire di nuovo. Per nonna Tina un problema in pi\u00f9, ma lei, nelle difficolt\u00e0 aveva sempre trovato lo sprone per non mollare. Da lei dipendevano le sorti delle diverse famiglie che recitavano nella compagnia che lei dirigeva, era responsabile dei testi teatrali che venivano scelti ed era sempre lei che prendeva i contatti con le persone importanti <\/strong>dei nuovi paesi dove pensavano di recitare. Il loro repertorio spaziava dalla \u201cSignora delle camelie\u201c alle \u201cDue orfanelle\u201d, Dalla &#8220;Fiaccola sotto il moggio\u201d, alla storia di qualche santo. La scelta era dettata dalla piazza e dagli umori dei cittadini. Non sempre le citt\u00e0 disponevano di un teatro e allora c&#8217;era da montare il loro, di teatro. Oppure, Tina contattava il Parroco per ottenere la sala dell&#8217;oratorio. C&#8217; era da capire come la pensasse il sindaco o informarsi immediatamente su chi fosse il nuovo podest\u00e0. <\/span><\/span>\n<span style=\"font-family:UbuntuLight;\"><span style=\"font-size:medium;\"><strong>Da sempre Tina era supportata dal marito Antonio (nome d&#8217;arte Nino) e da tutta la compagnia. Gli attori e le attrici erano anche: elettricisti, addetti alla biglietteria, falegnami, pittori, trovarobe, rumoristi, sarte, suggeritrici, guardarobiere. La sera, dietro le quinte, chi non era di scena controllava il sonno dei bambini, i pi\u00f9 piccoli dormivano nelle ceste<\/strong> e i pi\u00f9 grandi su materassi improvvisati. I tempi di riposo andavano rispettati perch\u00e9 al mattino i bambini della compagnia teatrale frequentavano normalmente le scuole pubbliche. Ogni piazza un cambio di scuola, di maestre e di compagni di classe. Non erano mai indietro nel programma &#8220;i figli dei comici&#8221; come li chiamavano gli indigeni, conoscevano la matematica, le scienze, si cimentavano nella bella calligrafia, la geografia la conoscevano anche per averla vissuta sul campo, citt\u00e0 dopo citt\u00e0, fiumi, pianure e appennini, avendo percorso in lungo e in largo tutta la penisola. Se si fermavano in una piazza per parecchio tempo riuscivano anche ad imparare il dialetto locale. Non di meno conoscevano la grammatica italiana, la sintassi e l&#8217;esatta dizione delle parole, perch\u00e9 Tina pretendeva da tutti indistintamente (bambini compresi) che pronunciassero la lingua Italiana correttamente, ed era particolarmente inflessibile sulle e chiuse e sulle e aperte. Vita difficile per tutti, visto che anche i bambini, alcune volte, calcavano la scena. <strong>La compagnia teatrale era una famiglia allargata <\/strong>e si divideva tutto: oneri e onori, fame e fatica, momenti di gloria e di disperazione<strong>. Tutti contribuivano a far conoscere le opere di Pirandello, Shakespeare, D&#8217;Annunzio e molti altri autori. La compagnia teatrale assorbiva usi e costumi dei paesi in cui si fermavano, modi diversi di cucinare e modi diversi di esprimersi.<\/strong><\/span><\/span>\n\n<!-- P { margin-bottom: 0.21cm; }A:link { } -->\n<span style=\"font-family:UbuntuLight;\"><span style=\"font-size:medium;\"><strong>Era sempre in movimento la compagnia teatrale; viaggiavano in treno,<\/strong> e con loro sui vagoni portavano lo stretto necessario; invece nei camion che li seguivano c&#8217;era tutto il loro teatro viaggiante, il<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Carri_di_Tespi\"> &#8220;Carro di Tespi<\/a>&#8221; come veniva chiamato, c&#8217;erano le cantinelle, le scene arrotolate e tutto il resto dell&#8217;attrezzatura, ma soprattutto le pareti e il tetto del teatro. Questo veniva ogni volta montato utilizzando le &#8220;capriate&#8221; su un largo spiazzo o spesso sul prato che costituiva l&#8217;unico pavimento su cui venivano disposte le sedie. Sempre nei camion venivano caricati innumerevoli bauli <\/span><span style=\"font-size:medium;\">che contenevano gli abiti di scena. Gli stessi abiti che ogni sera gli attori selezionavano per lo spettacolo, li riponevano con cura nelle ceste assieme all&#8217;occorrente per il trucco, i gioielli, le sciarpe e cappelli, armi o ombrellini, lunghi bocchini per le sigarette e bastoni, scarpe e fibbie. Tutte le sere gli attori portavano in teatro la loro cesta ma <strong>non tutti avevano un camerino<\/strong>, per cui a secondo di \u201c chi \u00e8 di scena\u201d veniva occupato.<strong> Il trovarobe era responsabile del materiale necessario per le scene oltre che alla sua manutenzione e al suo reperimento<\/strong>, naturalmente poteva occuparsi anche degli effetti sonori o delle luci. <strong>Tina era la prima donna di questo teatro,<\/strong> in tutti i sensi: in ogni piazza il suo fascino non passava inosservato, era spesso ospite con il marito a casa di principi o dal medico o dal sindaco, in quelle occasioni<strong> a chi li aveva invitati non sfuggivano la sua grazia e i suoi modi raffinati, era una donna eccezionale: bella, colta, energica, intraprendente.<\/strong><\/span><\/span>\n<span style=\"font-family:UbuntuLight;\"><span style=\"font-size:medium;\"><strong>In quell&#8217;aprile del 50, quando Tina ritir\u00f2 dall&#8217;ufficio postale la lettera di Carlo<\/strong>, non avendo fissa dimora, rispose subito al genero, informandolo sull&#8217;indirizzo dell&#8217;albergo dove alloggiava a Portula. La guerra era finita, ma lei, nonostante fosse avanti con gli anni manteneva la sua classe e ancora una volta avrebbe provveduto alle necessit\u00e0 della figlia Marinella che si affidava a lei. <strong>Tina avrebbe chiamato un&#8217; ostetrica<\/strong> che avrebbe assistito la figlia e&#8230; speriamo bene. Lo sapeva, il parto non era una malattia , lei stessa aveva partorito col solo aiuto delle altre donne per tre volte: Carla era nata a Borgo Sesia, poi Luigi a Brescia e da ultima Marinella che era nata a Follonica in Toscana. <\/span><\/span>\n<span style=\"font-family:UbuntuLight;\"><span style=\"font-size:medium;\"><strong>La soluzione pi\u00f9 semplice, che aveva pianificato Tina, non si pot\u00e9 attuare<\/strong> perch\u00e9 l&#8217;albergatrice non diede la disponibilit\u00e0 a far partorire in albergo Marinella. In ospedale in quei tempi andavano solo i poveracci, cos\u00ec Tina attingendo alle sue conoscenze sul campo, ebbe il permesso dal capo stazione di appropriarsi momentaneamente di&#8230; un carro merci abbandonato sui binari morti della stazione. Tina lo fece pulire e disinfettare passandolo tutto con la calce, predispose l&#8217;occorrente e, quando fu il momento venne chiamata l&#8217;ostetrica. Tutto and\u00f2 per il meglio e il 5 maggio del 1950 sono nata in un carro merci rimesso a nuovo.<\/span><\/span>\n<span style=\"font-family:UbuntuLight;\"><span style=\"font-size:medium;\"><strong>Gli anni passavano, Tina, classe 1897, invecchiava<\/strong>. Suo marito era morto. Il suo Nino tanto amato che aveva conosciuto, quando ancora il suo cognome era kursanovic, perch\u00e8 di origine slava, e il fascismo in seguito lo avrebbe italianizzato in Curussani. Tina, giovanissima lo amava quando ancora faceva il tappezziere a Venezia, e lui soffriva per non poter vedere la sua Tina che viaggiava sempre. <strong>Sono del 1917, prima che si sposassero, le numerose lettere che erano intercorse fra di loro,<\/strong> una fitta corrispondenza giornaliera, dalla quale emergono la sofferenza per il distacco e le lamentele da parti di Nino per \u201dnon aver ricevuto nulla da due giorni!\u201d.<\/span><\/span>\n<span style=\"font-family:UbuntuLight;\"><span style=\"font-size:medium;\">Tutto era cambiato dalla sua morte, Tina sembr\u00f2 invecchiare improvvisamente<strong>: Il mondo in torno a lei cambiava troppo in fretta,<\/strong> si sentiva sempre pi\u00f9 stanca. Il cinema e l&#8217;avvento della televisione contribuirono a decretare negli anni 60 la fine del mondo di Tina.<strong> La compagnia si sciolse e i suoi rivoli si sparsero in tutta l&#8217;Italia.<\/strong> Cordiviola rimase nell&#8217;ambito teatrale con una sua compagnia a Vicenza ed ebbe molto successo anche come regista. i Nistri e poi <a href=\"\/www.google.it\/#q=Sergio+Orlando\">Sergio Orlando<\/a>, sfruttando il suo talento artistico, apr\u00ec una galleria d&#8217;arte a Milano. La figlia di Tina, Kyky, trov\u00f2 lavoro come suggeritrice nel primo teatro stabile di Milano: \u201d Il Piccolo\u201d, nella compagnia di Strehler, suo marito Osvaldo al Teatro dialettale \u201cGerolamo\u201d con la compagnia di Mazzarella. Il suo secondo figlio, Bibi, vag\u00f2 di compagnia in compagnia:(Gazzolo, Fantoni, Dario Fo) pur avendo moglie e casa a Valstagna, intervall\u00f2 con piccole parti nel cinema e in TV ha interpretato la parte di un frate nei Promessi Sposi; ma a costo di fare la fame la sua passione rimase il teatro. Recit\u00f2 anche nei \u201cMasnadieri\u201d al teatro Nuovo di Milano. Era un bravo attore e una volta per poter recitare aveva imparato la sua parte in Inglese, solo quella, solo la sua parte! Mor\u00ec in treno, andando da un teatro all&#8217;altro, un treno che lo aveva accompagnato tutta la vita e che non lo ha voluto lasciare da solo in una stanza d&#8217;albergo ma se l&#8217;\u00e8 portato via per l&#8217; ultimo viaggio.<\/span><\/span>\n<span style=\"font-family:UbuntuLight;\"><span style=\"font-size:medium;\"><strong>Gli altri attori: Verdirosi, Minari, De Biasi, Giasone si tennero in contatto come si fa in tutte le famiglie<\/strong>. <strong>Tina, senza teatro, senza casa, e senza marito, si adatt\u00f2 a casa della figlia Kyky, in Toscana, poi a casa di Marinella, che nel frattempo si era trasferita in Lombardia. Un po&#8217; da una, un po&#8217; dall&#8217;altra. La sua presenza per i generi era ingombrante, per le figlie faticosa, Tina non ha mai abbandonato il suo ruolo di prima donna, ma si sa, troppe prime donne in una sola casa non vanno bene, cos\u00ec se per gli adulti era un problema per i suoi nipoti era tutta un&#8217;altra storia, per loro era Nonna Tina. <\/strong>Quando arrivava lo capivo dall&#8217;odore di fumo che trovavo in casa al mio rientro dalla scuola, era stato suo fratello Eligio, tornanto dalla guerra d&#8217;Africa ad avviarla a quel vizio. Nonostante avesse anche le dita giallastre io ero affascinata dal suo profumo: \u201cvioletta di Parma\u201d. Mi dava i soldi come ad una persona grande e mi mandava dal tabaccaio a comperarle 5 sigarette: Nazionali senza filtro, che mi venivano consegnate in una bustina di carta oleata trasparente e scricchiolante. Andavo con lei al posto pubblico quando voleva telefonare; insieme camminavamo lungo il Bozzente, riportando a casa sassi colorati, foglie secche e ogni sorta di cose che per me erano tesori.<strong> Ascoltavamo la radio e quando c&#8217;era l&#8217;estrazione dei numeri del lotto bisognava assolutamente stare in silenzio. Come bisognava assolutamente stare composti a tavola e assolutamente parlare correttamente l&#8217;Italiano<\/strong>. Ero solo una ragazzina quando mi port\u00f2 per la prima volta a teatro, anche allora pretese che stessi assolutamente in silenzio durante lo spettacolo; ma, quando Romeo decise di morire perch\u00e9 aveva visto Giulietta gi\u00e0 morta scoppiai a piangere e lei mi strinse amorevolmente la mano. Un&#8217;altra prima volta fu quando mi regal\u00f2 il profumo \u201cCa&#8217; D&#8217;oro\u201d, meno dolce del suo perch\u00e8 diceva che per una ragazzina era meglio un profumo fresco. Giocavamo a briscola e si arrabbiava quando perdeva.<strong> Seduta accanto a lei ascoltavo estasiata tutte quelle storie che mi raccontava di quando era giovane e recitava, le trame degli spettacoli, gli aneddoti della sua compagnia e di quando Elettra piccolissima recitando la parte del figlio della Butterfly aveva fatto la pip\u00ec in palcoscenico<\/strong>. Oppure di quella volta che non si sent\u00ec lo sparo della pistola che in scena avrebbe dovuto colpire il cattivo di turno, \u201de allora&#8230;\u201d raccontava lei: \u201cNonno Nino prontamente prese dal tavolo un coltello e recitando a soggetto esclam\u00f2 \u201d Ah&#8230;non vuoi morire&#8230; \u201cebbene ora ti uccido io\u201d e mentre fingeva di accoltellare il cattivo, da dietro le quinte partiva lo sparo. Questo aneddoto mi fece molto ridere e quando successe davvero rise molto anche il pubblico, ma dopo ci fu una scenata perch\u00e9 le<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Guitto\"> guittate<\/a> facevano arrabbiare la nonna che era molto seria quando si trattava di teatro.<\/span><\/span>\n<span style=\"font-family:UbuntuLight;\"><span style=\"font-size:medium;\"><strong>Tina era una calamita<\/strong>: quando arrivava lei a casa nostra, dopo un po&#8217; di tempo arrivavano a trovarci gli ex attori; io ascoltavo, senza capire perch\u00e9 fra di loro si parlassero e si rispondessero con stralci di drammi, con incipit di opere e brani di commedie. Evocavano i bei tempi passati, ma la propensione al melodramma faceva si che a volte si inalberassero: il loro tono cambiava, e io non sapevo mai se recitassero o fossero arrabbiati davvero.<strong> Il repertorio era vasto anche perch\u00e9 gli attori che arrivavano erano sempre diversi. <\/strong><\/span><\/span>\n<span style=\"font-family:UbuntuLight;\"><span style=\"font-size:medium;\">Gli anni passavano, attraverso la nonna conoscevo le trame delle commedie, le opere e le operette, avevo imparato a memoria anche le papere memorabili di Mannussi che proprio non riusciva a recitare un pezzo abbastanza ostico del dramma \u201cLa fiaccola sotto il moggio\u201d di Gabriele D&#8217;Annunzio, lei avrebbe dovuto dire: &#8220;Figliuolo mio, ti faccio un voto, ad ogni agugliata che traggo dal pennecchio. E come incocco e come do la torta, sei sempre meco nel mio filo pieno!&#8221; Puntualmente \u201ccome traggo\u201d diventava \u201c come troggo\u201d e&#8230;incocco diventava \u201cincacchio\u201d e naturalmente a seguire \u201cdo la torta\u201d diventava do la trota!! <\/span><\/span>\n<span style=\"font-family:UbuntuLight;\"><span style=\"font-size:medium;\"><strong>Immaginavo che nonna Tina invecchiando si ripetesse, diventasse noiosa, invece lei riusciva sempre a stupirmi,<\/strong> per il mio diciottesimo compleanno <strong>mi regal\u00f2 un bambolotto di gomma bruttissimo,<\/strong> con disegnata sul volto una barba scura e incolta con un grosso sigaro in bocca, un orecchino nel lobo dell&#8217;orecchio e capelli stopposi e lunghi; era vestito in modo trasandato e i jeans erano stracciati. Era una chiara allusione alla giovent\u00f9 bruciata del 68. Naturalmente io non ero d&#8217;accordo. L&#8217;odore della plastica di questo bambolotto, dopo 47 anni e 5 traslochi \u00e8 ancora lo stesso, solo un braccio si \u00e8 staccato dal corpo e per me rappresenta la ribellione del 68.<\/span><\/span>\n<span style=\"font-family:UbuntuLight;\"><span style=\"font-size:medium;\">Trovavo in nonna Tina, anche quando fui pi\u00f9 grande, una persona disposta ad ascoltare e a rispondere a quesiti scottanti. Lei mi spieg\u00f2 perch\u00e9 certe volte si rimaneva incinte e certe altre volte no. Non mancava di informarsi sulle mie nuove cotte, mi consolava e mi rassicurava, dicendomi che avrei trovato presto il vero amore.<strong> Parlavo con lei di tutto ci\u00f2 di cui non potevo parlare con gli altri. Non mi ha mai tradita. <\/strong><\/span><\/span>\n<span style=\"font-family:UbuntuLight;\"><span style=\"font-size:medium;\">Quando mor\u00ec non piansi.<\/span><\/span>\n<span style=\"font-family:UbuntuLight;\"><span style=\"font-size:medium;\">Quando mor\u00ec non era pi\u00f9 la mia nonna Tina, era un&#8217;anima persa, senza speranza, senza decoro e senza memoria. <\/span><\/span>\n<span style=\"font-family:UbuntuLight;\"><span style=\"font-size:medium;\">Quando mor\u00ec ero arrabbiata.<\/span><\/span>\n<span style=\"font-family:UbuntuLight;\"><span style=\"font-size:medium;\">Quando mor\u00ec ero da poco mamma e pensai alla vita. Pensai che lasciamo solo i nostri ricordi. <\/span><\/span>\n<span style=\"font-family:UbuntuLight;\"><span style=\"font-size:medium;\"><strong>Anche il suo mondo teatrale non c&#8217; \u00e8 pi\u00f9, si \u00e8 evoluto, adeguato,<\/strong> ora ci sono pi\u00f9 compagnie stabili, ma sempre, gli attori, recitando vecchie e nuove commedie, promuovono cambiamenti, stimolano dubbi, affascinano e incuriosiscono, fanno ridere, piangere e i grandi ritrovano lo stupore dei bambini. La recitazione degli attori arriva e tocca corde che il pubblico non sapeva di avere, non \u00e8 un effetto immediato, a teatro ci vuole silenzio, attenzione e poi la magia a poco a poco cattura il pubblico. Tutto contribuisce: La scenografia, le luci, i suoni, gli effetti speciali, la postura degli attori nei loro costumi, il trucco, il tono della voce, l&#8217; incalzare del monologo o un silenzio intrigante.<\/span><\/span>\n<span style=\"font-family:UbuntuLight;\"><span style=\"font-size:medium;\"><strong>Tutta questa finzione per arrivare alla verit\u00e0. <\/strong><\/span><\/span>\n<span style=\"font-family:UbuntuLight;\"><span style=\"font-size:medium;\">Il pubblico ne viene coinvolto e vi si trova al centro. Verit\u00e0 fastidiose, dolorose o gratificanti, verit\u00e0 intoccabili, scomode o addirittura dimenticate. Tutto in questa finzione riporta a temi universali e sempre attuali, non importa che la commedia si svolga ai tempi di Carlo V o che si parli di Tristano e Isotta. I <strong>Temi sono immortal<\/strong>i: L&#8217;amore, il bene e il male, l&#8217;invidia, il potere, la fame , il sogno, la morte, la speranza&#8230; <\/span><\/span>\n<span style=\"font-family:UbuntuLight;\"><span style=\"font-size:medium;\">Dal tempo degli antichi Greci<strong> le storie si ripetono sempre diverse e sempre attuali.<\/strong><\/span><\/span>\n<span style=\"font-family:UbuntuLight;\"><span style=\"font-size:medium;\"><strong>La scomparsa della nonna Tina \u00e8 come il suo teatro. Nella tragedia della realt\u00e0 una verit\u00e0 emerge: ha lasciato talmente tanto di s\u00e8 in chi l&#8217;ha conosciuta che Il suo spirito \u00e8 rimasto vivo. Il dolore lasciato dal vuoto fisico si riempe di ricordi. <\/strong><\/span><\/span>\n<p style=\"text-align:center;\">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;<\/p>\n<p style=\"text-align:center;\"><span style=\"font-family:UbuntuLight;\"><span style=\"font-size:medium;\"><strong>Portula 14-12-2015<\/strong><\/span> <\/span><\/p>\n<span style=\"font-family:UbuntuLight;\"><span style=\"font-size:medium;\">Siamo in macchina, io e mio marito, dalle parti di Biella, come un riflesso penso: Portula, in provincia di Biella. Non ho mai visto dove sono nata.<\/span><\/span>\n\n\u201c<span style=\"font-family:UbuntuLight;\"><span style=\"font-size:medium;\">Dai<strong> andiamo a cercare la stazione ferroviaria di Portula, magari trovo il carro merci!\u201d<\/strong> Il navigatore comincia a chiacchierare, Enrico che solitamente non ubbidisce neanche a lui, questa volta segue diligentemente le indicazioni e dopo poco tempo cominciamo a salire. E saliamo ancora. Mi agito, ma non ci sono dubbi, la strada \u00e8 giusta, abbiamo appena incrociato il cartello comunale che indica la citt\u00e0 di Portula.<\/span><\/span>\n\n\u201c<span style=\"font-family:UbuntuLight;\"><span style=\"font-size:medium;\"><strong>Ma sei sicura di essere nata in treno? Non vedo binari in giro\u201d<\/strong>. Saliamo ancora ed \u00e8 chiaro che qua su non esiste nessuna ferrovia.<\/span><\/span>\n<span style=\"font-family:UbuntuLight;\"><span style=\"font-size:medium;\">Ma non \u00e8 possibile che sia una frottola! Mio padre quando voleva zittirmi diceva bonariamente: \u201c Taci tu, che sei nata su un carro bestiame abbandonato sui binari morti\u201d. E poi c&#8217; \u00e8 mia cugina Elettra con la storia della cicogna, che quando era arrivata in stazione lei era gi\u00e0 volata via e l&#8217;ostetrica che dopo il parto aveva detto che il vagone era perfettamente pulito e disinfettato, meglio che in certe case. Sono angosciata, ma si pu\u00f2 arrivare a 65 anni e non sapere dove sono nata? Arriviamo in piazza, non c&#8217;\u00e8 ombra di stazione ferroviaria e tanto meno di treni.<\/span><\/span> \u201c<span style=\"font-family:UbuntuLight;\"><span style=\"font-size:medium;\">Allora&#8230; cosa vuoi fare? Torniamo indietro?\u201d<\/span><\/span>\n\n<strong>\u201c<\/strong><span style=\"font-family:UbuntuLight;\"><span style=\"font-size:medium;\"><strong>No, non ci posso credere, non pu\u00f2 essere una storia inventata, mia nonna non mi avrebbe mai mentito. Fammi andare a chiedere in Comune\u201d<\/strong><\/span><\/span>\n\n\u201c<span style=\"font-family:UbuntuLight;\"><span style=\"font-size:medium;\">A quest&#8217; ora \u00e8 chiuso!\u201d<\/span><\/span>\n<span style=\"font-family:UbuntuLight;\"><span style=\"font-size:medium;\"><strong>Ma devo sapere, devo provare. Devo.<\/strong> Certa che il comune fosse aperto solo perch\u00e9 io ne avevo un disperato bisogno, scendo dalla macchina e mi avvio verso la porta del Comune con il cuore che mi batteva a mille. Abbasso la maniglia e spingo, \u00e8 aperto! Al di l\u00e0 di un&#8217;altra porta a vetri intravedo un&#8217;impiegata. Prima di arrivare davanti al banco, mentre lei scrive china sulla scrivania il terrore che mi possa prendere per pazza mi assale. Devo scegliere bene le parole giuste,<\/span><\/span> \u201c<span style=\"font-family:UbuntuLight;\"><span style=\"font-size:medium;\">Buona sera\u201d esordisco, \u201c senta, io sono Antonia Mascia e 65 anni fa sono nata qui a Portula per\u00f2&#8230; mia mamma mi ha sempre detto che sono nata su un treno, ma&#8230; non c&#8217;\u00e8 nessuna stazione qui a Portula e io&#8230; non so cosa pensare&#8230; insomma non so dove sono nata, lei non mi potrebbe aiutare?\u201d <strong>L&#8217;impiegata resta impassibile,<\/strong> mi chiede un documento e dopo averlo controllato si dirige verso un armadio e dopo aver fatto scorrere le grosse ante ne trae un librone, lo porta verso la sua scrivania e comincia a leggere in silenzio, poi mette al corrente anche me, che friggevo dall&#8217;impazienza.<\/span><\/span>\n\n\u201c<span style=\"font-family:UbuntuLight;\"><span style=\"font-size:medium;\">Dunque&#8230; qui c&#8217;\u00e8 scritto<strong> nata nella casa posta in frazione Granero numero 51\u201d. <\/strong><\/span><\/span>\n\n\u201c<span style=\"font-family:UbuntuLight;\"><span style=\"font-size:medium;\">In una casa a Granero? Al numero 51? Oddio a Granero, mai sentito nominare Granero, mi sembrava di essere uno di quegli impiegati che non capivano mai Portula.\u201d<\/span><\/span>\n\n<strong>\u201c<\/strong><span style=\"font-family:UbuntuLight;\"><span style=\"font-size:medium;\"><strong>SI, Granero \u00e8 una frazione di Portula e l\u00ec c&#8217;\u00e8 la stazione , ma adesso non funziona pi\u00f9.\u201d <\/strong><\/span><\/span>\n\n\u201c<span style=\"font-family:UbuntuLight;\"><span style=\"font-size:medium;\">Oddio, meno male che c&#8217;\u00e8 la stazione\u201d al n. 51, la mia nascita \u00e8 piena di 5.<\/span><\/span>\n<span style=\"font-family:UbuntuLight;\"><span style=\"font-size:medium;\">Dietro di me si materializza Enrico, che finalmente aveva trovato parcheggio, l&#8217;impiegata dopo aver dato un&#8217; occhiata veloce al librone lo guarda e chiede: \u201dil Signor Leoni?\u201d<\/span><\/span>\n\n\u201c <span style=\"font-family:UbuntuLight;\"><span style=\"font-size:medium;\">Ma c&#8217;\u00e8 scritto anche il suo nome sul certificato?\u201d<\/span><\/span>\n\n\u201c<span style=\"font-family:UbuntuLight;\"><span style=\"font-size:medium;\">Certo, aggiunge lei e, dopo avermi letto parte dell&#8217;atto di nascita, cerca altre notizie, ma non ne trova. Io sono elettrizzata e non vedo l&#8217;ora di cercare la stazione. Chiedo di poter fotografare il documento ed essendo la persona interessata ricevo dall&#8217;impiegata la fotocopia, un bel foglione di 42cm.x 29,5. Ringraziamo ed usciamo in fretta, io col mio certificato in mano, Enrico ancora incredulo del fatto che io abbia trovato il Comune aperto a quell&#8217;ora. <\/span><\/span>\n<span style=\"font-family:UbuntuLight;\"><span style=\"font-size:medium;\"><strong>Fuori \u00e8 gi\u00e0 buio, e io sono in ritardo di 65 anni, devo correre a Granero ma..<\/strong>. sento dentro di me un&#8217; immensa <strong>gratitudine per l&#8217;impiegata <\/strong>che, pur senza farsi coinvolgere era stata molto educata e professionale. Decido di rientrare in Comune per ringraziarla meglio e farle capire come la sua disponibilit\u00e0 sia stata importante per me. <strong>Lei per la prima volta accenna ad un sorriso e mi spiega:<\/strong><\/span><\/span><strong> \u201c<\/strong><span style=\"font-family:UbuntuLight;\"><span style=\"font-size:medium;\"><strong>\u00c8 una coincidenza che oggi io sia qui a quest&#8217;ora,<\/strong> il Comune dovrebbe essere chiuso,<strong> sto registrando l&#8217;atto di morte di mia nonna che \u00e8 appena scomparsa<\/strong>. Finalmente capisco perch\u00e9 prima la sentivo lontana e perch\u00e9 avevo avuto la necessit\u00e0 di tornare da lei, per esprimerle meglio la mia riconoscenza. Mentre mi parlava delle strane combinazioni, della necessit\u00e0 di sopire il proprio dolore, della nostra provvidenziale interruzione, osservo tutti quei particolare che prima non avevo letto in lei. <strong>\u00c8 vestita interamente di nero, in forte contrasto col pallore del viso<\/strong>; il tono della voce ora non \u00e8 pi\u00f9 neutro, ma gli occhi sono un po&#8217; gonfi come prima: tutto in lei avrebbe dovuto farmi pensare ad una persona affranta.<strong> Solo ora colgo il suo stato d&#8217;animo, <\/strong>e non so comunque cosa dirle, anche se posso immaginare il suo dolore.<\/span><\/span>\n\n<strong>\u201c<\/strong><span style=\"font-family:UbuntuLight;\"><span style=\"font-size:medium;\"><strong>Mi dispiace tantissimo, la capisco, anch&#8217;io ho avuto una nonna speciale\u201d.<\/strong><\/span><\/span>\n<span style=\"font-family:UbuntuLight;\"><span style=\"font-size:medium;\">Peccato non avere avuto la prontezza di aggiungere, in quel momento, che<strong> i ricordi della sua nonna l&#8217;avrebbero aiutata<\/strong>. Ci siamo salutate come se ci conoscessimo da tanti anni, entrambe, credo, pi\u00f9 leggere, se fra di noi non ci fosse stato il bancone sono certa che ci saremmo abbracciate. Risalgo in macchina e, mentre Enrico si d\u00e0 da fare per raggiungere Granero, che aveva notato prima di cominciare a salire, io leggo avidamente tutti i particolari scritti sul mio certificato di nascita.<\/span><\/span>\n\n\u201c<span style=\"font-family:UbuntuLight;\"><span style=\"font-size:medium;\">Senti, c&#8217; era anche mio padre.<strong> La denuncia di nascita in Comune \u00e8 stata fatta quattro giorni dopo.<\/strong> Nessuno me lo aveva mai detto, sapevo che lui aveva spedito la mamma e Luciano a Portula e basta. C&#8217;\u00e8 la testimonianza dell&#8217;ostetrica che ha assistito al parto e ci sono i nomi dei testimoni dell&#8217;atto, due impiegati del comune&#8230; senti, senti, sono nata alle 15-30. Elettra era ancora a scuola a quell&#8217;ora, per quello non ha visto la cicogna! Sono euforica, contenta e impaziente. Parcheggiamo l&#8217;auto davanti al numero civico 51, a destra e a sinistra di questa villa intravediamo nel buio alcuni depositi ferroviari. Si, sono nata qui. Suono il campanello, pensando che mi avrebbero scambiata per una venditrice ambulante, invece sono stati disponibilissimi i due coniugi che ci sono venuti incontro. Gli abbiamo raccontato grosso modo la storia, erano interessati, abbiamo chiacchierato un po&#8217;, loro conoscevano un sacco di cose, compreso il nome del capostazione che c&#8217;era negli anni 50. Ci siamo salutati con la promessa che saremmo ritornati. <strong>Stavo salendo in macchina quando la signora mi ha chiesto: \u201cIn che mese \u00e8 nata?\u201d<\/strong><\/span><\/span>\n\n\u201c<span style=\"font-family:UbuntuLight;\"><span style=\"font-size:medium;\">A maggio, il 5 Maggio del 50, perch\u00e9 me lo chiede?<\/span><\/span>\n\n\u201c <span style=\"font-family:UbuntuLight;\"><span style=\"font-size:medium;\">Maggio \u00e8 un bel mese per nascere qui, c&#8217;\u00e8 il sole tutto il giorno\u201d.<\/span><\/span>\n<span style=\"font-family:UbuntuLight;\"><span style=\"font-size:medium;\">Allacciandomi la cintura di sicurezza ho pensato: \u201ccosa voglio sapere di pi\u00f9, <strong>sono nata in una bella giornata soleggiata.\u201d <\/strong><\/span><\/span>\n<span style=\"font-family:UbuntuLight;\"><span style=\"font-size:medium;\"><em><strong>Epilogo<\/strong><\/em><\/span><\/span>\n<span style=\"font-family:UbuntuLight;\"><span style=\"font-size:medium;\"><strong>I ricordi di nonna Tina li ho sempre avuti con me e solo ora ne scrivo, grazie a Sandra, solerte impiegata del comune di Portula, che attraverso il suo dispiacere mi ha fatto capire che anche lei, come me, ha avuto una nonna speciale.<\/strong><\/span><\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Premessa Storie di un altro mondo. Lo scorrere del tempo ha interrotto le tradizioni. Adalgisa non era una donna bella e nemmeno affascinante in compenso era bassina ma&#8230; di sicuro aveva delle virt\u00f9 nascoste perch\u00e8 un bel giovanottone con bei mustacchi si innamor\u00f2 di lei vedendola recitare sul palcoscenico. Si sposarono. 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