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Piccole fiabe?

Il libro di Maria Fedele e Mary Nicole si presenta egregiamente: prima e quarta di copertina riportano graziosi e variopinti disegni eseguiti da Claudia Mesa e Michele Finelli , per rappresentare le fiabe descritte al suo interno. I fogli sono di carta patinata in una rilegatura impeccabile. La grandezza del carattere usato è particolarmente grande e…. per una nonna che debba leggere queste storie ai nipotini è piacevole. Penso anche che sarà perfetta per quei bambini che già leggono da soli. Ma si farebbe un torto alle due autrici se si riducesse questo libro ad un’utenza così limitata. E’ infatti chiaro fin dal titolo del libro: “Piccole fiabe crescono ” che i racconti hanno diverse chiavi di lettura, per cui il libro di Maria Fedele e Mary Nicole è destinato a tutto quel pubblico che pensa ci possa essere sempre un’occasione per Crescere. Per la presentazione di questo libro le due autrici si sono affidate alle parole di un autore di eccezione e… non vi dirò nulla, a voi il piacere di scoprirle.

Si dividono il libro le due autrici: sei racconti per Mary Nicole e cinque per Maria Fedele.

La prima le intitola: Fiabe dal recinto, e già questo recinto io l’ho interpretato come un abbraccio, un abbraccio amorevole che protegge, consola ma insegna anche ad affrontare le diversità, come in: “Un gradevole intruso” e “La vita scorre”. Dove la mamma scrofa salva ed accudisce un piccolo riccio. Dove allontanarsi dal recinto vuol dire anche crescere ed allargare la famiglia. Mary Nicole affronta con garbo anche il tema dell’emigrazione dal punto di vista dei bambini, descrive la nostalgia di Al per la sua terra d’Africa e il suo integrarsi in: “Si parte” e in: “100″. Altre storie, come quella della gattina Minù che dovrà vedersela con un cagnolino, mettono in evidenza problematiche come l’egoismo e l’incapacità di capire gli altri. La scrittura di Mary Nicole è scorrevole, chiara, piacevole, i suoi racconti sono come la sua biografia: pieni di persone care, amici e amore. Ha cominciato a scrivere poesie a 6 anni e a 15 vinceva concorsi letterari, ha pubblicato diversi libri tra cui: “Padparadshah. Rosa D’asfalto” edito da Arcipelago Edizioni nel novembre 2004. Membro dell’Antologia “IncastRIMEtrici vol.1edito nel 2006 e autrice del libro “Ultima cena di Mary Nicol, in download gratuito su www.lulu.com/content/2282314.

Per Maria Fedele  è:”La prima volta che pubblica dei racconti” e se non ci avessero informati nella biografia non ce ne saremmo accorti perché la sua scrittura è diretta, espressiva e priva di fronzoli. Anche i sui racconti parlano di animali e danno il titolo a questo libro “Piccole fiabe crescono”. L’ippopotamo Gelsomino, la cui mole gli procurerà non pochi problemi, si troverà alla fine della fiaba ad essere leggero come una farfalla e…solo leggendo il racconto si capirà come sia potuto succedere. L’autrice descrive puntigliosamente la caparbietà della tartaruga Eloisa che vuole assolutamente raggiungere la cima della montagna. Sembra solo una fatica, affrontata in solitudine, gli amici vorrebbero aiutarla ma lei vuole la sua libertà. E’ una dura Eloisa, come il suo carapace. L’autrice ad un certo punto la descrive così: “Ma Eloisa era la testuggine più testarda del pianeta, quindi impettita non tornò indietro, avrebbe perso del tempo prezioso e poi oramai la meta era lì a portata di mano. Non fece però i conti con il freddo glaciale che la costrinse sempre più spesso a rifugiarsi in se stessa, nella sua armatura, così consueta, conosciuta, così solita e familiare, da cui poteva ricevere protezione, sicurezza e sopravvivenza”. Riuscirà Eloisa a raggiungere la vetta? e poi? I finali delle fiabe di Maria Fedele sono sempre ben studiati. Altri animali popolano le sue fantasiose fiabe: La lucciola Caterina che scopre di essere una veggente e il topo Ernesto che dopo aver raggiunto la luna, tornerà coi piedi per terra. Pagine piene di dolcezza sono quelle dedicate alla favola “Brava Giulia”. La protagonista interpreta il desiderio di volare, comune a molti bambini e l’autrice risolve il problema con maestria. Anche qui il finale è pirotecnico! Fra le righe, anche nei racconti di Maria Fedele, troviamo ineguatezza e accettazione, incapacità di ascolto ed egoismo, paure e felicità.

“Piccole fiabe crescono” Maria Fedele & Mary Nicole

Ma siamo sicuri che siano solo fiabe?

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Ho visto Ponyo

E mi è piaciuto moltissimo! Il film di animazione di Hayao Miyazaki inizia lentamente e dolcemente per proseguire poi con un ritmo incalzante. I protagonisti della favola sono: Ponyo, una pesciolina rossa  un po’ magica  che rimane incastrata in un vasetto di vetro. Sosuke il bimbo che la libera e le promette di proteggerla. Altro protagonista di questo splendido cartone animato è l’ambiente: quello marino e quello terrestre. Il mondo marino è in continuo movimento: le alghe fluttuano, i pesci ondeggiano, le meduse danzano, le onde si accavallano; le tinte pastello sembrano stemperarsi in acqua fondendosi con l’ambiente. Ma non sono sempre rose e fiori! Quando nella nostra favola Ponyo si ribella al padre Fujimoto “stregone del mare” allora si che il mare si arrabbia: le onde si ingrossano, si uniscono, diventano enormi, scure ed  hanno occhi spaventosi. Il furore del mare segue gli umori di Fujimoto che è determinato a riportare Ponyo in fondo al mare; ma lei vuole diventare una bambina e tornare sulla terra da Sosuke.

Una terra che Hayao disegna con maestria: le coste, i boschi i prati  sono lussureggianti  ma anche pieni di immondizia.

In questa favola i bambini sono: responsabili, determinati e  generosi. La presenza femminile è preponderante: c’ è la mamma si Sosuke, che è un bel peperino. La mamma di Ponyo creatura marina particolarmente affascinante, le donne anziane, ospiti dell’istituto Girasole e le dipendenti, e naturalmente le maestre di scuola. I maschi sono più defilati se non quasi assenti, come il padre di Sosuke. Oppure sono cattivi come lo stregone Fjimoto.

Siamo in Giappone e le mamme sono uguali alle nostre: Capaci di arrabbiarsi di brutto.

Siamo in Giappone e i papi vanno per mare. I nostri sono intrappolati dal lavoro e dal traffico.

Siamo in Giappone e le anziane sono uguali alle nostre. Alcune dolcissime, altre insopportabili.

Siamo in Giappone e il mare e la terra sono inquinati come i nostri.

Siamo in Giappone, Susuke chiude il rubinetto dell’acqua. Anche i nostri bambini stanno imparando.

Ponyo sulla scogliera: Una favola per bambini, un incitamento per i grandi.


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Il mar di Biringhello

La via Biringhello era di razza contadina, si allungava scavata nei campi, anonima, quieta, all’apparenza deserta. Ma come i contadini anche lei nascondeva un sacco di segreti. La rivedo ancora, un po’ sbilenca, e piena di sassi, se  c’era il sole  la polvere sbiadiva il verde ai suoi lati per riprendere brillantezza poco più in là. Se invece pioveva le buche si allagavano  formando un mare d’acqua che persisteva a lungo, per questo i Rhodensi l’ hanno soprannominata: ” Il Mar di Biringhello”. Ci sono ancora oggi degli anziani che per sottolineare il fatto che non andranno in ferie dicono: “Andremo al mar di Biringhello”.

La strada era una scusa, un mezzo, un punto di partenza dal quale ti potevi aspettare di tutto. Bastava costeggiare la cinta del campo sportivo, poco distante,  per scovare fra l’erba alta i ricci. Bastava che i contadini alzassero le chiuse dei canaletti per irrigare i campi che subito i tuoi piedi si tuffavano in quell’acqua gelida che ti trascinava e dovevi tenerti ben salda. Bastava che qualcuno scovasse l’erba che suona per sbizzarrirti in un concerto improvvisato, oppure tutti a buttarsi in quella macchia color violetto per succhiare l’attacco di quei  fiorellini dolcissimi. C’era l’erba che masticandola sapeva di limone, l’ortica che bruciava, altre che infilate nella schiena facevano il solletico. Raccoglievamo margherite, viole e gigliucci, passavamo ore e ore alla ricerca di un quadrifoglio. Più comuni invece i soffioni del tarassaco, che usavamo per soffiarceli l’un con l’altra. A volte l’erba era tanto alta da potercisi nascondere, oppure eravamo piccoli noi, non so!

In quell’intrico di erba, rametti e arbusti, a lato di strada, scorgevamo nidi e formicai, salvavamo gattini abbandonati, e portavamo a casa piccoli di merlo che nutrivamo con carne trita e pezzettini di frutta.

Oltre alle macchine agricole, in Via Biringhello  ci passava il carretto dei gelati che per annunciarsi  suonava il campanello, e noi, tutti a casa, per farci dare cinquanta lire, poi eravamo tutti attorno al carrettino ad aspettare il nostro turno, allungavamo il collo ogni volta che il gelataio alzava il coperchio per affondare la paletta nella panna o nel cioccolato, richiudeva per non farlo sciogliere  e dopo aver riempito un cono passava a prepararne  un altro, e noi sempre li ha sbavare, a controllare che il nostro cono fosse grande come quello degli altri. Pedalando  era arrivato il gelataio vestito di bianco e pedalando proseguiva verso la frazione di Biringhello.

Sulla via Biringhello c’erano poche villette ma quando altri uomini  passavano le donne spuntavano improvvise a farsi molare i coltelli e le forbici dall’arrotino che era vestito di nero. Anche noi accorrevamo e ci fermavamo incantati a guardare la mola che girava e affilando i coltelli spruzzava acqua.

Arrivava un furgoncino con stoffe, calze, fazzoletti e abiti; e di nuovo tutti in strada a mercanteggiare sul prezzo di una camicia,  a ridere del colore di un vestito, a saltare sul furgone!

La strada era la nostra pista per correre, i suoi bordi ci servivano da trampolino di lancio, le sue buche erano ostacoli da saltare, i sassi macigni da spostare, i rospi mostri da sconfiggere. Le ampie pozzanghere ancora scure per l’umidità ma già segnate dalle crepe ci fornivano del fango fantastico per farci di tutto. Eravamo sempre o  impolverati o  infangati, con le ginocchia sbucciate, gli abiti  sbrindellati e il moccico al naso. Eravamo felici e non lo sapevamo!

Poi… molto poi… hanno asfaltato la via Biringhello e quando piove  resta ancora allagata! Questione di pendenze? di scarichi? non si sa!

Ieri ho raccontato a mia nipotina la storia del Mar di Biringhello e comunque, il primo giorno di pioggia la porterò a conoscere questo specialissimo mare!I


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Speriamo

E’ passato un anno e la bisnonna è sempre più avvolta nei suoi ricordi a volte nebulosi, a volte  lucidissimi, i non mi ricordo sono aumentati esponenzialmente, ed ogni tanto chiede di chi sia figlio uno dei suoi bisnipoti che gli saltano in torno. Non riconosce il golf che indossa e… per l’ennesima volta le spieghiamo che è il nostro regalo di Natale per lei.

Speriamo che serbi il ricordo di questa giornata e che le sia di conforto in giornate più dure.

E’ passato un anno e la più grande delle nipoti festeggia oggi con noi il suo ventitreesimo compleanno, perché altrimenti dice: ” Va a finire che domani, data ufficiale, non lo festeggio più “. E’ cambiata Paola, l’ho sentita più sicura e disinvolta, la scelta di vivere da sola sta già dando i suoi frutti. E’ la prima ad andarsene, vuole riposarsi per essere in forma nei giorni successivi, quando riprenderà a lavorare.

Speriamo che il suo contratto a tempo determinato si trasformi al più presto  in un contratto a tempo indeterminato. Soprattutto alla gioventù non dovrebbe mai essere tolta la speranza.

E’ passato un anno e i nonni che girano per casa, hanno fatta esperienza: conoscono meglio i nipoti e con loro cantano, giocano e leggono storie. Conoscono meglio generi e nuore. Cercano di accontentarli, barcamenandosi con le esigenze di entrambi.

Speriamo che conservino la forza che gli occorre.

E’ passato un anno e la squadra di nipotini è sempre da ” mangiare!“, hanno imparato a parlare, a giocare insieme, si scrutano, si copiano, corrono pericolosamente tra il tavolo e il divano. Quando la piccola canta una canzone spontaneamente tutti tacciono e quella vocina incanta tutti.

Speriamo che il loro entusiasmo non si esaurisca mai.

E come l’hanno scorso suona più volte il campanello:Altri zii, altri cugini, altre nonne, tutti desiderosi di incontrarsi, salutarsi, abbracciarsi.

Speriamo che durante l’anno che verrà possano trovare il tempo di: incontrarsi, salutarsi, abbracciarsi.

E’ passato un anno e ancora manca una mamma che è di turno in ospedale. Speriamo che l’hanno prossimo si possa festeggiare insieme.

E’ passato un anno e i padroni di casa ci ospitano ancora. Speriamo per l’hanno prossimo di poterli ospitare tutti da noi.

Speriamo… speriamo in bene per tutti.








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Due autori, storie e favole dallo stesso mondo

Il libro di Erri De Luca: Il contrario di uno, contiene una poesia e venti novelle, la prima è intitolata: Vento in faccia, è una storia forte, con verità sconosciute ai più, quattro pagine intense in cui drammaticamente  senti tutto e vedi tutto.

Non sono riuscita  a passare alla seconda novella, ero troppo angosciata. Ho così iniziato a leggere: Favole al telefono, di Gianni Rodari, sono favole brevissime di una limpidezza e solarità assoluta. Mi sembrava, leggendole, di alleggerire il carico della precedente lettura, così alternavo i due autori: una novella di De Luca e qualche favola di Rodari che con le sue  centotrentasei favole per bambini si è pian piano inserito nelle novelle di De Luca, e così è  successo che alle cariche della polizia si contrapponesse Giovannino Perdigiorno che  per essere punito deve schiaffeggiare la guardia che lo multa. Si legge: Certo che è  ingiusto, certo che è terribile – disse la guardia- La cosa è tanto odiosa che la gente, per non essere costretta a schiaffeggiare dei poveretti senza colpa, si guarda bene dal fare niente contro la legge.
De Luca ricorda spesso la sua infanzia, con lucidità e senso critico, in: Il pollice arlecchino, a proposito di un’attrezzatura per dipingere che suo padre si  regala per Natale scrive: Era stata una spesa robusta e se ne vergognava per ciò era burbero: “Non si tocca,” disse a noi bambini, aggiungendo un altro articolo all’ordine delle cose proibite. E… Rodari inventa il pulcino cosmico che viene in missione segreta sulla terra e ad un genitore spiega chiaro e tondo che non educa bene i suoi figli. Ancora infanzia quando De Luca scrive del profumo di brioches e altri gas, dove il gas rappresenta la fatica; i grandi che lui osserva lavorando con loro ma in disparte. C’è del rammarico quando scrive: Gli uomini odoravano di esca e di forno. Sentivo in quell’età di essere parte di una comune virilità del mondo, muta, profumata. Da adulto non l’ho ritrovata negli uomini.

Sul titolo del libro: Il contrario di uno, molte frasi ed argomenti ci danzano intorno, come ad esempio nel: Il pilastro di Rozes si legge:”Siamo in due: in parete è molto più del doppio di uno”. In quarta di copertina:Due non è il doppio ma il contrario di uno, della sua solitudine. Due è alleanza filo doppio che non è spezzato. La  solitudine è  presente anche quando non se ne parla, la forza e la volontà di scacciarla anche.

La dedica del libro è: Alle madri, perché  essere in due comincia da loro e, la poesia che segue: Mamm’Emilia è da leggere! impossibile parlarne senza rovinarla.

I bambini che lessero i primi racconti umoristici di Rodari  nel ‘47 e nel 50 li lessero su riviste politiche dei genitori, così Rodari  disse che: Era quasi obbligatorio trattarli diversamente da come prescrivevano le regole della letteratura per l’infanzia, parlare con loro delle cose di ogni giorno, del disoccupato, dei morti di Modena, del mondo vero…

C’è una vecchia zia Ada, nelle favole di  Rodari che finisce al ricovero, che è lontana dai suoi figli e criticata dalle sue nuove vicine, ma lei riesce ancora a dare agli altri e questo la fa stare bene. Ci sono tantissimi personaggi strani e storie impossibili che vi assicuro è stata una delizia immaginarseli leggendo.

Per Erri De Luca è stato molto più complicato. La matassa dei suoi pensieri ho dovuto dipanarla lentamente, per evitare di ingarbugliarmi, mi sono dovuta fermare parecchie volte per disfare nodi che non mi facevano andare avanti, ho dovuto tornare indietro per riprendere bene il filo, ma procedendo con attenzione ho apprezzato la sua sensibilità e sincerità d’animo.

Due autori: Erri De Luca e Gianni Rodari, che mi sento di ringraziare per la loro sincerità, qualità molto ricercata su questo mondo

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Avrei giurato che fosse femmina

Invece, Alexander McCall Smith, è un maschio nato nello Zimbabwe, è professore di medicina legale all’Università di Edimburgo; scrive opere specialistiche ed è vicepresidente della commissione inglese per la genetica. Queste ed altre informazioni si leggono sulla quarta di copertina dei suoi romanzi, si perché Alexander McCall Smith, non pubblica solo opere impegnative ma anche piacevolissimi romanzi.

Ho letto per primo:”Il tè è sempre una soluzione” poi “Un peana per le zebre“, quando Raffaella me li ha prestati mi ha detto:”Vedrai sono carini”.

In seguito ho acquistato in libreria , sempre dello stesso autore: “Morale e belle ragazze” e “Le lacrime della giraffa” che ho finito di leggere ieri sera. Insomma ne ho fatta una scorpacciata! e non averli letti nella giusta sequenza non ha affatto inciso sul piacere della lettura.

Nei romanzi di Alexander McCall Smith si respira l’Africa, si ascolta l’Africa, si osserva con lui il sorgere del sole, quando scrive:”Il sole, una grande palla rossa, per un attimo restò appesa alla linea dell’orizzonte poi si liberò e si gonfiò veleggiando su tutta l’Africa…Ci parla della politica del Botswana, e chi mai ce ne aveva parlato prima? Racconta della sua capitale: Gaborone, di altri paesi dai nomi per noi sconosciuti: Molepolole, Lobatse, Mochudi con tutti i personaggi che li animano e in più: le loro amiche, sorelle, zii, cugini di primo di secondo e di terzo grado, anche loro con nomi dal suono stranissimo per noi, ma… la loro natura non è differente dalla nostra, lo sa bene Alexander McCall Smith quando fa esprimere questo concetto alla signora Precious Romotswe, fondatrice della Ladies’ DetectivAgency N: 1, protagonista dei romanzi, altri personaggi le girano attorno fedeli: la sua segretaria che diventerà… Il fidanzato o… marito? con i due lavativi apprendisti meccanici, la direttrice dell’orfanotrofio con i suoi bambini e con gli innumerevoli problemi da risolvere che le tempreranno il carattere. Tutti bevono in continuazione il tè rosso in grandi quantità, è servito e sorseggiato nelle circostanze più disparate: per rilassarsi, chiacchierare e pensare, con grande sollievo di tutti. Non sono da meno gli altri personaggi che nei vari romanzi si affacciano sulla porta dell’agenzia investigativa per chiedere aiuto, a loro il tè viene offerto per metterli a loro agio, come richiede la buona educazione del Botswana. Educazione, morale, tradizioni e consuetudini sono sempre presenti, come il tè!

Le indagini richiedono spostamenti che la rispettabilissima signora Ramotswe effettua col mitico furgoncino bianco tenuto in ordine dal suo compagno meccanico che è una persona speciale, come speciali sono gli animali e la vegetazione che la circondano, anche in città. Si legge: “Sola nella sua casa di Zebra Drive, la signora Ramotswe si svegliò, come spesso le capitava, nel cuore della notte, quando la città tace, perfettamente silenziosa; il momento di massimo rischio per i topi e altre minuscole creature, quello in cui i cobra e i mamba vanno a caccia senza far rumore.” Oppure “C’erano aiuole rigogliose di gigli tropicali, grovigli di bouganville e, folti praticelli di erba kikuyu…” L’ombra è garantita da grandi baobab o macchie di acacie spinose. Ci sono formicai che… e cani cacciatori di serpenti. E in tutte le pagine… l’aria africana è penetrata con la sua finissima sabbia proveniente dal deserto del kalahari.

Lo scorrere delle indagini è parallelo allo scorrere della frescura del mattino, all’incombere della tremenda calura. E tremende sono anche le realtà della povertà, delle malattie e delle sofferenze che in queste pagine ci arrivano intrecciate a personaggi che noi stiamo immaginando grazie alla scrittura e paradossalmente ci sembrano più vere di quelle riportate delle cronache, con statistiche e numeri concreti.

Per abitudine, per quanto riguarda i libri che non conosco, non leggo mai prima del romanzo chi è l’autore e tanto meno le recensioni o critiche per non esserne influenzata.
Per risolvere i casi che le si presentano la signora Precious Ramotswe è stata dotata dal suo autore di : sensibilità, attenzione, capacità di deduzione e un pizzico di ingenuità. E’ conoscitrice del mondo femminile e maschile, tanto da farmi credere che l’autore del romanzo che stavo leggendo fosse femmina. Naturalmente ci sono molte altre raffinatezze in questi romanzi di Alexander McCall Smith, che si direbbero all’acqua di rosa, invece secondo me… Ma lascio a voi il piacere di scoprirlo.

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Per quelli che… oh yes!

Per quelli che: “Un altro libro?”.

Per quelli che: “Che brava!”.

Per quelli che: “Ma tu scrivi così come ti viene?”.

Per quelli che: “Finalmente qualcosa di bello da leggere”.

Per quelli che: ” Ma dovevi scrivere di più sul lago Maggiore!”.

Per quelli che: ” Ma ti ha aiutata tuo marito?”.

Per quelli che: “Strettamente personale? Ma… sono favole per bambini?“.

Per quelli che: “Lo compro subito”.

Per quelli che: ” Non hanno il computer”.

Per quelli che: ” Ci han provato ma… non ci son riusciti”.

Per quelli che: ” Non hanno la carta di credito”.

Per quelli che: ” Hanno paura di usare la carta di credito”.

Per quelli che: ” Si sono iscritti e poi… faranno l’ordine”.

Per quelli che: ” Ne voglio comperare otto”.

Per quelli che: “Aspettano una presentazione”.

Per quelli che: “Aspettano e basta”.

Per quelli che: “Dicono di non saperlo”

Per quelli che: “Lo sanno e mi parlano d’altro”.

Per quelli che: “Silenzio e basta”.

Per quelli che: “Stanno già leggiucchiando!”. (Cosa?)

Per quelli che: “Complimenti lo leggeremo”.

Per quelli che: “Poi ti commento il libro”.

Per quelli che: “Vorrei… ma non posso”.

Per tutti costoro, il libro “Strettamente personale” e “La quinta barca è Magica” , saranno disponibili nel sistema bibliotecario del nord-ovest e nella Biblioteca Sormani di Milano.

Buona lettura a tutti.

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Mangiando gli avanzi

Il Natale è passato e per casa girano ancora gli avanzi. I contenitori sono ormai ridotti e ricoperti di pellicola trasparente, le decorazioni di gamberetti sono impiastricciati di maionese, i ravioli che già erano buoni, oggi sembrano ancora meglio e scaldandoli il profumo della noce moscata aleggia in cucina, l’arrosto lo immagino un po’ secco, invece il microonde fa miracoli. Apparecchiando aggiungo in tavola un vassoietto con torroncini e due fette di panettone, non vorremmo farci mancare nulla! Tutte le leccornie del Natale sono presenti in tavola in una versione ridotta e dimessa. Sulla qualità invece niente da dire, ognuno di noi ha dato il massimo.

E mangiando gli avanzi di Natale ripenso a cosa hanno portato le giovani coppie per tutti noi, il meglio della loro produzione: i bambini, buoni che ti veniva voglia di mangiarli, anche quando strillavano, anche quando erano seduti nel loro tavolino basso e mangiavano di gusto i ravioli, anche quando si portavano via di mano i nuovi giocattoli. Una vera gioia le loro vocine, una vera gioia la loro spontaneità il loro ridere e piangere, il loro lanciarsi o saltare dal divano al tappeto, la loro energia, la vita, la speranza.

Mangiando gli avanzi di Natale il ricordo dei bambini è stato come una magia che ancora ti rallegrava.