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E adesso che ho finito di leggere questo bel libro, mi viene voglia di ricominciarlo, perché l’ho letto troppo in fretta. Più elegantemente si dovrebbe dire che la narrazione scorre e invoglia a proseguire. Quando in libreria mi hanno consegnato il libro scritto da Mauro Ballerini sono rimasta impressionata, 720 pagine, con tutto il suo peso fisico e… storico, visto il titolo: Raramente ho scritto Teatro senza la maiuscola. Uno spaccato di storia italiana attraverso la vita e la carriera di Ernesto Calindri e la plurisecolare tradizione familiare che lo precede. Nelle prime pagine l’autore ci tiene a spigare la fatica immane occorsagli al fine di reperire la documentazione necessaria per arrivare a scrivere la biografia di Ernesto Calindri. Ha fatto bene ad informarci, perché i progetti ben riusciti, lo sappiamo, non sono mai frutto del caso. Leggere questa biografia è stata una scoperta continua. Ripercorre i primi anni del Calindri ragazzino, scopre in che modo, nonostante tutto, anche Lui abbia preso la via del teatro, ne fa capire le motivazioni e spalanca anche una porta sul mondo dei comici, orgogliosi di esserlo anche se poveri, girovaghi istruiti ma senza fissa dimora, perennemente alla ricerca di nuove piazze, nuovi ingaggi e nuovi testi al fine di risolvere l’oneroso problema del mettere assieme il pranzo con la cena. Sono molte le compagnie di giro minori, dimenticate, che hanno affrontano questi problemi. A questo proposito scrive Ballerini: A dispetto di quanto qualvolta si possa credere, questi minori del teatro italiano, questi nessuno, per sempre cancellati dai manuali, che sono stati sconfitti in vita e dopo la morte, non provenivano in alcun modo da una degenerata e insignificante guittalemme germogliata nel dilettantismo sciatto o sconfinante nel nomadismo zingaro, ma possedevano al contrario una loro innegabile grandezza e un’autentica dignità attorica. La vita di Ernesto Calindri, si snoda attraversando l’Italia degli anni trenta, quando i teatri itineranti andavano alla grande, il periodo fascista e il dopo guerra, anni 80, 90, ecc.. ecc… in pratica per tutti i 70 anni della sua lunga, lunghissima carriera. Ballerini è incalzante nel procedere, con rigore professionale e metodo, lo immagino con la mole di documentazioni che si è procurato negli anni di ricerca: recensioni e critiche giornalistiche, fotografie, contratti, locandine. Tutto diviso con elenchi di spettacoli e autori. Ma non pensiate che la cosa possa disturbare il fluire della lettura, anzi, veniamo a conoscenza di nuovi autori stranieri che si avvicendavano ai nostri Pirandello, Nicodemi, Dannunzio. Conosceremo le trame degli spettacoli, gli aneddoti, le atmosfere, gli amici, la famiglia, i ricordi del Calindri. Il tutto si alterna sapientemente, tanto da rendere questa biografia un romanzo avvincente. Non mancano, nella seconda parte della biografia, rivelazioni e sorprese. Compagnie teatrali ottocentesche intrecciate con gli avi del nostro Calindri. Spionaggio politico e delatori. Tutto documentato. Se ai lettori avvezzi a questi fatti, penso agli attuali figli d’ arte, agli addetti ai lavori, gli attori o semplicemente agli amanti del teatro, il libro susciterà emozioni e ricordi. Per tutti gli altri, quelli a cui giunge nuovo: Il Carro di Tespi o non sanno dove collocare Melpomene e Talia, o pensano che i capo comici facciano ridere, soprattutto per loro, questo libro sarà una rivelazione del mondo passato, senza la quale sarà più difficile comprendere quello presente. Insomma, un libro appassionante, scritto con rigore ed eleganza uno di quei libri che ti viene subito voglia di telefonare alla tua amica per dirle: Ti mando la foto della copertina di un libro bellissimo che ho appena finito di leggere, te lo consiglio vivamente, poi ne parliamo, ci sono molti spunti che vorrei condividere con te. Il libro: Raramente ho scritto Teatro senza la maiuscola, pubblicato a gennaio del 2024 dalla Casa Editrice PHOTO TRAVEL di Marino Giovanni, riscatta finalmente Ernesto Calindri dall’oblio della dimenticanza e del disinteresse, grazie al suo autore Mauro Ballerini, appassionato e storico del teatro, nonché figlio d’arte, che nel 2020 crea un sito interamente dedicato agli artisti dimenticati di cui lui, con pazienza e amore, ha ricostruito vita e carriera.

Alla domanda: “Il rientro tutto bene?” E’ stato imbarazzante rispondere. Passi, ancora in Grecia, la deviazione obbligata per una frana a causa dell’alluvione del mese scorso, con il nuovo percorso non segnalato e su strada particolarmente tortuosa che ha richiesto 40 minuti in più del previsto. Passino pure le 4 ore e 30 di ritardo sulla partenza da Patrasso per Ancona della Hellenic Spirit, nave traghetto della compagnia di navigazione greca Anek Lines, ormai siamo quasi assuefatti dalla loro mancanza di puntualità. Passi anche, che di conseguenza, gli amici che ci aspettavano a Ravenna per cena ci abbiano visti arrivare alle 23,30. Comunque quando dalla Anek Lines, quattro ore prima della partenza ci hanno avvisati del ritardo li abbiamo chiamati invitandoli a non aspettarci per cena, saremmo arrivati decisamente fuori orario. Fino a quel momento diciamo che è andato quasi tutto bene. Terminare le ferie incontrando a Ravenna Clo e Roberto è stato un piacere, nonostante l’orario del nostro arrivo, siamo andati avanti a chiacchierare fino a notte fonda. La mattina seguente partiamo con comodo, abbiamo davanti tutta la giornata per arrivare a casa. Dovrei guidare io perché ad Enrico è scaduta la patente a settembre, ma decidiamo che in autostrada guiderà lui, poi da Varese guiderò io. Dopo aver mangiato la Quiche lorraine che la sera precedente ci aveva preparato Clo ci siamo fermati in un autogrill nei pressi di Somalia per prendere un caffè, e mentre ci accingevamo ad uscire, per immetterci in autostrada, dall’auto della polizia stradale è sceso un agente e ci ha informati che dovevano controllare i documenti perchè con la telecamera, inquadrando la nostra targa, risultava che non avessimo effettuato la revisione del’ auto. Anche la patente era scaduta, ma come glielo spieghi alla Polizia Stradale che prima di partire abbiamo, tramite l’ ACI, cercato di rinnovarla la patente, ma ci hanno spiegato che sarebbe stato possibile rinnovarla non prima di quattro mesi, cosa per noi non fattibile perchè la prenotazione per la partenza era fissata al primo maggio. Ci siamo detti che non sarebbe stato un problema, al ritorno avrei guidato io. A chiacchiere, però, nei fatti Enrico ha voluto risparmiarmi la tensione di un lungo viaggio, tanto, ha detto: “In autostrada non ti fermano”. Appunto! Dopo aver preso una bella sgridata da uno dei due poliziotti, abbiamo spiegato, ma la cosa più grave era il ritiro del libretto di circolazione con conseguente fermo macchina e mille altre difficoltà burocratiche ed economiche. Quella della revisione è stata una nostra dimenticanza e l’avviso della scadenza è arrivato per posta quando eravamo in Grecia. Eravamo sopraffatti dalle conseguenze che si profilavano davanti a noi. Senza macchina sarebbero saltati più appuntamenti che avevamo preso in precedenza. Abbiamo cercato una soluzione possibile ed è stato il poliziotto a suggerircela: “Certo, se aveste già la prenotazione della revisione entro domani, potremmo non ritirarvi il libretto di circolazione”. Enrico chiama subito l’officina che fa difficoltà per l’urgenza, a questo punto il poliziotto chiede di parlare direttamente col responsabile: ” Pronto Polizia! mi serve un appuntamento entro domani per una revisione e mi serve anche che mi mandi la conferma dell’appuntamento via E-mail ” Risposta: ” Va bene, domani alle 14,30″. Non finiamo più di ringraziare, siamo salvi. Ci è voluto un bel po’ per tutte le scartoffie, una delle quali ci permetteva di guidare fino a casa, e il giorno dopo fino dal meccanico in officina, un altro foglio per il rinnovo patente. Ripartiamo mogi, che sfiga, ci siamo fermati solo per un caffè e ci hanno beccato subito. Guida Enrico, ora può farlo, strada facendo ci rendiamo conto che l’ ufficio dell’ACI è di strada e ci siamo anche con gli orari, ma l’impiegata pretende la patente che ci è stata ritirata, non c’è verso, le diamo il foglio che ci ha rilasciato la polizia che ha trattenuto la patente, niente, irremovibile. Passiamo dalla scuola guida, chiediamo, spieghiamo, mostriamo il foglio della polizia e ci fissano l’appuntamento con l’oculista per le ore 20 della stessa giornata, il medico c’è due volte alla settimana: il martedì e il venerdì e oggi è martedì, un po’ di fortuna non guasta. Oggi è stata una giornata molto tesa, la macchina è carica, noi siano stravolti, sono le 18 e fa ancora caldo, possiamo solo andare a casa, e non possiamo più usare la macchina fino a domani per la revisione. Prima ancora di arrivare a destinazione chiamiamo Ilio, il nostro vicino di casa, gli raccontiamo tutto, chiedendogli anche se può accompagnarci all’autoscuola per le 20, non ci sono problemi, anzi, ci accompagnerà Annamaria, e poi andremo assieme a mangiare una pizza. Alle 20,30 dello stesso giorno in cui hanno ritirato la patente ad Enrico, dopo la visita oculistica, aveva già in tasca il foglio che lo autorizzava a guidare. Il telefono suonerà più volte: Clo e Roberto chiedono se siamo arrivati, e… gli raccontiamo tutto. Gli amici di Methana vogliono sapere della deviazione, e… gli raccontiamo tutto. Valentina chiede se ce la sentiamo di andare da loro, sabato per la consueta riunione di famiglia annuale, e… le raccontiamo tutto. Nostra nipote sapendo che avrei dovuto guidare io per tutto il viaggio, vuole sapere come va e… le raccontiamo tutto. Ad altre chiamate risponderemo dopo. Il giorno dopo, puntuali, siamo dal meccanico e passata la revisione tiriamo un sospiro di sollievo. Patente a posto, revisione a posto, ma… fra le varie scartoffie che la Polizia Stradale ci ha consegnato ci sono due bollettini postali già compilati per due belle multe da pagare entro 5 giorni. Faremo anche quello. Non andiamo fieri delle nostre mancanze e non avremmo avuto voglia di raccontarle, ma…oramai lo sapevano tutti, tanto valeva rendere pubblica questa storia, magari, leggendola, potrà essere utile a qualche automobilista.

Sabato 30 Settembre 2023.

É quasi sera, sul lungomare il cielo è così terso che si distingue a una ventina di miglia (circa 40 km) l’isola di S. Giorgio, punteggiata di lucine rosse. L’isola di Poros, invece, a 5 miglia di fronte a noi, è illuminata a giorno, le luci la circondano dalla base, stringendosi a spirale sempre di più, fino ad arrivare alla vetta. Dietro, sullo sfondo, molto più scuro, parte della costa del Peloponneso. Si è fatto tardi, e nel frattempo, la palla di luna rossa che stava sorgendo dal mare si è alzata e la sua luce disegna sulla superficie del mare una lunga scia di luce scintillante. Cammino, guardo, ascolto, annuso, come se questa passeggiata fosse una novità e forse lo è perché a maggio quando siamo arrivati faceva più freddo, molti ristoranti erano chiusi, c’era meno gente e anche la vegetazione non è più la stessa. Cammino consapevole di questa ultima serata e mi soffermo sui profumi, se seguo la loro traccia arrivo, come ad una caccia al tesoro, a scoprire un gelsomino notturno dalle foglie verde chiaro e i suoi fiorellini bianchi si aprono di notte e il loro profumi dolciastro si diffonde tutt’attorno. Gli oleandri invece, come cespugli o alberelli sono ovunque e di molteplici colori, il loro odore è facilmente distinguibile: penetrante, forte e può anche non piacere ma fa parte dell’ampio sentore che inebria il lungomare di Methana, in alcuni punti mi sono ritrovata col naso all’insù, alla ricerca della sorgente di un profumo particolare: dolce, intenso, corposo, che non credo di aver mai sentito prima, non è stato facile identificarne la fonte perché la pianta della Plumeria, comunemente chiamata frangipane ha delle grandi foglie verde scuro, che nascondono a volte i suoi piccoli fiori che sono raggruppati a mazzetti e emanano un profumo molto particolare. Avvicinandomi non ho potuto fare a meno di ammirare questi fiori dai cinque petali carnosi, al centro gialli che sfumano fino al bianco. É passata una settimana da questa ultima passeggiata, della carrellata di profumi ricordo anche che avvicinandomi ai ristoranti non sono mancati altri odori come quello del pesce fritto o le mussache fumanti nei piatti dei turisti seduti all’aperto. Anche qui sul lago Maggiore, dove l’aria è buona e profumata ritrovo il piacere delle passeggiate circondata da prati verdi ben tenuti e ovunque vasi di fiori vari. Ma forse il nostro non è un clima adatto alla crescita del frangipane e non sarà qui che potrò ritrovare il suo profumo, che rimarrà invece per sempre legato alla passeggiata sul lungomare di Methana.

Buona giornata.

Giovedì 28 Settembre 2023.

Sono gli ultimi giorni qui in Grecia, il tempo non è speciale ma riusciamo con Roberta a fare il bagno qui vicino a Lourdes, specifico con Roberta, altrimenti da sola non lo avrei fatto, ma lei, senza insistere domanda: “facciamo il bagno oggi?” con il suo accento romagnolo, al quale mi sono adeguata anch’io e mi sorprendo a volte nel dire come lei: “Ahhh… però”. Methana non è grande, ci sono due vie parallele oltre al lungo mare e… non so come, ci incontriamo spessissimo, come se ci dessimo appuntamento. In questo ultimo mese ci siamo fatte compagnia, scambiati libri e ricette, io con lei ho arricchito il mio vocabolario di greco e Lei… non so, forse qualche detto milanese e la ricetta della cassoeula. Sarà dura lasciare lei, il marito e tutti gli altri amici italiani, e greci,  francesi, spagnoli. Sarà dura lasciare la Grecia. Oggi sono andata a passeggiare attorno alla piccola penisola, consapevole che fosse l’ultima volta per quest’anno, ma domani ci ritorno perché con la pioggia di questi giorni sono spuntati dappertutto tappetini di ciclamini, niente foglie, solo ciclamini su steli lunghi, belli dritti o obliqui quando sbucano dalle fessure delle rocce o dai gradini di pietra, un vero piacere scoprirli ovunque, ci sono anche molte Drimie marine, che non sono altro che i fiori di cipolle selvatiche, molto coreografiche, spuntano a gruppi con una moltitudine di fiorellini bianchi che sbocciano gradualmente su di una specie di pannocchia che si innalza elegante.

Lavori da fare non ce ne sono più, già svuotato e asciugato il serbatoio dell’acqua, ammainate le vele, piegate e messe nel sacco. Ammainate le bandiere: quella europea e quella di rispetto greca. Per ammainare quella italiana bisogna aspettare che il capitano non sia più a bordo, come vuole la regola. Preparata la borsa da portare in cabina in nave e, farmacia e creme saranno le ultime cose assieme alla borsa dei viveri “importantissima”. Importantissimo anche consegnare alla Capitaneria di Porto la licenza di navigazione, che ci restituiranno l’anno prossimo dopo aver pagato il Tepai che è la tassa da pagare per poter navigare in acque greche. Siamo in quella fase in cui sei pronto ma devi aspettare, vorresti chiudere, ma non puoi, perché per i pochi giorni che restano ti serve ancora tutto, siamo sospesi, e la testa è già agli appuntamenti di ottobre in Italia, al rinnovo della patente di Enrico, ai controlli medici per me, ai parenti che ci aspettano, agli amici che verranno a trovarci, alla nipote, che abbiamo una gran voglia di riabbracciare. Primo maggio la partenza, primo ottobre il rientro, cinque mesi intensi che mi ha fatto piacere documentare giornalmente, e che ritroverò sempre, anche quando la memoria sarà sempre più labile.

Kalimera.

 

Sabato 23-9-2023. Methana.

Non ho notato se avessero un giorno fisso o un orario preciso, li vedevo, li sentivo, e mi fermavo a guardarli: sempre giovani e anche piccoli, impegnati a vogare con le pagaie, seduti nei loro kayak colorati. Il Porto di Methana il loro specchio di mare per gli allenamenti. La prua di Felicità, il punto di osservazione migliore. Andata e ritorno, a volte solitari a volte due kayak affiancati, poche chiacchiere e tante remate poderose, una voce acuta era sempre presente, quella dell’allenatrice: attenta, incalzante e continua. Da terra li seguiva in bicicletta, sulla strada che conduce alla piccola penisola, senza perderli mai d’occhio, non le scappava mai niente, per ognuno dei ragazzi o ragazze un suggerimento, una correzione, un incitamento, una costanza quasi ossessiva che però aveva già dato buoni frutti: le sue ragazze/i hanno partecipato alle ultime olimpiadi. Così mi ha informata Filomena. Gli stessi ragazzi/e li vedo camminando sulla strada, alla fine degli allenamenti che lavano i kayak e si prendono cura di rimettere tutto a posto, il rimessaggio si svolge con una routine ben collaudata. Uno sport che come altri richiedono fatica, volontà, impegno, continuità, che con l’aggiunta del piacere diventa una miscela vincente. Oggi, qui a Methana si è svolta la Competizione Internazionale di Kayak, la città gremita di gente, bar super affollati, parcheggi pieni e un mondo provvisorio ha invaso lungomare e spiaggia. Alle 11 avranno inizio le 40 gare con più di 100 partecipatanti. Le 10 società hanno furgoni sponsorizzati e carrelli di traino. Ma quello che fa impressione è il gran numero di giovani vocianti. Scaricano e capovolgono Kayak, controllano pagaie, eseguono esercizi fisici, sono a crocchi e confabulano fra di loro, gruppetti in magliette gialle, arancioni, rosse, azzurre e blu, gli adulti gli sono intorno per aiutarli e rassicurarli. Sul lungomare l’ombra dei tamerici ancora li protegge. Manca poco alle 11, dalla spiaggia si muovono i primi 7 kayak, si dirigono al campo di regata e alla loro partenza esplode un boato di incitamenti, tutto il loro entourage li segue, sciamano sul lungomare con le magliette colorate della loro stessa squadra: gridano bravo (in greco è come in italiano) il loro allenatore non ha bisogno di megafono, la voce possente arriva e oltrepassa il campo di gara. É così per ognuna delle 40 gare che si succedono. Fa molto caldo, non tira un filo di vento, la confusione è totale come l’eccitazione e le urla, il tifo satura l’aria che è già piena di energia e il lungomare è pista per i tifosi super colorati. Difficile distinguere le persone, nella folla cerco Filomena, mi aiuterebbe a capire, non la trovo, ipomoni, ci rinuncio. Le geometrie di ombre scure sono occupate, me ne ritaglio un angolo e da lì guardo ragazzi e ragazze super impegnati a vogare in mare, a terra i genitori, gli amici, gli allenatori i tifosi anche loro in perpetuo movimento. Poi all’improvviso la sento, è Lei, seguendo la voce la vedo, è vicina all’ombrellone della giuria, non l’ho mai vista, se non da lontano, ma la sua voce è inconfondibile: l’allenatrice della squadra Nireas di Methana incita le sue ragazze/i, e comincia a corre con loro, questa volta senza bicicletta. Sembra poco più grande di loro, capello corto, portamento veloce, voce chiara. Oggi la vedo da vicino, mi piace, è una tipina molto decisa. Faccio il tifo per la sua squadra. Però per conoscere i risultati della competizione Internazionale di Kayak, bisognerà attendere.

Ecco i risultati molto parziali che riguardano solo la squadra Nireas di Methana. Otto primi posti di cui due vinti da Pantelí Evanghelia, uno da Pantelí Maria, uno da Menie Apollonas, uno da Dritsa Gheorghia, uno da Attanasiou Marousa, uno da Papanikolaou Cristina. E altri molti secondi e terzi posti. Sarà contenta la loro allenatrice Caterina Lambru.

Kalimera.

Lunedi 18 Settembre 2023.

Fra una nuvola e molto sole, oggi continuano i lavori in barca, ieri che era domenica, invece, abbiamo fatto i turisti e in macchina abbiamo raggiunto la localitá Metamorfosi, attrezzati con borsa da mare e seggioline, ci siamo piazzati sotto ad un bell’albero frondoso con delle bacche rosse. La spiaggia abbraccia tutto un ampio golfo ed é profonda, a tratti attrezzata con ombrelloni e sdraio, uno scivolo a mare per permettere alle persone disabili di fare il bagno, lì vicino anche uno spogliatoio e un wc per loro. La giornata non è delle migliori, il mare è mosso e la spiaggia soprattutto a riva è piena di detriti, plastica e schifezze varie, in più, sotto questo bellissimo albero una moltitudine di pappataci ci sta mangiando vivi. Decidiamo per una passeggiata alla ricerca degli ulivi tagliati, quelli che secondo Aurora sembrano delle sculture. Li vediamo vicini ad un canneto, sono sei, perfettamente in fila a bordo strada, anche tagliati sembrano ancora vivi, proprio come certe sculture e proprio come descriveva Aurora. Un tronco sembra che cammini senza testa, un altro che si allunghi ampio sul terreno con vari tentacoli, uno massiccio sembra una capanna mimetizzata e altri due, secchi secchi gli fanno da sentinelle sui lati, l’ultimo è sradicato e posato sul fianco e a me è parso che volesse riposarsi, alle loro spalle una collina coltivata ad olivi: i loro discendenti. Rientriamo e il bagno lo faremo a Lourdes dove in pochissimo spazio c’è comunque una cabina per cambiarsi e due ombrelloni. Lunedì, Enrico vernicia la sentina della cabina, io prima la vuoto e la pulisco, la vernice è ad acqua, asciuga velocemente, non puzza e non inquina, anche il mio detersivo per i piatti non inquina, c’è sul flacone la fotografia di una tartaruga che nuota tranquilla ( non conoscendo il greco) spero sia una garanzia. Oggi abbiamo anche ammainato la bandiera italiana per sostituirla, c’è un po’ dispiaciuto, é qualche anno che naviga con noi, ma ormai la parte rossa era inesistente, il colpo di grazia è stato il meltemi furioso di questi ultimi mesi, ne abbiamo issata una nuova della marina mercantile, quella che nello spazio bianco espone gli stemmi delle repubbliche marinare italiana: Venezia, Genova, Amalfi e Pisa. Guardandola mi sembrava diversa della solita, più bella, forse solo perché nuova, e quando Nicola è passato davanti a Felicità mi ha fatto capire il perché: la nuova bandiera ha sopra gli stemmi delle repubbliche marinate anche una corona, quella della Marina Miliare: corona navale, turrita e rostrata. Indubbiamente più bella di quella mercantile ma sarà meglio non navigate in acqua italiane perché con questa bandiera non saremmo in regola.

Kalimera.

 

Sabato 16 Settembre 2023.

Trentadue gradi in cabina, siamo di nuovo in piena estate, il meltemi fresco è un ricordo lontano, i cumuli di detriti sulle strade e sui marciapiedi che fino ad ieri ci ricordavano l’alluvione, oggi finalmente sono stati rimossi. Resta una strada interrotta, ma per ripristinarla ci vorrà molto tempo. Di tempo a noi non ne resta molto e gli ultimi lavori da fare in barca sembrano i più pesanti, per l’esattezza quello di questi ultimi due giorni era di 110 kg, spostati metro per metro da prua a poppa e da poppa sul molo. La catena dell’ àncora, lunga 75 mt è quella del’ 8 mm e un solo metro pesa circa kg 1,50. Non si può semplicemente trascinarla a terra perché rovinerebbe la barca per cui, io ed Enrico, metro per metro, in quattro tappe l’abbiamo portata a terra per poterla colorare. Dopo 10 mt dall’àncora di blu per mezzo metro, poi bianco a 20 mt, poi azzurro a 30 mt, e via di seguito fino ai 60 mt. Tutto questo lavoro per sapere quanta àncora è stata calata negli ormeggi. Enrico ha fatto proprio un buon lavoro, ha steso la catena in modo che il mezzo metro da colorare cadesse di volta in volta sullo stesso cartone: prima il blu, poi sotto il bianco, la terza riga ancora mezzo metro di azzurro, poi giallo, poi verde e a 60 mt rosso. Una volta seccato il colore e tolta la catena il risultato è stato un cartone che sembrava un quarto astratto, tanto bello che lo abbiamo fotografato. Per riportare la catena a prua ci siamo avvalsi di amici con i quali abbiamo formato una catena di persone che metro per metro se la sono passata fino all’imboccatura del suo gavone. Qualcuno potrebbe obbiettare che esistono i contacatena e penso che per la prossima volta, quando i colori non si distingueranno più, lo compreremo anche perché Enrico era molto stanco e il dorso delle mie mani, quella sera erano blu. Per terminare i lavori ci manca solo togliere le vele. Altre novità non ce ne sono, lavori permettendo ci stiamo godendo questo ultimo scampolo di estate.

Kalimera.

 

Domenica 10 Settembre 2023 sempre Methana.

Il rumore ritmato del frangere delle onde in riva al mare è sempre presente in barca, perché la spiaggia, è davanti al porto, al di là della strada che porta alla piccola penisola, è un sottofondo consueto, come le oche selvatiche che nelle prime ore del pomeriggio passeggiano in fila indiana, dalla penisola ai giardinetti, sono sei, con portamento elegante anche se dondolano un po’, si muovono in piena libertà senza essere disturbate da nessuno, anzi… a volte sono loro che ci attaccano, per cui a terra ne stiamo alla larga, altro discorso se sono in acqua, basta chiamarle “ela ela ela” vieni vieni vieni, che arrivano velocissime per mangiare il pane che buttiamo dalla barca e, se non siamo veloci a lanciarlo fanno un baccano terribile. Ogni tanto invece, perlustrano spontaneamente il porto, di barca in barca, non si sa mai. Anche il vento sta diventando una costante fissa, non è forte come nelle Cicladi ma è insistente, logorante come il rumore di un trapano. Molti non se ne curano affatto e fanno lo stesso il bagno, quello termale, quello che per raggiungere l’accesso al mare devono passare obbligatoriamente sulla strada che divide, il porto dalla piscina con relativa struttura (fuori uso). Il loro peregrinare è costante: col sole o senza, se piove si tirano in testa l’asciugamano, se il sole è forte ho visto spuntare un ombrello. Uomini, donne, ragazzi, tutti speranzosi. Chi cammina col tripode accompagnato dal nipote, chi arriva solo, adagio adagio. C’è una coppia di anziani, mano nella mano dove lui sembra sorreggere lei, ma in realtà anche lui è traballante, le sistema la spallina del costume, l’avvisa del pericolo dei cumuli sul marciapiede, si fermano ad osservare quanto sia cresciuto il basilico, e tutti i giorni salutano, passano al mattino e anche al pomeriggio, sono molto teneri e molto innamorati. Vedo anche altri che in gruppo schiamazzano e sembra non abbiano bisogno di nulla, passano gli stranieri in villeggiatura, i locali, quelli di passaggio che vogliono provare. Che poi non è facile raggiungere il mare dove sfociano le acque sulfurea, prima bisogna salire, poi scendere su una strada sconnessa di terra battuta, poi, per entrare in acqua hanno messo due corrimani in acciaio, ma i gradini vecchi, in cemento grezzo che ti permettono di accedere in mare sono: sconnessi, scivolosi, di diverse altezze e pieni sempre di animaletti che sciamano via ad ogni passaggio. Insomma, se uno riesce ad arrivare in mare… è già un miracolo. Ma nonostante ciò c’ è un flusso continuo di gente dalla mattina alla sera. Li ha fermati solo l’ allagamento dei giorni scorsi, quando la piscina, la strada è il porto formavano un’ unico specchio d’acqua, è stato lo stesso giorno in cui noi siamo rimasti bloccati in barca.

Di solito, invece, lo specchio di mare inondato da acque sulfurea bianche dà il suo meglio visto dall’alto della strada, su di una curva, c’è sullo slargo un gazebo fatto apposta per ammirare questo angolo benedetto ed è sempre qui che l’odore dello zolfo comincia a farsi sentire. Si vede il mare azzurro con lunghe striature di bianco latte nella zona a largo, tutto bianco invece adiacente alla scaletta, con disseminati roccioni tondeggianti che sporgono raggruppati, più a destra una piccola isola verdeggiante (dimora delle oche) che fronteggia sull’altro lato il faro d’ingresso al porto e la piccola penisola impreziosita dalla chiesa bizantina. Questo è solo il punto di vista dalla strada. Se sei lì in acqua, invece, e guardi su, vedi alberi diversi: cipressi, pini marittimi, tamerici, eucalipti, che si contendono il bordo strada in un continuo alternarsi di forme e tonalità di verdi diversi. Mentre, sulla scarpata sono avvinghiati i fichi d’india carichi di frutti già violacei. Insomma chi va a Lourdes spera in un miracolo, ma a ben guardare, da ogni punto di vista, il miracolo è già lì.

Kalimera.

 

Sabato 9 Settembre 2023
La percentuale di umidità indicata dalla lancetta sull’igrometro é 80, molto meglio dell’altro ieri che diluviava e mancavano due tacche a toccare il 100. Oggi per fortuna c’è il sole e anche la temperatura è tornata ai 30 gradi, nonostante il forte vento. Strade in parte allagate e grosse pozzanghere permangono ancora in giro ma visto il caldo e il vento, prevedo spariranno presto. Per i cumuli di sporcizia varia che sono già stati ammucchiati in ogni dove, prevedo invece che ci vorrà più tempo. Riprendiamo i lavori in barca, Enrico col motore di Felicità io con i mobiletti interni, non vi tedio con i particolari. Alle 12 penso di riuscire a fare un bagno, qui vicino al porto, nella zona chiamata Lourdes, ma il mare è ancora troppo sporco di residui, così passiamo direttamente alla fase successiva, la doccia prima di pranzo. Camminando verso nord, si raggiunge una baia con una bella spiaggia chiamata Playa. Ci avevo già provato ieri ad andarci, ma arrivata all’altezza del molo, in fondo al paese, aveva cominciato a piovere, piano, una goccia, poi due, cosa faccio? Torno indietro? Pensando agli scroscioni dei giorni precedenti decido di rientrare e… quasi all’altezza della piccola penisola esce il sole, ok, vada per la passeggiata intorno alla penisola. Oggi ci ho riprovato, 5 km andata e ritorno, sempre spostandomi in cerca di ombra sul lungo mare del paese sotto palme e tettoie di ristoranti, fuori paese al riparo dei tamerici e tantissimi Eucalipti, il mare sempre alla mia destra. La schiuma bianca delle onde si rovescia a riva, trascinando nella sua ritirata, sassi che rotolano rumorosamente di nuovo in mare. A largo, altre onde montate dal vento si rincorrono, colorando di pennellate bianche un mare blu tutto increspato. La spiaggia finisce ed enormi rocce nere ne prendono il posto, il frastuono aumenta, davanti a me l’asfalto è bagnato, alcune onde dopo lo schianto contro gli scogli rimbalzano in alto e ricadono sulla strada schiaffeggiandola. Aspetto il mio turno per poter passare, ma comunque gli occhiali risentono dell’acqua salata che si nebulizza nell’aria. Per raggiungere la Playa da terra è stata realizzata la strada spaccando a metà una collinetta. Passarci, e guardare a destra e a sinistra, fa una bella impressione: due muri di roccia rossa, alti 10 metri circa a picco sulla strada, io, lì, non tengo mai la mia destra, cammino sempre al centro, ho una gran paura che crollino dei massi. In effetti, in questo punto, l’asfalto oggi è rosso e sono evidenti i segni lasciati dalla ruspa, che ha da poco spostato sui lati i detriti caduti. Affretto il passo e davanti a me già vedo delle auto parcheggiate, c’è gente alla Playa. Prima di vederli li sento, anche se il fragore del mare e il vento confondono. Parlano, ridono e i colpi secchi della palla da tennis sulle racchette di legno è abbastanza continuo, sono bravi i giocatori, non li vedo ancora, una lunga fila di tamerici fa da schermo e dovrò scendere molti gradini per osservarli palleggiare. Ci sono finalmente: una spiaggia semi circolare di sabbia scura, sdraio ed ombrellono ben chiusi, alle loro spalle terreno scosceso misto a rocce, con tamerici ed eucalipti. E’ la roccia tutt’attorno a farla da padrona in queso panorama, in mare ancora scogli a pennacchio a chiuderne una estremità. Il ritorno al porto sembra più lungo e anche i tratti soleggiati sono più fastidiosi nonostante il vento. E poi eccola la panchina, è vuota, è mia, mi ci siedo lentamente, con attenzione per fare aderire bene la schiena, è una vecchia panchina con le assi di legno e il telaio nero in ferro, è minuta e sembra fatta apposta per me che sono piccola. Sento l’impeto del mare, ma i soliti tamerici me ne impediscono la vista. Chiudo gli occhi e mi riposo. Il sole alle mie spalle si sta finalmente abbassando, un invito al riposo, così mi sdraio e riaprendo gli occhi da questa posizione, l’azzurro del cielo lo vedo a piccoli scampoli irregolari, un enorme Eucalipto apre sopra di me i suoi molteplici rami carichi di foglie che giocano col vento, coprendo la luce del sole o lasciando passare uno ritaglio di cielo. La Playa è una bella spiaggia, a me, però, è piaciuta di più la passeggiata per raggiungerla e il rientro, che come una meritata ricompensa mi ha regalato un punto di vista piacevolmente inaspettato.
Kalimera.

 

 

Martedì 5 Settembre 2023.

La Grecia aveva appena finito di spegnere i suoi molteplici incendi, che già sulla Tessaglia, la parte nord ovest della Grecia, si è abbattuto il ciclone Damel. Inondazioni a Volos e Zagara, un morto, un disperso, l’inondazione ha colpito anche un ospedale e una casa di riposo è stata evacuata. Qui nel Peloponneso, dove siamo ora sulla penisola di Mehana, è da ieri che piove, in mattinata ha cominciato piano ma già verso le 12 la pioggia è diventata violenta. Eravamo andati a piedi a salutare gli amici Margherita e Claudio, che prendevano il traghetto per Atene per poi rientrare a Roma in aereo. Improvvisamente la poca pioggia è diventata battente e in un attimo si è allagato tutto, un fuggi fuggi generale ha svuotato il lungomare gremito di turisti, anche le zone coperte erano allagate tanto che Claudio ha dovuto sollevare da terra la valigia e ricoverarla all’interno del bar. Si camminava sotto alla tettoia in 4 centimetri d’acqua che non riuscivano ad essere assorbiti dalle griglie di scolo. Il rumore sempre più forte del vento, della pioggia, delle tende aggredite da vento e acqua, del vociare delle persone perché non ci si riusciva più a sentire. L’acqua nelle vie adiacenti ai bar si sono ingrossate come fiumi, dai tubi delle grondaie i getti erano enormi, dal cielo un diluvio torrenziale. Davanti a noi un mare come attraverso una tenda bianca e barche a vela in cerca di ormeggio si muovevano convulse, un rumore assordante fino a quando, piano piano, l’intensità e la violenza della pioggia sono andate calando, e con ancora fiumi di acqua in giro, Margherita e Claudio, con moltissime altre persone si sono avviate verso il molo dove a minuti sarebbe arrivato il traghetto. Si sono fatte le 14, dobbiamo ancora mangiare. Tornando in porto esce il sole, ma molte strade sono ancora allagate, un enorme albero di Benjamin a lasciato sotto di lui un ampio tappeto verde di foglie, i tombini ribollono di rametti secchie e mulinelli di sporcizia circolano ovunque. Poi per il resto del pomeriggio non ha più piovuto tanto che abbiamo fatto una lunga camminata. Ma già verso sera ha ricominciato a piovere a scrosci, e fra uno scroscio e l’ altro, abbiamo cenato fuori e ci siamo ritrovati poi con amici al Paleocatastasi, vecchio locale di Methana. Le previsioni per oggi erano pessime e sono state mantenute in pieno. Già da questa notte: vento forte e pioggia battente, alle sette quando ci siamo alzati, la piscina di acqua termale era color  marrone anziché del solito color latte, e tramite un collegamento sotterraneo diretto col porto, anche Felicità galleggiava in un porto color marrone, poi sono arrivati i vigili del fuoco a sgombrare dal fango la strada che divide il porto dalle terme. Ha piovuto ininterrottamente e violentemente da questa notte fino alle dieci del mattino. Domani è previsto sole e speriamo che la Grecia si possa riprendere, dai disastri di questa estate tremenda.

Kalimera.