Categoria: Libri
Cassilda uragano mediterraneo
Il ticchettio della pioggia sulla barca quasi mi emoziona, così lieve, delicato, proprio la calma dopo la tempesta, e pensare che solo 4 ore fa una signora tedesca mi affidava il suo zaino con gli effetti personali, era certa che la sua barca sarebbe affondata perché l’ ancora aveva mollato e le raffiche la spingevano verso le rocce in balia delle onde. E sì, anche le onde in porto, perché il vento aveva girato, e loro, gonfie di schiuma e potenza sono entrate prepotentemente. Se per i due giorni precedenti, i vari equipaggi delle barche ormeggiate al molo di Mitika avevano tenuto testa al ciclone Medicane, ora sarebbe stato molto più difficile, ma non lo sapevano, credevano che il peggio fosse passato e anche a noi è piaciuto illuderci.
Lo sapevamo che sarebbe arrivato, abbiamo valutato se cambiare porto e fatte le nostre considerazioni avevamo valutato che l’ancora, più i 50 metri di catena, sarebbero stati più che sufficienti per una buona tenuta, il porto è ben protetto e già due anni fa quasi nella stessa posizione avevamo preso 73 nodi di vento. Insomma eravamo tranquilli anche se già dalla notte di mercoledì a causa del gran vento e dello sfregare dei parabordi non eravamo riusciti a dormire. Giovedì siamo andati a letto prestissimo, alle 20 perché le previsioni davano peggioramento già dall’ una di venerdì.
Dal diario di bordo di Felicità
Giovedì 17-9-2020 Mitika
È l’una di notte, è impossibile dormire, balliamo tanto che i parabordi saltano all’interno del passo avanti della barca che vibra frenetica sulla catena dell’ancora, pur non formandosi mare in porto è il vento forte che ci spinge verso il molo. È tutto un correre per star dietro a cime e parabordi, sul molo gli uomini gridano, le donne aiutano, tutti hanno i loro problemi con questo ribollire di barche, i motori sono accesi per aiutare le ancore a contrastare il vento contrario, per fortuna non piove più ma tutto è ancora grondante. In cabina le ante dei mobiletti sbattono, le fermo con lo scotch, la Moka nel lavandino cade, ma il caffè è salvo nel thermos, butto la parte inferiore della tenda divisoria che ondeggia sulla dinette e incastro il bicchierino del dentifricio, tutto usando una mano sola, l’altra mi serve per tenermi aggrappata e non cadere. Non posso fare molto per aiutare Enrico. Ricomincia a piovere, all’improvviso la passerella ha un violento movimento in avanti, la sua cima è finita nell’elica del motore: motore in folle, marcia in dietro e con uno strattone Enrico recupera la cima tutta spelacchiata dall’elica del motore, col furore del vento era finita in mare. Ricomincia a piovere e a tutto l’ululare del vento si aggiunge lo scrosciare dell’acqua, sul molo le luci si spengono, è saltata la corrente. È come se mancando la luce ti mancasse anche l’aria, è veramente buio e tutto è più difficile. Un’ancora non tiene più, la barca sta andando a scogli, tutti cercano di aiutare, anche Enrico salta sul molo. Le raffiche arrivano ad intervalli e sembrava che prima non ci fosse vento, poi passano, ma il loro susseguirsi si accumula generando panico. Non c’è un attimo di pace, raffica, le barche si scontrano fra di loro, bisogna tenersi ben stretti per non cadere. Le tre del mattino, raffica, paura, guardo le previsioni del vento, fino alle 8 non migliorerà. Raffica, paura, è un crescendo di frastuono: acqua vento, CRAC, la barca vicino alla nostra, la cui ancora non tiene più, ci monta sopra con la sua falchetta distruggendo due candelieri, il crac che sento all’interno della barca è terribile, esco, la pioggia battente che mi ha subito colpito la faccia sembra una manciata di sassolini, sistemo i parabordi, raffica, mi aggrappo mentre Enrico sistema le cime, scoppia un parabordo, il vicino di barca urla e piange. Ora sono due le barche senza ancora, entrambi appoggiate sulla nostra dritta, con questo carico non so se la nostra ancora terrà.
Raffica, la nostra ancora tiene, sono le 3,45, durerà fino alle 8, il tempo non passa, raffica, paura, e io scrivo, non so fare altro. Alle sei del mattino aspetto con ansia le 8 perché il ciclone è previsto si debba spostare a sud est. È un continuo guardare l’ora ma il tempo non passa e le raffiche aumentano di intensità. Sono le sei, controllo per la milionesima volta le previsioni sulla App di Windy: Il ciclone, anziché spostarsi a sud, come previsto, ci raggiunge diretto a est: potente, ululante come una bestia feroce che porta rumori agghiaccianti, quasi muggitti, mi spaventano, non li conosco, non li ho mai sentiti prima. Distrutta più che altro dallo stress, visto che sta facendo tutto Enrico, mi butto sulla dinette e chiudo gli occhi…vedo, luminoso il movimento del vento che ruota e raggiunge il ciclone. Devo smetterla di guardare in continuazione Windy.
Venerdì 18-9-2020 Mitika
Ma ci ricasco e alle 8 ho la conferma che il ciclone si sposterà a sud nelle prime ore del pomeriggio. Le telefonate degli amici c’è lo confermano, aspettiamo fiduciosi, e pur continuando a piovere, verso le 15 il vento cala all’improvviso. Uno stano silenzio dopo tre giorni di incessante frastuono. La barca della Signora tedesca non è affondata e lei sorridente reclama il suo prezioso zaino. Sono certa che se non ci fosse stato di mezzo il corona virus, ci saremmo abbracciate e baciate.
Sabato 19-9-2020 Mitika
C’ è poco vento e non piove più, il cielo è grigio ma degli squarci di azzurro fanno ben sperare, un azzurro particolare, molto bello, quello del mare, del cielo e della bandiera della Grecia. Domani salperemo per……….
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Gente in Aspromonte
Venuto al mondo
Mi piacerebbe parlare di questo libro con una mia amica, senza rivelargliene la trama, senza insistere sui personaggi principali, senza calcare la mano sulle evidenze. Mi piacerebbe dirle: “ È bello, leggilo, poi ne parliamo”.
Mi piacerebbe che anche alla mia amica piacesse riflettere su quello che ha letto e le venisse voglia di commentare, discuterne, di approfondire, di raccontarmi in quali punti del romanzo si è sentita completamente estranea o al contrario coinvolta. Quando ha sentito quella scossa che le ha fatto fare un salto, un salto che l’ha portata più avanti, o quando si è vergognata di appartenere alla razza umana.
Sono questi tipi di romanzi che mi fanno venire voglia di scriverne, condividerne i contenuti e soprattutto di conoscere che effetto abbiano fatto a voi. Mi piacerebbe farvi venire voglia di leggerlo e se lo avete già letto mi piacerebbe leggere i vostri commenti.
Portare… Farsi portare… Essere dentro… Sentire… La Mazzantini ci accompagna nel suo romanzo che è una storia di guerra e di amore, un amore strano e imperfetto da sembrare vero, è un presentarci etnie diverse, farcele conoscere quando vivevano in pace fra di loro, e dopo, durante la guerra . Molte volte, leggendo questo bel romanzo: “venuto al mondo” l’emozione mi è salita da dentro e si è fermata in gola formando un nodo che mi impediva di deglutire. I pensieri invece correvano veloci e scuri: terribile, atroce, angosciante, disumano. La Mazzantini mi ha portato in guerra, mi sono sentita in guerra, una guerra di cui avevo già letto e seguito in tv, una guerra che se pur vicina mi aveva trovata distante. Solo qualche zingara con la sua nenia: “ Vengo da Bosnia… aiutatemi” mi aveva fatto vergognare di non fare nulla.
Gemma è la protagonista di questa storia che si intreccia più volte: il presente con il passato, Roma con Serajevo. I mariti con gli amici, i tempi di pace con i tempi di guerra. Si affanna, lavora, si innamora appassionatamente di Diego, fotografo scapestrato; lo troveremo vivo e attivo sotto il tiro degli snipe a Serajevo e depresso a Roma con una scatoletta di tonno che ha fotografato per tutto il giorno. Poi… per Gemma… quella maternità sofferta, cercata a tutti i costi. E si troverà di nuovo sola e disperata, ma un uomo dell’Arma la proteggerà. In questo romanzo le persone anziane sono pennellate lievemente, senza eccessi, senza protagonismi, pennellate che comunque lasciano il segno. Mi sono commossa pensando al senso di colpa di una donna anziana che era ancora viva, quando tanti bambini erano già morti. Quando un anziano signore, dopo essersi vestito di tutto punto si è incamminato verso la sua università; il rispetto della moglie nei confronti della sua decisione, la loro complicità, il loro amore. Il romanzo, nonostante la guerra e tantissimi morti è pieno di amore, quasi a pareggiare i conti. I pensieri di Gemma, le riflessioni, i segreti, quello che vorrebbe dire, fanno da cassa armonica a tutto il racconto che prende un respiro o un affanno diverso ad ogni nuova situazione. È questo e molto altro il romanzo della Mazzantini che fino alle ultime pagine ti sorprende.
Più che un riassunto ho voluto raccontare cosa suscita questo romanzo, cosa ti lascia, le frasi che non vorresti dimenticare, le situazioni che mai avresti pensato di vivere e quelle che invece pur non appartenendoti ti fanno riflettere. Possibilità nuove, fuori dai tuoi orizzonti. Mi si è aggiunto un pezzo di mondo.
Dalla quarta di copertina:
Una mattina Gemma lascia a terra la sua vita ordinaria e sale su un aereo, trascinandosi dietro un figlio, Pietro, un ragazzo di 16 anni………