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Narra la leggenda che  Athena, Dea della sapienza e di tutte le arti, offrì  in dono ai greci l’albero dell’olivo, e per questo la elessero protettrice della loro città. Poseidone, Dio del mare non la prese molto bene,  quando si vide rifiutare I suoi doni: una sorgente di acqua salata o forse… un cavallo. Quando ho letto il mito di Athena e Poseidone,  non ho potuto fare a meno di essere pienamente d’accordo con la scelta dei greci. Questo il mito,  in realtà l’olivo ha origine in Asia minore 6.000 a.C. Ed é ai Fenici e ai Babilonesi che va il merito di diffondere questa coltivazione sulle coste del Mediterraneo, che in seguito ha raggiunto il massimo prestigio con Greci e Romani che lo chiamarono nettare degli Dei i primi e oro verde i secondi. Gli antichi greci capirono tanto bene l’ importanza di questa pianta: bella,  forte e generosa che promulgarono  delle leggi per proteggerle: Se tagliate, abbattute o estirpate,  sia di proprietà  che pubbliche, le pene erano severissime,  si poteva anche essere condannati a morte. La storia dell’ uomo e dell’ olivo si intreccia fra mito e realtà, con alti e bassi,  a volte nel massimo dello splendore altre a rischio di estinzione. Con la caduta dell’impero romano, per esempio e l’avvento dei barbari,  anche gli uliveti se la passarono male,  fu solo grazie ad alcuni religiosi che queste piante continuarono ad essere coltivate e sono ora una risorsa indispensabile per l’uomo. Qui in Grecia l’albero di olivo è onnipresente: in ampie coltivazioni, in colline scoscese trattenute da muretti a secco in pietra, fra alberi di arance e limoni, nei giardini, lungo le strade, nelle aiuole pubbliche, ovunque. A volte la loro coltivazione é  protetta  con file di cipressi compatti fra loro,  che si ergono  alti come muri per attutire l’impatto del forte vento. Poi ci sono le sapienti potature,  le irrigazioni. Ma è  proprio il guardarli che affascina,  e non solo le coltivazioni che riempiono la vista di un tondeggiare di chiome verdi, non solo i loro tronchi così  particolari. É  proprio che molti di loro hanno una spiccata personalità, difficile dimenticarli. Ne ricordo due,  enormi,  abbastanza vicini fra loro,  tanto da  formare un’ unica chioma, sotto la loro ombra stazionava un gruppo di pecore,  eravamo sull’isola di Cefalonia,  e da Sami eravamo saliti su in alto fino a raggiungere i resti della sua seconda acropoli  di origine Micene,  nel circondario massi ciclopici molto impressionanti, ma… le due grandi piante di olivo… le rivedo sempre nei miei ricordi,  come fossero una parte di un giardino fatato, le rivedo da un punto più  alto, in una ampia piana, circondate dal belare delle pecore, affacciate sullo Ionio con vista su Itaca e l’aria tersa stemperava l’odore di erba secca. I resti dell’ acropoli sono passati in secod’ordine. Le due piante di olivo sono andate ad arricchire i mie paesaggi preferiti.  Ho letto che ci sono olivi secolari anche ad Ermione,  e sull’ isola di Creta,  nel villaggio Voves c’è  il più  antico, la cui età  si aggira fra i 2.000 e i 4.000 anni. Io non me ne intendo molto di piante di olivo,  ma se durano così  a lungo ci sarà  un motivo, sono davvero delle piante di tutto rispetto. “A Metamorfosi, ci devi dandare Lella” mi ha detto la mia amica Aurora “Li devi proprio vedere quei quattro tronchi di alberi di olivo,  purtroppo tagliati, ma che con la loro eleganza e armonia,  sembrano delle sculture. Appena la smette di piovere ci andremo

Methana. Sabato 2-9-2023. Alle 11,30 siamo finalmente pronti per andare in spiaggia.Prima però dobbiamo fare una telefonata importante. Oggi è  il diciannovesimo compleanno di nostra nipote. “Eccomi” risponde lei allegra,  e noi intoniamo la canzoncina degli auguri, poi scambi di notizie e baci. É  sempre un piacere parlare con lei, ti mette la carica solo a sentirla. E non so perché  ma ad ogni suo compleanno ho vivida davanti agli occhi la prima immagine di lei, attraverso l’incubatrice: piccola piccola, con una testa fitta fitta di capelli nerissimi. Qui in Grecia,  per i compleanni, parenti e amici recitano una filastrocca per il festeggiato/a sia piccolo/a che per gli adulti. Lo abbiamo scoperto tempo fa grazie a Filomena. Il significato ci è  parso tanto bello che dopo la telefonata con gli auguri classici cantati,  ne abbiamo inviato un altro scritto a nostra nipote,  in greco, con di seguito la traduzione che recita così: Auguri di buon compleanno, e cresci fino ad avere i capelli bianchi,  spargi ovunque la luce della conoscenza e lascia che tutti dicano che sei una vera saggia. (Non me ne vogliano i Greci se la traduzione non è  perfetta). L’anno scorso, con molto impegno,  per festeggiare un compleanno,  Andrea ci aveva inviato sul telefonino come si pronunciasse questo augurio. E… quando al bar dove eravamo riuniti,  é  arrivata la torta con il numero 75, ci siamo alzati tutti e col telefonino in mano alcuni,  e atri a memoria abbiamo festeggiato Enrico con questo augurio. Non se lo aspettava e si è  anche commosso. Nelle Cicladi invece,  proprio quest’anno é  successa una cosa simile in un ristorante, e non so come o perché,  la filastrocca é  stata recitata non solo al tavolo del festeggiato,  ma ha coinvolto tutti i presenti compresi noi che ormai la conosciamo a memoria, quasi! Capelli neri,  capelli bianchi,  nel mezzo tutta una vita. “Chróna Pollá” Buon compleanno.

 

Methana. Venerdì 1-9-2023. Tutti I giorni un lavoretto in barca,  non di più,  ci siamo adeguati alle abitudini greche: “Sigà sigà” piano piano. Anche perché le temperature sono state notevoli fino a pochi giorni fa. La bici pieghevole é  stata revisionata, ingrassata e già  messa via nella sua custodia. Alcuni dei gavoni interni  svuotati e puliti. Pompa di sentina finalmente funzionante,  motore del tender fatto girare in acqua dolce, svuotato dal carburante e sostituito l’olio del piede. I nostri piatti hanno avuto bisogno di un bel lavaggio con candeggina e anche le tazze del tè erano macchiate. Il canotto anche lui già stivato. I lavori da fare sono ancora molti ma abbiamo 30 giorni a nostra disposizione, altri nostri amici invece sono quasi di partenza. E avendo noi l’autovettura  ne approfittiamo per portarli a visitare altri piccoli luoghi di questa penisola. Anche qui,  naturalmente c’è  un posto che si chiama Vathy, ci siamo stati oggi con Luciano e Iole. La giornata non è  stata particolarmente soleggiata,  e forse è  stata la nostra fortuna perché, una volta arrivati,  abbiamo potuto camminare fino a raggiungere una chiesetta del trecento, mezza sotterrata e visitabile scendendo quattro alti gradini. La porta blù non é  chiusa a chiave, entriamo,  le pareti bianche espongono icone di varie fogge: in legno,  in argento e dorate,  grandi e piccole, molte immagini di S. Giorgio che uccide il drago,  molte Madonne col Bambinello. Il luogo é minuto e fresco, la poca luce filtra da due piccolissime finestrelle e un drappo rosso separa un piccolo angolo dal resto della chiesetta ortodossa, molto suggestiva. Quando usciamo il cielo è  ancora coperto,  ma il rosso di alcuni fichi d’india spicca nel verde delle grandi piante che lungo la strada crescono rigogliose. Sulle piante di fichi, pochi sono i frutti che si possono raccogliere,  tutti gli altri sono bruciati e secchi per il gran caldo. I Melograni invece,  non sono ancora maturi. Camminando scorgiamo una piccola torre e degli antichi muretti di origine Micene. Una passeggiata interessante. Arriviamo alla spiaggia e visto il tempo nuvolo ci sproniamo  a vicenda per fare un bagno che sarà  comunque ristoratore oltre che piacevole, c’è in spiaggia  la doccia,  e una cabina per cambiarci. In macchina raggiungiamo il porto di Vathy, le barche lo occupano tutto ma l’ampio specchio d’acqua é  un bel semicerchio affacciato sul mare. Giriamo un po’ e poi… finiamo con le gambe sotto uno dei tantissimi tavolini dei ristoranti. Insomma, la solita storia con il lieto fine.

Methana. Mercoledì 30-8-2023. C’era una luna bellissima ieri, in molti la fotografavano, altri la indicavano avendola scoperta poco prima, altri ancora gli davano le spalle, indifferenti, seduti ai tavolini dei ristoranti.  Ieri sera,  come molte altre volte, in queste serate estive, la luna piena ha catturato l’attenzione  di molti. Un fascio della sua luce si riflette sul mare, come un ricamo che danza elegantemente sull’ incresparsi delle sue acque. Se per un po’ non la si guarda, la luce eterea intorno a lei, si modifica,  si intensifica, si estende. Come un cambio di scena durante uno spettacolo. La natura ce ne offre molti altri: tramonti,  albe,  panorami montani,  cascate spettacolari,  ghiacciai, flora e fauna. Spettacoli che a volte diamo per scontati, ma purtroppo così  non è. É  da molto che notiamo i cambiamenti, le trasformazioni dei territori, il diminuire del verde, cose alla portata di tutti,  non è necessario essere esperti. Subiamo uragani nel Mediterraneo che prima non c’erano, piogge torrenziali,  smottamenti di terreni. Cambia,  cambia tutto, zone che prima erano fresche ora sono torride. Nel nostro piccolo abbiamo toccato con mano anche la diversa meteorologia di Methana,  un tempo molto calda,  oggi più ventilata e le serate sono ora decisamente più fresche. Ci si ritrova dopo cena, ai tavolini dei bar sul lungo mare,  come ieri sera,  con il naso all’insù per guardare la luna e raccontarsi cose. Si arriva alla spicciola,  chi prima,  chi dopo, si spostano sedie e poltroncine per fare spazio ai nuovi arrivati,  si aggiunge un tavolino e nuove ordinazioni,  ma non solo, si racconta e si ascolta. Storie di mare, di strani personaggi incontrati, di luoghi e aneddoti che a volte hanno coinvolto molti di noi che bazzichiamo la Grecia da qualche anno,  oppure semplicemente,  voli in acqua dal canotto,  quando si era incremati o vestiti per scendere a terra. A volte però  le serate si fanno interessanti. Ci raccontava Andrea, ieri sera, che nella isola Eubea ha incontrato degli indigeni che comunicavano fra di loro fischiando. Un’usanza antica,  tramandata da generazione in generazione. Nata  durante la dominazione turca,  allo scopo di non farsi capire dagli invasori quando parlavano fra di loro. Oggi purtroppo questa tradizione si sta perdendo perché  ai giovani greci dell’Eubea non interessa. Andrea ha filmato queste persone che parlano fra di loro fischiando e ha poi avuto la traduzione. Il filmato è  girato fra di noi che siamo rimasti stupefatti. Qualcuno ha aggiunto che anche in Sardegna i pastori comunicavano così. Altri ancora che sempre nella Eubea hanno visto in un museo dei costumi simili a quelli sardi, e anche le maschere uguali ai Mamuthones, anche queste maschere di carnevale sarde. Sardegna e Grecia, ipotetici scambi in questo nostro Mediterraneo. Con I fischi nelle orecchie e le maschere dei Mamuthones negli occhi,  ci siamo salutati. Qual’cosa abbiamo scoperto anche questa sera.

Sabato 26-8-2023. La penisola di Methana, collegata al Peloponneso, si è creata dopo l’eruzione del vulcano 23 secoli fa. Ma c’ è un’altra penisola piccolissima collegata a Methana, a sud est rispetto al porto. È una collinetta formata da grossi massi di roccia, ma non si vedono fino a che non gli sei vicino, perché completamente sovrastata da chiome di alberi, con gradazioni di verdi diverse fra loro. Il verde brillante dei pini marittimi, il color salvia degli Eucalipto, ci sono cespugli e Tamerici. Sembra impossibile, guardandoli da vicino che possano essere cresciuti in mezzo alle rocce. Ci si accede camminando lungo una via che costeggia la spiaggia, poi al termine della strada, a sinistra, degli ampi gradini ti invitano alla breve salita che porta alla bella passeggiata intorno alla penisola. Lungo il breve percorso altri piccoli gradini in pietra ti portano all’interno di questo vero e proprio bosco. L’aria è profumata, il fresco e la penombra sono garantiti, gli occhi e il corpo si rilassano in questo ambiente montano circondato dal mare azzurro e dal cielo luminoso. La prima volta che ci siamo addentrati, e anche lungo la passeggiata, purtroppo abbiamo trovato anche molta spazzatura sparsa, un vero schiaffo alla naturale bellezza. Ci siamo cosi’ muniti io ed Enrico di guanti e saccone nero e piano piano abbiamo ripulito tutto. Ora ci vado a fare ginnastica, e a proteggermi dal sole, e scelgo su quale lato passeggiare a secondo del vento e dell’ombra. Sul lato ovest, appena sopra la passeggiata, si affaccia all’ingresso del porto una bella chiesetta in mattoni rossi con tanto di portici e cupola in tegole anche quelle rosse, a fianco, staccata, si erge una struttura bianca con due campane. È un gioiello nel bosco e alcune volte ci celebrano i matrimoni, sul tardi, perche’ fa caldo, e in queste occasioni la piccolissima penisola è testimone di felicità e di speranza, di persone eleganti, di suoni di campane e di voce del Pope. Ma è in ottobre che ho scoperto la magia di questo bosco da favola: il sottobosco è punteggiato di ciclamini che spuntano a ciuffetti dagli aghi di pino, dai gradini, è una meraviglia, ciclamini selvatici dappertutto, il rosa e i verde della foglie in contrasto con il sottobosco color stoppa. La prima volta che li ho visti, sono rimasta a guardare, incantata.


Methana. Giovedì 24-8-2023. E’ una luce particolare quella che illumina la Grecia: intensa, limpida e di sicuro ci saranno altri mille aggettivi per definirla, ma a me basta guardare il verde brillante dei nuovi aghi dei pini marittimi, l’azzurro e il verde smeraldo del mare, il bianco delle case e anche qui, l’elenco sarebbe lungo. E’ una luce che a volte rende solari anche i suoi abitanti. Penso in questo caso a come il clima influisca sul carattere delle persone. C’è anche il vento che rende terso il cielo, che trasporta profumo di gelsomino e di salsedine. A volte, non graditi, si esaltano anche odori sgradevoli di pattumiere stracolme, ipomoni. Purtroppo in estate capitano spesso incendi e anche se sono lontani ti coinvolgono sempre. Primo perché ti dispiace, poi perché ci telefonano in molti amici e parenti che si preoccupano per noi, come è capitato quando in agosto eravamo nelle Cicladi, lontanissimi dagli incendi. Ora siamo a Methana e i resoconti delle giornate seguite agli incendi qui vicino a Corinto, ci hanno spaventato: fumo intenso per tre giorni, cielo grigio e cenere, cenere dappertutto. Il sole delle tre del pomeriggio si poteva guardare perché offuscato dal fumo, una palla rossa cerchiata di scuro, una visione da incubo, innaturale ed inquietante. Una cronaca che avremmo preferito non si ripetesse più. Ma la Grecia brucia ancora e continua a bruciare. E la cronaca di questi giorni è tremenda: 26 morti nella città di Alexandropolis, minacciata anche Atene, coinvolte le isole di Rodi, Corfù, Eubea. Ieri mattina ci siamo svegliati con l’ odore del fumo che arrivava fin qui da oltre 60 km, il cielo era di un grigio tristissimo, i contorni del Peloponneso non si vedevano più, la cenere è invadente, non è tanta ma la trovi dappertutto, ammucchiata negli angoli, infilata tra i cuscini, distesa sul tendalino, è perfino nella cucina a gas in barca. La meraviglia della luce della Grecia è momentaneamente sparita lasciando ampio spazio alla tristezza e al grigiore. Oggi va un po’ meglio, e speriamo che le centinaia di vigili del fuoco abbiano presto la meglio sui 65 incendi che stanno devastando la Grecia.

Methana. Martedì 22-8-2023. Oggi andiamo in macchina a Galata, qui vicino, per acquistare il pesce, abbiamo trovato un bel dentice che cucinerò sulla piastra questa sera, delle alici che sono già in frigo con sale e aceto e più tardi le preparo marinate con aglio, olio e limone. Speriamo di fare in tempo a pulire anche i gamberi, perché per domani è prevista una gita a S. Giorgio con amici. E giovedì impegni inderogabili con l’oculista, questa volta per problemi dei miei occhi, quelli di Enrico sono a posto. Al rientro da Galata ritiriamo da Filomena le lenticchie biologiche che necessitano di frigorifero per la conservazione, consegniamo ad Andrea i gamberi che ci aveva commissionato sua moglie Roberta. Vita normale dunque. Oggi è arriva l’una senza che ce ne accorgessimo. Non si può essere al mare, con 35 gradi di caldo e fare una vita normale. Mi rifiuto, sistemo solo i pesci e andiamo in spiaggia, la troviamo ancora affollata e ci troviamo anche amici. Ma dove lo trovo un altro posto così, che dove vado vado, trovo amici, quando mi fermo in porto trovo amici, e la sera basta camminare sul lungo mare per ritrovarci a bere qualcosa di fresco insieme. Sono quelle certezze che ti fanno bene, al corpo e allo spirito. C’è ancora una cosa qui in Grecia, che è una certezza per molti, si chiama (e lo scrivo come si pronuncia) Periptero, è una specie di chiosco come i nostri, ma la differenza sta nel fatto che restano aperti fino a tardissimo, sono in posti pubblici ovunque, e sono il triplo dei nostri, come grandezza perché nel Periptero c’è letteralmente di tutto: dai gelati ai cerotti, dai giochi per bambini, alle sigarette per i grandi, ci sono salvagenti, patatine, e birre di diverse marche, un labirinto di esposizione, una sorpresa continua osservando cosa c’è appeso alle pareti, se lo chiedi ti vendono anche il ghiaccio, insomma in Grecia il Periptero è una vera istituzione che permette a tutti la certezza di trovarlo a loro disposizione. Apre presto e chiude tardi.

Methana. 20-8-2023. Di nuovo Lunedì, di nuovo mercatino, occasione da non perdere, son ben tre i banchetti della frutta e verdura, due sul lato destro della strada che è un po’ in salita, l’altro a sinistra è un camioncino con tanto di aiutante, questo banchetto è il più fornito ed è qui che acquisto quasi tutto quello che mi servirà fino a giovedì. Poi però vado in fondo dalla signora anziana che è rimasta vedova l’anno scorso, un sacco di saluti, sorrisi e abbracci, poi da lei prendo due chili di arance che sono piccole ma sugosissime e le sue uova ancora un po’ sporche ma buone come non le ricordavo, dopo aver pagato mi infila ancora un paio di arance nel sacchetto. Ne resta ancora una di signora, da lei prendo i cetrioli ma quando li pesa, per fare cifra tonda ne aggiunge altri due, avremo cetrioli per una settimana. Il banchetto con il ragazzo che vende il suo miele non c’è, peccato, speriamo di trovarlo giovedì prossimo, il suo miele di arance è speciale e a casa quando rientreremo se lo aspettano. Le giornate scorrono un po’ meno congestionate, ma da fare ce n’è sempre: Enrico ha preparato un pezzo che domani dovrà saldare sulla barca, io devo fare il cambio dei letti, e sistemare le due borse di biancheria pulita che mi ha lavato e stirato Marina, la marinaia del porto. Sono in un angolo della barca da ieri ma… la domenica mattina, qui in Grecia c’è l’usanza che le donne si riuniscano al bar per incontrarsi e chiacchierare, Filomena infatti ci invita e comodamente sedute su più divanetti, passiamo la mattinata a raccontarcela, a darci consigli, a spettegolare e bere spremute di arance e caffè freddi. Una meraviglia! Mai ero andata a passare la domenica mattina a chiacchierare con le amiche, w le abitudini della Grecia. Oltre alle abitudini ci sono anche le tradizioni: sempre Filomena che vive qui da molti anni ed è sposata ad un greco ci racconta che ha portato i nipoti ad assistere ad uno spettacolo di burattini, loro hanno un personaggio che si chiama Karagiozis, ha il naso grosso e un braccio molto lungo, i bambini ridono a crepapelle delle sue avventure, ma lui intanto li introduce nelle storie della mitologia greca. Ci sono molti bambini in Grecia e molta attenzione ho notato esserci nei loro confronti. La sera sul lungo mare sfrecciano pericolosi in bicicletta, sul monopattino, altri che sembrano soli, pochi ne vedo tenuti per mano, solo alcuni adulti che a volte gli corrono dietro e altri che spingono le carrozzine. Sempre sull’ampio lungo mare la sera aprono un gazzebo di una ventina di metri dove espongono e vendono libri e lo spazio dedicato all’infanzia è molto ampio. Osservare queste serate mi riporta all’infanzia dei miei anni cinquanta, quando le sere d’estate noi bambini giocavamo liberi per le strade del rione. Forse è anche per questo che la Grecia mi piace così tanto.

Methana e dintorni. Sabato 19-8-2023. Siamo a Methana da tre giorni ma sembra passata una settimana. Ci è presa la frenesia degli arretrati, dei problemi da risolvere, delle cose da sostituire. A tre giorni dall’ arrivo non siamo ancora riusciti a lavare la barca dal sale e mettere un telo lungo per proteggerci dal sole. Urgente la farmacia per gli occhi di Enrico che con tutto il vento e il sale di questi ultimi giorni sono andati in tilt. Riprendiamo possesso dell’autovettura, e anche lei ha richiesto un lavaggio serio dopo tre mesi di fermo. Il mio frigo orfano di frutta e verdura e io con una gran voglia di andare in pescheria, qui a pochi chilometri a Galata. La prima mattinata l’abbiamo passata da alcuni benzinai in cerca di filtro olio e filtri gasolio per il motore di Felicità, poi dal ferramenta per la pompa di sentina che si è bloccata e colori diversi per colorare la catena dell’ancora, in modo da riconoscere quanti metri se ne sono calati a secondo del colore. Il rientro da questa prima mattinata è stato memorabile, con un caldo tremendo in porto, ho pulito, lavato e sistemati in frigo: branzino, calamari e gamberi, poi tutto il resto della frutta e verdura. Enrico non ha trovato tutto quel che gli serviva per cui dovrà tornare domani. Si sono fatte le 17, prendiamo le nostre seggioline e ci piazziamo sotto un Tamericio, con i piedi lambiti dalle onde e il corpo finalmente rilassato al fresco della brezza marina, immobili, senza parlare, dopo un po’, quando ci siamo ripresi dal gran caldo, ci buttiamo in acqua che con nostra sorpresa valutiamo più calda del solito anche perché nelle vicinanze arriva dell’acqua calda termale che prima di perdersi nel mare è chiusa artificialmente da un cerchio di rocce che quotidianamente accoglie bagnanti desiderosi di tornare nuovi, me compresa. Fra il gruppo di amici italiani, qui in porto viene chiamata Cernobil, a indicare acqua radioattiva. E anche per distinguerla da un altro tipo di acqua termale che sgorga sempre dalla montagna ma in un altro punto. Questo luogo è chiamato Lourdes, sempre dagli amici italiani, sembra che queste acque bianche e puzzolenti, facciano miracoli per chi ci si immerge. Quando quattro anni fa siamo arrivati qui per la prima volta, ci sono volute diverse serate affinché i nuovi amici italiani ci spiegassero tutto su Methana. Poi, piano piano ci siamo addentrati da soli alla scoperta del vulcano nell’entroterra e altri posti particolari. Ieri ancora giri vari, sia a Galata che sull’isola di fronte: Poros per ritirare degli articoli che avevamo ordinato a maggio, prima di partire per le Cicladi. Oggi… finalmente… dopo aver preso appuntamento, parrucchiera per me ed Enrico che non ne poteva più, non avendo trovato parrucchieri in giro per le piccole isole o baie. Domani vedremo se riusciremo a lavare la barca.

Giovedì 17-8-2023. Dal telefono altri messaggi, altri amici che chiedono se siamo arrivati, se va tutto bene, altri ancora, che per due mesi non ci hanno perso di vista ora si congratulano con noi.  Ed è qui a Methana che riprendiamo i vecchi contatti, le vecchie amicizie, non tutte però, alcuni sono già tornati  a case e ci è spiaciuto non abbracciarli. Ma gli altri ci sono, e nel pomeriggio in porto e poi nell’arco della serata rivedremo tutti. Un vero piacere. A Methana ritroviamo l’odore particolare delle acque solforose, il rumore di pochissime macchine che passano sulla strada dietro il porto, la passeggiata sul mare con le palme e le panchine , le aiuole piantumate in maggio ora sono rigogliose. Nella spiaggia altre novità: ombrelloni nuovi messi dal Comune e una cabina per cambiarsi. Un’altra cabina anche vicino alle acque termali, più due ombrelloni. Proprio un bel servizio per i molti turisti che frequentano questa zona. Ritroviamo le vecchiette del mercatino del lunedì e del giovedì, i loro pomodori sono gustosi, più degli altri. E poi… Non abbiamo trovato zanzare che di solito sono numerose. Sarà un bene? La mia amica Aurora sostiene che forse no, non è un bene che siano sparite. Vedremo. Riprenderemo ora delle vacanze di terra sul serio, la barca come casa, Methana come luogo  di villeggiatura con tanto di terme e acque del mare pulite e cristalline che non hanno nulla da invidiare alle Cicladi. Concluderemo qui  le nostre super vacanze che Enrico considera un trasferimento momentaneo